Riflessioni sparse

Risotto alla parmigiana


Quando preparo il brodo di carne e non lo uso tutto per la minestra, la scelta cade inevitabilmente su un bel risotto alla parmigiana: facilissimo e veloce da preparare, semplice, ma molto gustoso. 

Rispetto alla ricetta originale io non uso il burro (non lo amo particolarmente e non vedo l’utilità di sgrassare il brodo per poi aggiungere del burro alla preparazione) e non faccio  il soffritto di cipolla. Inoltre solitamente uso il Vialone nano al posto del Carnaroli.
Io lo preparo così:

metto un cucchiaio d’olio d’oliva sul fondo di una padella alta, lo scaldo leggermente e aggiungo il riso (circa 100gr a persona). Lascio rosolare qualche secondo e poi sfumo il tutto con un bicchiere di vino bianco. Una volta evaporato il vino inizio ad aggiungere il brodo di carne che nel frattempo ho fatto scaldare. Continuo ad aggiungere il brodo finché il riso non è cotto. 
A me piace che esca un risotto bello morbido, quelli bravi dicono all’onda quindi faccio in modo di non far asciugare completamente il brodo. Terminata la cottura aggiungo un bel po’ di Parmigiano reggiano grattugiato e mescolo bene il tutto. 

Come dicevo è un piatto molto buono, semplice da preparare e davvero gustoso.

Con il piatto di domani ci trasferiremo nel sud degli Stati Uniti. Vi aspetto.

Riflessioni sparse

Fai da te vs. professionista

Noè


Qualche giorno fa mio figlio mi dice: “Sai cosa mi piacerebbe?”.
E lì di solito il mio portafogli inizia a tremare perché quando inizia così significa che ha visto qualcosa che vorrebbe.
“Mi piacerebbe dipingere la mia camera di azzurro, come il mare, e poi disegnarci tanti pesciolini, così mi ricorderei sempre del mare”.
Lì per lì avrei voluto dirgli: “Non preferisci che compriamo qualcosa?”, perché la mia incapacità artistica è leggendaria, poi la mamma montessoriana che è in me ha preso il sopravvento e mi sono detta che poteva essere un’occasione per metterci alla prova e per dimostrare al mio piccolo che se si vuole qualcosa si deve lavorare per ottenerla.


 

indotto diy


Così siamo andati in ferramenta, scortati da mio marito in versione consulente, e abbiamo scelto il colore delle pareti, un bellissimo azzurro mare. Pennelli, rulli e tutto il necessario per ricoprire mobili e pavimenti li avevamo già in casa, abbiamo solo dovuto decidere quando fare il lavoro.
Su consiglio del consorte/consulente abbiamo limitato il lavoro alle due pareti che confinano con il letto, prima di partire in quarta a fare tutta la camera.
Il consorte mi ha anche aiutata a spostare l’armadio e a liberare la zona di lavoro.

La mattina stabilita, armati di scala (aiuto) e scotch carta, io e il mio piccolo abbiamo rivestito stipiti, zoccoletti e prese e abbiamo creato una specie di cornice intorno all’area da dipingere. Del resto abbiamo imparato dal migliore, ovvero il consorte/consulente, che se si fa un buon lavoro preparatorio, poi la parte di pulizia finale è un gioco da ragazzi. E limitare all’osso la parte di pulizia a me interessava parecchio.
Finito di rivestire il tutto abbiamo fatto la prima pausa, perché sembra una scemenza, ma se sei alto uno e un barattolo arrampicarsi su e giù da una scala per rivestire questo e quello con lo scotch carta, mentre ti tieni alla suddetta scala perché hai le vertigini e temi di cadere da un momento all’altro, finisci che sei stremato.


tempo


Ripreso il lavoro abbiamo dovuto decidere, tra pennelli e rulli di varie misure cosa usare. Io ho optato per una pennellessa bella grande, perché, come recitava la nota pubblicità, “per una parete grande ci vuole un pennello grande”, mentre mio figlio ha subito scelto il rullino che aveva comprato con il papà.

