Prove tecniche di traduzione

Crema al limone

Questa ricetta è tratta dal sito BBC Food potete leggere l’originale qui.

Crema al limone

La crema al limone fatta in casa è facile e veloce e molto più appetitosa di quelle acquistate in negozio.

Tempo di preparazione

meno di 30 minuti

Tempo di cottura

10-30 minuti

Porzioni

Basta per preparare un grosso barattolo da 500g oppure due barattoli piccoli da 250g

Ingredienti

Accorgimenti

Procedimento

  1. In una ciotola in pirex mettere la scorza e il succo dei limoni, lo zucchero e il burro. Metterla bagnomaria, accertandovi che l’acqua non tocchi il fondo della ciotola. Mescolare di tanto in tanto il composto finché tutto il burro si sarà sciolto.
  2. Sbattere leggermente le uova e il tuorlo e incorporarli alla miscela al limone. Sbattere finché tutti gli ingredienti saranno ben mescolati, poi lasciare a cuocere per 10-13 minuti, mescolando di tanto in tanto, finché il composto diventerà cremoso e denso abbastanza da rivestire il retro di un cucchiaio.
  3. Togliere la crema di limone dal fuoco e metterla da parte a raffreddare, mescolandola ogni tanto mentre si raffredda. Una volta fredda, versare la crema di limone nei barattoli sterilizzati e sigillare. Mantenere in frigorifero fino al momento dell’uso.

Accorgimenti

Per sterilizzare i baratoli, lavarli con acqua saponata molto calda, oppure lavare in lavastoviglie con il ciclo caldo. Mettere su una placca da forno e infornare a 160C/Gas 3 per 10-15 minuti.

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Prove tecniche di traduzione – Sorveglianza di stato

Questa settimana si è parlato del whistleblower, l’informatore, il denunciante di illeciti, e si è spesso citato Edward Snowden come l’esempio più eclatante. Snowden ha denunciato una delle più grandi sorveglianze di massa dai tempi della Stasi. Ma cos’era la Stasi, e come lavorava? Nel vedere questo video credo si debba riflettere sulle differenze tra la figura dell’informatore e quella del delatore. E sul perché Snowden venga da molti considerato un traditore.

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Shepherd’s Pie

Questa ricetta è tratta dal sito Britain Express

Shepherd’s Pie

Ingredienti
500 gr di carne d’agnello macinata
1 grossa cipolla affettata finemente
2 spicchi d’aglio (schiacciati)
Un pizzico di miscela di piante aromatiche
1 lattina di pelati
100 gr piselli surgelati
Carota a rondelle (facoltativo)
Una spruzzata di salsa Worcestershire
Una spruzzata di vino rosso (facoltativo)
Sale e pepe per insaporire
1 un cucchiaio da tavola di sottaceti (facoltativo)
4 grosse patate (bollite e schiacciate con burro, latte e aggiustate di sale e pepe)

Istruzioni per la cottura
Mettere la carne d’agnello macinata in una padella calda e rosolare (senza olio) finché sarà dorata.
Scolare il grasso in eccesso e trasferire in un piatto.
Mettere pochissimo olio e soffriggere le cipolle e l’aglio. Quando saranno perfettamente stufati aggiungere il macinato d’agnello e mescolare in modo uniforme. Poi aggiungere i pomodori, la miscela di aromi, la salsa Worcestershire, i sottaceti e mescolare velocemente prima di cuocere a fuoco lento per circa 10 minuti. Poi aggiungere il vino (facoltativo) e regolare di sale e pepe.

Preriscaldare il forno a 180-190 gradi oppure al numero 4 del forno a gas.

Trasferire in una teglia da forno e ricoprire con le patate schiacciate. Cospargere di formaggio cheddar grattugiato e cuocere in forno per 40 minuti. Il tempo in forno è indicativo, assicurarsi che la copertura di formaggio sia dorata. Servire accompagnato da insalata. Voila!

Commenti:
Io aggiungo un cucchiaio da tavola di zucchero semolato mentre cuocio la carne tritata, ma è una mia preferenza.

