Food idiom

To bring home the bacon

bacon


L’espressione to bring home the bacon equivale all’italiano portare a casa la pagnotta ed entrambe indicano l’azione di portare a casa i mezzi (principalmente il denaro) per sostentare la famiglia.
Non è così difficile capire perché in italiano si faccia riferimento al pane, l’alimento di base per eccellenza. Meno immediato è capire perché in inglese ci si riferisca al bacon.

Sull’origine di questa frase ci sono tre teorie:
– secondo alcuni l’espressione sarebbe nata in Inghilterra nel medioevo, quando il bacon era considerato un alimento pregiato e veniva concesso come premio in numerose occasioni.
Alcune tradizioni riportano che il priore del villaggio di Dunmow, nell’Essex, sia rimasto impressionato per la devozione dimostrata da una coppia di sposi, al punto da donare loro un pezzo di pancetta (flitch o bacon).
In seguito rimase l’abitudine di regalare un pezzo di pancetta alle coppie che potessero dimostrare di non aver litigato per un intero anno e un giorno.
A sostegno di questa teoria ci sarebbe una frase nel racconto The Wife of Bath di Geoffrey Chaucher (1395):

But never for us the flitch of bacon though,
That some may win in Essex at Dunmow.

– Secondo altre tradizioni l’espressione farebbe riferimento a una gara tipica delle fiere di paese del 1500, in cui i paesani si sfidavano a catturare un maiale unto di grasso, al termine della quale il vincitore si portava a casa il maiale catturato.

– Tuttavia la prima volta che si vede apparire per iscritto la frase in questa forma è nel 1906 in un telegramma scritto dalla madre del pugile statunitense Joe Gans che in occasione di un incontro importante gli scrisse: “Joe, the eyes of the world are on you. Everybody says you ought to win. Peter Jackson will tell me the news and you bring home the bacon”.
Nel gergo pugilistico la parola bacon farebbe riferimento al corpo del pugile, quindi la madre lo invita a tornare a casa tutto intero.
Il pugile vinse e inviò alla madre un telegramma in risposta dicendo che: “I have not only the bacon, but also the gravy”, al telegramma seguì un assegno di $6.000 per la madre.
Questi due telegrammi sono in seguito apparsi su diversi quotidiani e l’espressione rimase così come la conosciamo oggi.

Conoscete altre ipotesi sull’origine di questa espressione? Conoscete espressioni simili in altre lingue? Fatemelo sapere nei vostri commenti.

Parole, parole

Breadwinner, ovvero “chi porta a casa la pagnotta”?

Breadwinner


Qualche tempo fa, nel tradurre i sottotitoli di un TEDTalk, mi sono trovata a dover tradurre la parola breadwinner. Come spesso accade, il concetto alla base di questa parola è piuttosto semplice, la complicazione nasce dal fatto che in inglese abbiamo una parola che in italiano possiamo rendere solo con un giro di parole. Infatti breadwinner in italiano può essere reso come colui/colei che porta a casa la pagnotta, in testi ufficiali, come una dichiarazione dei redditi, possiamo identificarlo anche come il percettore di reddito, in inglese viene chiamato anche wage earner.

Capirete bene che quando si hanno dei limiti di spazio, come nella traduzione di un sottotitolo, avere da una parte una parola di 11 caratteri e dall’altra un’espressione di 34 caratteri non è esattamente la stessa cosa.
Certo, in italiano non mancano altre espressioni che possono rendere l’idea, una di queste è capofamiglia.

La mia resistenza nell’uso di questa parola nasce dal fatto che quando si parla di capofamiglia solitamente si fa riferimento al padre o al marito. Non ho bisogno di fare grandi ricerche in Google per saperlo: quando 12 anni fa mi sono trasferita dove abito ora, sono andata all’ufficio anagrafe del mio comune con il mio compagno per il cambio di residenza e nelle carte l’impiegata, alla voce capofamiglia, ha messo automaticamente mio marito, non senza vibrate proteste da parte mia, questo perché “solitamente si indica l’uomo come capofamiglia”.