Dopo una quindicina di minuti ho capito il mio errore: se è vero che la pennellessa bella grande copre velocemente una superficie più ampia, è anche vero che dopo un po’, soprattutto visto che per ovvi motivi a me è toccata la parte alta delle pareti, inizia a pesare in modo esagerato e non senti più le braccia.
In più richiede una certa maestria, altrimenti sul muro restano tutte le strisciate.
Al che, finita la prima parete, abbiamo fatto la seconda pausa e ho iniziato a temere di non riuscire a finire il tutto o che sarebbe risultata una schifezza.
Diciamo che l’entusiasmo iniziale era parecchio scemato.


strisce


Alla ripresa decido di mollare la pesantissima pennellessa e di passare al rullo.
Immergo il rullo nel secchio, lo passo sulla griglia per bene per scolare l’eccesso di pittura (vi ho detto che ho imparato dal migliore), e inizio a rullare la seconda parete. Due rullate e una bella doccia di schizzi di pittura più tardi, decido di tornare al pennello e questa volta opto per un pennello di grandezza media.
A quel punto, due ore abbondanti dopo aver cominciato il lavoro, a fronte di due rulli, un pennello piccolo (usato da mio figlio), una pennellessa e un pennello medio sporchi, abbiamo solo una parete terminata a strisce e una parete appena iniziata.

Cerchiamo di essere ottimisti e, un po’ a fatica, terminiamo anche la seconda parete.
Mio figlio si mette immediatamente in pausa, che si rivelerà definitiva, e io decido, prima di andare a preparare il pranzo di dare gli ultimi ritocchi e cercare di rimediare un po’ al disastro usando il suo rullino.
E… meraviglia, va molto meglio, riesco a spandere la pittura in modo abbastanza decente e velocemente. Vado a preparare il pranzo con la soddisfazione di essere riuscita a rimediare a quello che sembrava un autentico disastro.


problematiche


Finito di pranzare mio figlio dichiara che secondo lui il lavoro è venuto benissimo e che non c’è bisogno di una seconda mano di pittura. Capisco l’antifona e non insisto, credo che il messaggio sul duro lavoro per avere quello che si vuole sia comunque passato, o per lo meno il fatto che il lavoro degli altri è più difficile di quello che sembri e che deve essere apprezzato.
Armata dell’ormai fido rullino in poco più di un’ora termino di dare la seconda mano. Non senza un ultimo inghippo: la pittura termina prima che abbia finito tutta la seconda parete e per quanto abbia tirato la pittura e raschiato il fondo del secchio, resta un rettangolo in fondo alla seconda parete dove ho dato una sola mano di colore, fortuna che lì davanti ci sarà il letto.

Ed ecco il fantastico risultato: come vedete, nonostante tutto alla fine il colore è venuto bello uniforme e senza strisciate (Nell’immagine sotto prima e dopo la seconda mano di pittura).

 

“Ma, e i pesciolini, i pesciolini dove sono?” direte voi.
Ho ordinato una serie di adesivi da muro a tema marino su Amazon, perché va bene tutto, ma bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti.

MORALE DELLA STORIA:

  • Se decidete di fare un lavoro da professionisti da soli, assicuratevi di avere almeno le competenze di base necessarie per svolgerlo.
  • Quando decidete di svolgere un lavoro al posto di un professionista, pensate sempre al risultato che volete ottenere e considerate che difficilmente, per quanto vi possiate impegnare, il risultato finale sarà professionale.
  • Cercate di avere la consulenza di una persona esperta, che vi aiuterà a capire la fattibilità del progetto.
  • Valutate costi e benefici senza trascurare il fattore tempo.
  • Valutate bene le competenze e il coinvolgimento delle persone che vi aiuteranno.
  • Mettete in conto che quasi sicuramente incontrerete dei problemi, questo per non farvi prendere dallo sconforto e mollare il lavoro a metà.
  • Siate onesti nel valutare i vostri limiti.

So che a volte (anzi, quasi sempre), la scelta del fai da te rispetto al professionista è dettata dal contenimento dei costi. Ricordate sempre che il lavoro fai da te non è a costo zero, ma costa il vostro tempo e, in molti casi, le materie prime.

E voi, vi è mai capitato di imbarcarvi in un progetto che avrebbe richiesto l’intervento di un professionista? Come ve la siete cavata?

 

 

Riflessioni sparse

Si riparte? Quasi.

Almost there


È stata un’estate abbastanza complicata per me.
Nonostante gli schemi, la miriade di articoli letti su come programmare, pianificare, ecc. non sono riuscita a trovare la quadra su come organizzare il blog per la seconda metà dell’anno o il vero nuovo inizio dell’anno, in base a come preferite considerare settembre.