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Prove tecniche di traduzione: Massaggio con i pitoni

Questo articolo è tratto dal sito Reptiles, ed è stato scritto da John Virata, potete leggere l’originale qui.

Questo massaggio con i pitoni vi farà impazzire

Avete bisogno di sciogliere la schiena? Che ne dite di un bel massaggio alle gambe? O forse avete bisogno di un massaggio completo. Se siete nelle Filippine, lo zoo della città di Cebu offre massaggiatrici sotto forma di grossi pitoni birmani. Proprio così, con una piccola offerta, i guardiani dei rettili dello zoo vi avvolgeranno il corpo con alcuni dei più grandi serpenti costrittori dello zoo, per quello che alcuni chiamano lo “snake massage”, il massaggio con i serpenti.

Il nuovo responsabile dello zoo, Giovanni Stefan Romarate, ha dichiarato che adesso lo zoo è più interattivo e che i visitatori possono avere un’esperienza più diretta con gli animali, inclusa la possibilità di tenere e coccolare alcuni animali dello zoo, e ovviamente, persino ricevere un massaggio con i serpenti. Il suo obiettivo generale è di educare i visitatori sull’importanza dei serpenti e sulla necessità di proteggerli.

“Puntiamo a insegnare alle persone che i serpenti in realtà non sono viscidi e pericolosi. . . e che la pelle di coccodrillo non è dura”, Romarate, riporta il Philippine Star, riferisce che un turista straniero ha coniato il termine “snake massage”, massaggio con i serpenti.

Il pitone birmano è uno dei più grossi serpenti del mondo ed è un serpente domestico diffuso tra gli allevatori provetti di serpenti. È considerato uno dei più docili tra i grossi serpenti costrittori e si segnala che possano crescere oltre i 6 metri, con un peso che può superare i 90 chili. La lunghezza media dei pitoni birmani in cattività è di circa 3/3,5 metri. Questo serpente è arrivato in qualche modo fino alle Everglades in Florida, dove è una specie invasiva. Adesso è illegale trasportare questi animali oltre il confine di stato.

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Gelato allo Stilton

Gelato allo Stilton

Questa ricetta è tratta dal sito Stilton Cheese

4-6 Persone
Squisito come fresca alternativa estiva a un antipasto o a un tagliare di formaggi.

Ingredienti

125gr di Blue Stilton sbriciolato
180ml di panna doppia (min 48% di grasso)
Mandorle o noci tritate finemente per guarnire

Preparazione

1. Sbattete insieme lo Stilton e 75 ml di panna. Montate la panna restante finché diventa dura.
2. Usando un cucchiaio di metallo, rovesciate delicatamente la panna montata nella miscela al formaggio. Siate molto delicati e non mescolate troppo. Congelate in un contenitore di plastica.
3. Togliete il contenitore dal congelatore qualche minuto prima di servire per permettere al gelato di ammorbidirsi.

Si serve come gustoso accompagnamento arricchito di noci finemente tritate sopra ai cracker o a semplici biscotti digestive.

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Prove tecniche di traduzione – Forza create parole nuove!

Oggi anziché un articolo voglio proporvi un TEDTalk che ho tradotto un po’ di tempo fa.
È un talk che mi è sempre piaciuto particolarmente, perché amo l’idea che ognuno di noi possa creare parole nuove.

Ogni parola è l’opportunità di esprimere la vostra idea e il suo significato“.

 

Se vi è piaciuto questo Talk di Erin McKean e volete seguire il suo lavoro, potete iscrivervi alla newsletter del dizionario online Wordnik (qui) e seguire il suo blog (qui).