In una presentazione dove si parla di nuovi ruoli e rapporti uomo-donna all’interno della famiglia, usare un’espressione con un connotazione così patriarcale mi sembrava fuori luogo, anche perché nel dialogo in inglese la parola non ha una connotazione spiccatamente di genere.
Peccato che non ho trovato nulla di meglio.

Dopo aver imprecato a lungo contro il sessismo insito nella nostra lingua, ho iniziato a fare ulteriori ricerche, al di fuori dei dizionari, per vedere come la parola breadwinner viene utilizzata nei testi inglesi. Dalla teoria alla pratica ho scoperto che nemmeno in inglese l’espressione breadwinner è così neutra come si può pensare, infatti in molti articoli per sottolineare quando a portare a casa la pagnotta sono le donne anziché gli uomini si usano espressioni come female breadwinner(s) (con 19.000 occorrenze su Google al singolare e 44.200 al plurale), breadwinner moms (17.800) e breadwinning wives (27.000) solo per citare le più utilizzate.

Al che mi sono detta, diamo una possibilità anche alla nostra lingua, proviamo a vedere se ci sono espressioni simili anche in italiano e, sorpresa, ci sono non sono così frequenti come in inglese, ma vengono usate esattamente negli stessi contesti; così possiamo trovare madre capofamiglia (4.340 risultati su Google), capofamiglia donna (1.250) e la capofamiglia (1.870) per citare solo le espressioni più utilizzate.
Detto fatto, ho utilizzato la parola capofamiglia ponendomi meno problemi.

Diversamente da quello che può sembrare, e da come spesso si legge in alcuni commenti, porsi dei problemi sull’identità di genere nel linguaggio non è tempo perso o una “mania da vetero femministe”, significa riflettere su come può e deve cambiare la lingua per rispecchiare i cambiamenti che avvengono all’interno della società in cui viviamo e per sottolineare nuove sensibilità; nessuno oggi trova strano o da “fanatici” il fatto che si usino espressioni come nero al posto di negro o non vedente al posto di cieco, non è che i neri o i non vedenti siano diventati altro, semplicemente c’è una nuova sensibilità verso l’uso di un linguaggio offensivo o poco inclusivo.

Le parole non sono solo parole: ci sono mondi dietro le parole.
Paola Mastrocola “La scuola raccontata al mio cane”

Per finire una precisazione: l’espressione italiana portare a casa la pagnotta, in inglese trova il suo equivalente anche nell’espressione to bring home the bacon.
Del perché proprio la pancetta, parleremo in un altro post.


Prove tecniche di traduzione

Insalata di patate con panna acida e pancetta

Insalata di patate con panna acida e pancetta

Questa ricetta è tratta dal sito Real Simple, potete leggere l’originale qui.

Ingredienti

1,35 kg di patate rosse novelle (circa 24)
sale kosher e pepe nero
8 fette di pancetta affumicata
1/2 tazza di maionese
1/4 tazza di panna acida
3 cucchiai da tavola di aceto di vino bianco
4 gambi di sedano affettati sottilmente
1/2 tazza di prezzemolo tritato grossolanamente
1/4 di tazza di dragoncello fresco tritato grossolanamente

 Preparazione:
  1. Mettere le patate in una grossa pentola. Aggiungere abbastanza acqua fredda da ricoprirle e portare a bollore. Aggiungere un cucchiaio da tè di sale, abbassare la fiamma e cuocere a fuoco lento finché non diventano morbide, 15-18 minuti. Scolare e far raffreddare in acqua fredda. Tagliare in quarti.
  2. Nel frattempo cuocere la pancetta in un ampia padella a fuoco medio finché diventerà croccante, 6-8 minuti. Trasferire in un piatto su cui avrete messo della carta assorbente. Lasciar raffreddare, quindi rompere in pezzi.
  3. In un’ampia ciotola sbattere insieme la maionese, la panna acida, l’aceto, In a large bowl, whisk together the mayonnaise, sour cream, vinegar, 3,5 gr. di sale, 2,5 gr di pepe. Aggiungere le patate e il sedano e mescolare per amalgamare. Incorporare il prezzemolo, il dragoncello e la pancetta prima di servire.