Comunque siamo qui, da alcuni giorni leggo i post degli altri e vedo un sacco di buoni propositi, progetti fantasmagorici ed energia infinita.
Personalmente mi sento come quando arrivi la mattina a scuola e sai di non essere preparato e speri di non essere interrogato per avere ancora un giorno o due per studiare meglio.

In realtà qualcosa in questo mese di riposo del blog l’ho fatta: ho chiuso il mio inutilizzato account Twitter, ho messo a riposo il mio profilo Instagram intanto che decido cosa farne (oddio, ho pubblicato cinque post, non credo lo si possa nemmeno definire un profilo attivo), ho fatto un’operazione di “pulizia” su Facebook di amici, gruppi, collegamenti, ecc. e ho iniziato a lavorare di più su Linkedin.
Quindi se non mi seguite direttamente qui sul blog, potete trovarmi su Facebook e Linkedin.

Ho anche fatto qualche cambiamento nel blog, anche se nulla di trascendentale: ho eliminato l’elenco delle categorie, visto che erano troppe e non sempre ben congegnate, ma ormai, con più di 600 post all’attivo, pensare di modificare la categoria di ogni singolo post mi è sembrato un lavoro più grande della sua effettiva utilità (o troppo impegnativo per la mia pigrizia).
Le categorie, che ho comunque in parte ridotto, restano navigabili con un semplice elenco a discesa, in compenso ho aggiunto nella barra laterale la sezione I più letti, che “pesca” dalle statistiche i post più letti del periodo e la sezione Consigliati dove potete trovare una selezione dei post che vi consiglio di leggere. Entrambe le sezioni si aggiornano periodicamente (ogni uno o due giorni la prima, più o meno una volta a settimana la seconda). Questo dovrebbe permettere a chi visita il mio sito di trovare argomenti interessanti senza dover spulciare alla cieca tra le categorie.

La vera novità sul blog saranno gli argomenti dei post, infatti, mi sono resa conto che ultimamente il blog era virato eccessivamente sul lato gastronomico del settore alimentare trascurando i temi un po’ più tecnici.
Così ci sarà una serie di post sugli “odiatissimi“, che prenderà in esame alcuni temi controversi del settore alimentare, dall’olio di palma al glifosato, passando per gli smart food. Ma ci sarà anche una serie di post dedicata alla sicurezza alimentare, al tema della sostenibilità e dell’innovazione.

Non ho ancora definitivamente deciso con che cadenza pubblicare i post, per ora sono orientata sui due post a settimana, il martedì e il venerdì, questo perché mi piacerebbe tornare a pubblicare la newsletter mensile, ma su questo argomento sono ancora parecchio in alto mare.

Ultimo, ma non ultimo, ho già pronto il calendario dell’avvento di quest’anno, servono gli ultimi ritocchi, ma fondamentalmente c’è già (se vi siete persi gli ultimi due e siete curiosi di vedere di cosa vi ho parlato li potete trovare qui e qui).
Per il momento non vi anticipo l’argomento, ma vi lascio l’immagine che ci accompagnerà nel mese di dicembre.


christmas cold friends frosty


Diciamo che rientro dalle vacanze con il libro dei compiti incompleto, ma non proprio in bianco.

Che dite, ci vediamo domani per un nuovo post?

Riflessioni sparse

GDPR, fino allo sfinimento

GDPR


Come la maggior parte delle persone che hanno un sito, un blog, una newsletter o qualsiasi altra forma di comunicazione on-line che in qualche modo possa raccogliere i dati di semplici mortali, ho passato le ultime settimane a leggere, studiare, partecipare a corsi e workshop, su come mettersi in regola con la famigerata GDPR.
Il risultato è che siamo stati bombardati da mail che ci chiedevano di confermare l’iscrizione a questa o quella newsletter.
Io ne ho approfittato per fare due cose:
1) un’approfondita pulizia delle newsletter, ho infatti confermato solo quelle che mi piacciono davvero, quelle che non vedo l’ora di leggere.
2) Una seria riflessione sulla mia newsletter, che, diciamocelo, fa abbastanza ribrezzo.
Così ho deciso di eliminare la newsletter, cancello tutto, se possibile pure l’account mailchimp. Perché la newsletter sarà anche un potentissimo mezzo, ma mi sono resa conto che non fa per me. Così, a differenza di molti altri, non ti chiedo di confermare la tua iscrizione, sono io che ti comunico che la food-letter finisce qui. Continueranno i post, e se vorrai seguirmi potrai iscriverti al sito dalla pagina del blog e ricevere i miei post ogni volta che li pubblico. Se mai mi succederà di resuscitare la newsletter, lo comunicherò qui sul blog. Pertanto la sezione newsletter della mia GDPR resterà in vigore il tempo tecnico necessario per cancellare tutto e assicurarmi che non ci siano dati residui da nessuna parte.