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Pollo in agrodolce

Pollo in agrodolce

Questa ricetta è tratta dal sito BBC

Ingredienti

Per il pollo

  • ½ ananas piccolo
  • 2 petti di pollo disossati e senza pelle
  • 2 cucchiai da tavola di olio di semi di girasole
  • 1 cipolla tagliata a fette
  • 1 peperone rosso senza semi e tagliato a pezzi
  • 1peperone verde senza semi e tagliato a pezzi
  • 1 cucchiaio da tavola di maizena
  • 4 cipollotti spuntati e tagliati finemente

Per la salsa

  • 1 cucchiaio da tavola di maizena
  • 300 ml di succo d’ananas fresco
  • 2 spicchi d’aglio schiacciati
  • 25 gr di radice fresca di zenzero, pelata e grattugiata finemente
  • 1 cucchiaio da cucina di salsa di soia scura
  • 2 cucchiai da cucina di aceto di vino bianco
  • 2 cucchiai da tavola di zucchero di canna chiaro e morbido
  • 3 cucchiai da tavola di ketchup
  • 1 pizzico di peperoncino secco in fiocchi
  • pepe nero macinato finemente

Preparazione

  1. Per preparare la salsa mettere la maizena in una ciotola e mescolare con due cucchiai da tavola di succo d’ananas finché sarà sciolta. Mettere il succo rimanente in una ciotola a parte e mescolare l’aglio, lo zenzero, la soia, l’aceto, lo zucchero, il ketchup e i fiocchi di peperoncino finché non saranno accuratamente amalgamati. Mettere da parte.
  2. Mettere l’ananas su un tagliere e tagliare via la buccia. Dividere in quattro per il senso della lunghezza e togliere il torsolo centrale. Tagliare l’ananas in fette sottili e metterle da parte. Tagliare ogni petto di pollo in 7-9 pezzi uguali (a seconda delle dimensioni).
  3. Scaldare l’olio in una grossa padella antiaderente o in un wok e far rosolare la cipolla e i peperoni per tre minuti a fuoco alto mescolando. Cospargere il pollo con la maizena e aggiungerlo alla padella. Rosolare mescolando per quattro minuti finché non sarà dorato su tutti i lati.
  4. Aggiungere l’ananas e la salsa agrodolce nella padella con il pollo e portare a bollore a fuoco lento. Cuocere per 4-5 minuti, mescolando regolarmente finché il pollo sarà cotto dentro e l’ananas caldo.
  5. Incorporare la miscela di maizena e ananas e cuocere per 30-60 secondi finché la salsa diventerà densa e lucida, rigirando il pollo e le verdure finché non saranno ben ricoperti. Spolverare con il cipollotto affettato e servire caldo.
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Prove tecniche di traduzione: I gatti sono stati addomesticati?

Questo articolo è tratto dal sito Smithsonianmag.com, ed è stato scritto da

I gatti sono stati addomesticati?

Ci sono minime differenze genetiche tra un gatto soriano e un gatto selvatico, così gli scienziati pensano che il gatto domestico sia domestico soltanto quando vuole esserlo.

Posta la natura soggettiva della domanda, determinare chi fra il cane e il gatto sia il miglior animale domestico potrebbe non avere mai una risposta. Con tutta probabilità il cane fu addomesticato molto tempo prima del gatto – ammesso che il gatto sia mai stato davvero addomesticato.

Il cane è al fianco dell’uomo da decine di migliaia di anni, ed è giunto a dipendere pesantemente dalla relazione simbiotica con gli umani per la sopravvivenza. Il gatto è entrato nella sfera umana relativamente più di recente, probabilmente tra i cinquemila e i diecimila anni fa, e può cavarsela ancora egregiamente senza qualcuno che apra una scatoletta per lui.

Gli scienziati dicono che molto poco separa il gatto medio domestico (Felis Catus) dal suo fratello selvatico (Felis silvestris). C’è qualche dibattito in merito al fatto che il gatto risponda alla definizione di domestico nel suo senso comune, dice Wes Warren, ricercatore associato di genetica presso il Genome Institute della Washington University di St. Louis.

“Non riteniamo che i gatti siano davvero addomesticati” dice Warren, che preferisce descrivere il gatto come “semi-domestico”.