Se vuoi leggere la mia GDPR, che probabilmente dovrò ancora sistemare per verificare che sia davvero completa, la trovi qui, altrimenti vale quello che ho scritto nell’immagine qui sopra: “Giurin giretta, terrò tutto al sicuro”, che riassume in buona sostanza quanto richiesto dalla normativa e quanto ho sempre fatto e ho intenzione di continuare a fare.

Riflessioni sparse

È quasi vacanza

Vacanza


Nonostante il tempo novembrino e la pioggia, ieri sono stata colta un po’ alla sprovvista nel constatare che la scuola è quasi finita. Con molte delle mie classi questa settimana avrò le ultime ore di lezione, ho una montagna di valutazioni finali da consegnare ed è già tempo di programmare lezioni e corsi del prossimo anno.
A sottolineare che ormai ci siamo, le vacanze sono proprio dietro l’angolo, ieri è arrivata anche la conferma della prenotazione della settimana al mare.

Quest’anno ho ben due classi che sosterranno gli esami; insegnando in un ente di formazione professionale non sono esami di maturità, ma sono comunque esami decisivi per i ragazzi che otterranno la qualifica o il diploma professionale.
Guardo questi ragazzi, a malapena maggiorenni, con un misto di invidia e preoccupazione. Invidia perché sembrano pronti a conquistare il mondo e perché non credo di aver mai avuto la loro sicurezza, la certezza che tutto andrà bene. Sanno già quello che faranno, il loro è stato un percorso duro, a volte accidentato, ma quelli che arrivano alla fine hanno già le idee chiare sul loro futuro lavorativo.
Preoccupazione perché so che in buona parte la loro sicurezza deriva da una bella dose di incoscienza, perché nonostante i tre anni di tirocinio in azienda, il mondo del lavoro l’hanno visto in modo protetto, tramite il filtro della scuola, che ha vegliato su tutto il loro percorso.

Su tutto la domanda che mi faccio è: ma li prepariamo davvero al mondo del lavoro? Perché spesso ho l’impressione che ci limitiamo a prepararli per gli esami e decisamente non è la stessa cosa.
La cosa che più mi dispiace è che vivano gli esami come una liberazione dallo studio, che vedano l’attestato o il diploma come il punto d’arrivo, che lo vivano con l’idea che hanno finito di studiare e questo credo sia il nostro fallimento peggiore: non essere riusciti a insegnargli l’amore per la conoscenza, la bellezza e l’utilità di imparare sempre cose nuove.

Quest’anno mio figlio ha iniziato la scuola primaria. Il primo giorno di scuola a noi genitori hanno consegnato un breve questionario conoscitivo e l’ultima domanda ci chiedeva quali fossero le nostre aspettative rispetto al ciclo scolastico che iniziavano i nostri figli.
La mia risposta è stata che speravo che a scuola mio figlio imparasse l’amore per lo studio e per la conoscenza, non solo nozioni. Una bella responsabilità per le sue maestre.

Riflessioni sparse

Di trapani e fori

Mirko Saini


In questo periodo sono molto poco presente sui social, sono presente a intermittenza qui sul mio blog, per non parlare della newsletter che è già saltata due mesi su cinque.
Se pensate che stia per dirvi che sono in crisi, ebbene vi sbagliate, raramente come in questo periodo ho ben chiaro cosa devo fare e come voglio farlo.
Purtroppo, o meglio, per fortuna, per realizzare alcune delle cose che voglio fare mi sono resa conto di avere bisogno di approfondire la mia formazione, ed ecco su cosa sto concentrando in questo periodo il poco tempo che mi resta libero dal lavoro.
Non è la prima volta che parlo del mio amore per lo studio e i ragazzi che seguono i miei corsi di inglese possono testimoniare quanto li “tormenti” con il concetto di formazione continua, perché per me essere costantemente aggiornata e formata su quello che sto facendo è fondamentale, è la mia coperta di Linus, la fonte di tutte le mie certezze.

Su cosa sto facendo formazione? Riprendendo una bellissima frase che ha detto Mirko Saini nel corso STL su Linkedin per i traduttori e interpreti, sto cercando di imparare al meglio come parlare ai miei clienti  dei fori che devono fare con i trapani che intendo vendergli.
No, non sono impazzita e so benissimo che non vendo trapani.

Andiamo con ordine: all’inizio di quest’anno mi sono imposta di lavorare a una strategia di marketing decente, perché avere un blog, scrivere tanti post, essere presente su più o meno tutti i social, ma non avere una strategia efficace, non è solo inutile, è una perdita di tempo ed energie, e visto che il tempo è denaro, è anche una perdita economica.

Il primo pensiero è stato: “faccio piazza pulita di tutti i profili social, tengo solo Facebook, perché ho diversi contatti che mi interessano e LinkedIn, perché è il social giusto per fare marketing verso i clienti”. Detto fatto ho chiuso il mio account Instagram, perché non ho mai pubblicato più di tanto, sono stata a un passo dal chiudere il profilo Twitter, altro social su cui sono molto poco presente e ho fatto piazza pulita di molte delle board di Pinterest (non potrei mai chiudere il mio account Pinterest perché ho una dipendenza da pin).

Ed è stato proprio ripulendo le board di Pinterest che ho capito il mio sbaglio: io non c’ero, tolte un paio di board, tra l’altro perse tra mille altre, io non c’ero da nessuna parte, la maggior parte dei contenuti che condivido su Pinterest e Facebook non sono miei, su Linkedin Pulse non ho mai scritto nulla prima della fine di gennaio e anche dopo ho condiviso due post in croce e su Twitter e Instagram ho una presenza talmente incostante da rasentare lo zero. Persino nella mia Newsletter non ci sono, perché parlo solo di fiere ed eventi di settore che si terranno nel corso del mese. Che senso ha fare marketing agli altri (soprattutto visto che non sono pagata per farlo)? Per l’amor del cielo, condivido volentieri i post delle colleghe o delle professioniste che seguo, perché trovo che siano molto brave e scrivano cose molto interessanti, ma questo non può superare, e di molto, la condivisione di quello che faccio io (io parlo sempre di colleghe e professioniste perché sono più del 90% dei miei contatti, non me ne vogliano i, pochi, signori colleghi e professionisti, che pure seguo con interesse).

Così ho aperto un altro profilo Instagram (perché pare che quello che cancelli sia perso per sempre), dove ho già pubblicato ben due foto in tre mesi, e ho iniziato a leggere e frequentare corsi e soprattutto ho iniziato un periodo di autoanalisi, perché in qualunque corso sul marketing, sul branding, sui social, ma anche nel business plan, le prime domande a cui devi rispondere sono: chi sei, cosa fai, come lo fai e chi è il tuo cliente.

Da brava fan di Hermione sono partita dai libri (del resto anche il mio motto è da sempre, “nel dubbio vai in biblioteca”) e mi sono riletta “Chi ha paura del business plan” e ABC del sito per freelance di  Francesca Marano, che mi hanno permesso di rivedere e correggere i miei obiettivi dell’anno e di mettere mano al mio sito, che adesso vanta ben due pagine anche in inglese (le altre arriveranno a breve).
Ho letto Content marketing spiegato semplice di Massimo Potì, che consiglio, perché spiega in modo semplice, ma approfondito, come funzionano i vari social, e ha permesso anche a una a-social(e) come me di capire che ogni social ha una funzione differente e un modo di comunicare differente, quindi, non puoi prendere e incollare gli stessi contenuti per ogni dove come solitamente faccio io.
Grazie a Canva e ai preziosi consigli di Roberto Pasini in Crisi di identità, sto cercando di dare una forma anche alla mia immagine o contenuti visivi che dir si voglia (e se hai l’impressione che tutti i testi che leggo siano di un’unica casa editrice non sbagli, infatti ho intenzione di chiedere di cedermi delle azioni o almeno una parte dei proventi).

Per i corsi quest’anno sto facendo il pieno con quelli di STL, prima con il corso sulla traduzione tecnica, di Sergio Alasia e poi con il corso su Linkedin di Mirko Saini che mi hanno aiutata, anche se in modi differenti, a fare chiarezza sui servizi che voglio proporre e a come comunicarlo.

A tutto questo devo aggiungere il lavoro che sto facendo per adeguarmi per tempo alla nuova normativa sulla privacy, il famigerato GDPR (e per farlo sto prendendo spunto da questo post, ma sto cercando di trovare il tempo per seguire anche questo corso) , più tutta una serie di aggiornamenti su un settore dell’industria in generale, ma che coinvolge tantissimo l’industria alimentare, che si chiama Industria 4.0 (vedrete che non mancheranno i post sull’argomento).

Se mi seguite da un po’ avrete visto già alcuni cambiamenti, ad esempio ora le immagini che pubblico nei miei post o sui social, riportano in modo ben visibile l’indirizzo del mio sito e il mio logo (di cui vi parlerò più in là, forse), il sito è stato in gran parte sistemato, per lo meno la parte in italiano, all’insegna del less is more, e inizia ad assomigliarmi di più, e ad assomigliare all’idea che ho io di un sito funzionale e poi, finalmente, il mio profilo Linkedin è aggiornato, anche se devo ancora finire di implementare i consigli del corso di Saini.

Come vedete non mi sto certo annoiando e prometto che a breve tornerò attiva più che mai. Intanto vi anticipo che quest’anno, nel periodo estivo, non proporrò un corso di inglese, ma vi parlerò di frutta e verdura davvero esotica , ma non voglio anticiparvi troppo, almeno per ora.

Per quello che riguarda la newsletter nei prossimi giorni riceverete la solita (io ne ricevo decine al giorno) mail dove vi spiegherò per filo e per segno tutte le bellissime cose che intendo fare con il vostro nome e indirizzo e-mail e nel frattempo cercherò di darle una forma più sensata e appetibile, insomma, qualcosa che si faccia leggere volentieri.

Per finire, per i vari social dove sono iscritta sto elaborando un piano editoriale con contenuti dedicati e, lo confesso, per la parte che riguarda la diffusione dei post del mio blog mi sto ispirando a questo post (diciamo pure che lo sto copiando più o meno para para).

Insomma, il lavoro da fare è ancora molto, probabilmente per chi segue solo il blog cambierà poco (giusto forse qualche argomento in più), ma chi mi segue, o chi deciderà di farlo, su più canali, inizierà a vedere una strategia più coerente e finalmente quando mi cercherà su Linkedin, Pinterest, Facebook o altro, troverà proprio me, che parlo di come posso aiutarlo, grazie ai miei trapani, a fare fori migliori.

Riflessioni sparse

Breatharianism

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In questi giorni di abbuffate pasquali dove la mia massima rinuncia alimentare è stata girare al largo dal cioccolato di qualsiasi forma, mi sono imbattuta per caso nella parola breathariani.

Nella variegata giungla di forme di alimentazione senza (free from) che include sia persone che rinunciano a determinati cibi per motivi di salute (es. senza glutine, senza lattosio) sia quelle che rinunciano per motivi etici e religiosi (dai vegani a tutte le varie declinazioni del vegetarianesimo), i breathariani si collocano nella punta estrema: si cibano esclusivamente di aria e luce. Il nome inglese breatharianism, deriva dalla parola breath, respiro, che a sua volta deriva dell’idea induista di prana, il respiro vitale.

Non che l’idea del digiuno sia qualcosa di innovativo o rivoluzionario, si trovano testimonianze di pratica del digiuno sin dalla Bibbia, ma sono sempre forme di digiuno limitato nel tempo, visto che per ovvi limiti medici e fisiologici, non è possibile sopravvivere senza acqua per più di 7-10 giorni, né senza cibo per più di una ventina di giorni, a rischio peraltro non solo della salute, ma anche della vita.

Questa pratica, che nasce dall’ascetismo orientale prevede che i praticanti abituino il corpo a vivere della sola energia vitale che deriva dal prana, la forza vitale che permea il mondo. Lasciando stare la follia di questa idea, con rispetto parlando per i folli, mi interessa di più l’aspetto linguistico: la parola breatharianism viene resa in italiano in due modi: breatharianismo, italianizzando il termine inglese, oppure respirianesimo. Facendo una veloce ricerca con Google possiamo vedere come il secondo termine sia nettamente preferito rispetto al primo, 35.100 risultati contro 4.730.

E voi, avete mai sentito parlare di respiriani o breathariani?

Riflessioni sparse

Buon S. Valentino

Valentine


Questa settimana, complici le vacanze di carnevale e impegni vari, il blog si prende una piccola pausa. Ne approfitto per augurare a tutti buon S. Valentino e per darvi appuntamento a martedì prossimo, 20 febbraio 2018.

Se siete interessati a qualche curiosità su San Valentino e sui tradizionali biglietti, vi lascio questo link al post dell’anno scorso, con tanto di sottofondo musicale abbinato.