Nella sua forma più semplice, addomesticare un animale significa addomesticarlo tramite l’allevamento e l’addestramento affinché accetti le cure dell’uomo. Studi collocano l’addomesticamento del cane tra i diciottomila e i trentamila anni fa, con uno scarto in più o in meno di qualche migliaio d’anni. Si ritiene che il passaggio all’addomesticamento si collochi quando il cane si è separato dal progenitore lupo e ha iniziato a gironzolare intorno agli umani che erano una fonte immediata di avanzi di carne.

La saggezza comune e le prove collocano l’addomesticamento dei gatti intorno ai quattromila anni fa, quando erano ritratti vicino ai loro padroni egizi nei dipinti murari. Furono anche riprodotti in una serie di statue enigmatiche, deificati, mummificati e sepolti, lasciando una serie di prove sulla stretta relazione con l’uomo. Studi più recenti sostengono che l’addomesticamento potrebbe essere avvenuto per la prima volta a Cipro, tra gli ottomila e i novemila anni fa.

Alla fine del 2014 un gruppo di ricercatori cinesi ha fornito quello che loro stessi hanno definito “la prima probabile prova di una relazione mutualistica tra gli uomini e i gatti”. Hanno esaminato la firma isotopica dell’idrogeno e dell’ossigeno nei fossili dei roditori, degli uomini e dei gatti vissuti in un villaggio della Cina all’incirca 5.300 anni fa. Gli scienziati hanno trovato uno schema: tutti mangiavano grano e i gatti mangiavano anche i roditori. La prova archeologica indica che il grano era conservato in contenitori di ceramica, ed era probabilmente minacciato dai topi. I ricercatori hanno teorizzato che poiché i roditori erano una minaccia, i contadini decisero che fosse un bene incoraggiare l’insediamento dei gatti. I gatti ebbero accesso a prede facili e ad occasionali doni da parte degli uomini.

Non tutti sono giunti alle stesse conclusioni di questo studio, ma è un altro potenziale collegamento su come i gatti siano giunti all’addomesticamento.

Warren sostiene che la via per l’addomesticamento mostrata dallo studio cinese potrebbe confermare una relazione commensuale tra i gatti e gli uomini, e che gli uomini erano attratti dai gatti come animali domestici. Lui dice, tuttavia, che per ora è difficile sapere se il minore addomesticamento del gatto sia dovuto all’intervento dell’uomo o se i gatti si siano sostanzialmente auto-addomesticati.

I gatti domestici e i gatti inselvatichiti – quelli che sono diventati non-addomesticati – continuano ad accoppiarsi con i gatti selvatici, creando quello che Warren chiama “miscela c”. I gatti possiedono ancora le loro abilità di caccia e nonostante ricevano cibo in abbondanza dall’uomo, escono ancora a caccia di roditori, insetti, uccelli e qualunque cosa gli piaccia inseguire.

Le teorie su come siano stati addomesticati i cani e i gatti cambiano continuamente poiché gli scienziati sviluppano nuovi e migliori strumenti, inclusa la capacità di fare ricerche genetiche.

Warren e i ricercatori del suo Genome Institute e dai centri accademici intorno al mondo hanno recentemente utilizzato gli studi genetici per dare uno sguardo più da vicino su come, perché e quando i gatti si siano avvicinati all’addomesticamento.   Essi hanno mappato il genoma del Cinnamon, una femmina domestica di gatto abissino che è stata coinvolta in altri studi alla Washington University, è hanno confrontato la sequenza genetica con quella di una tigre, ma anche con quella di una mucca, di un cane e di un essere umano.

Si sapeva già che il genoma del felix catus non è molto diverso da quello del felis silvestris ma Warren scoprì alcune differenze con quello della tigre, specialmente nelle aree del comportamento. Warren dice che essenzialmente hanno individuato i geni che controllano la via neuronale che avrebbe reso il gatto più propenso ad avvicinarsi all’uomo e ad interagire con lui – e a ricercare ricompense. Le stesse sequenze genetiche, egli dice, stanno per essere trovate nei conigli, nei cavalli e in alcuni altri animali addomesticati.

“Siamo convinti che più ci soffermeremo sulla questione dell’addomesticamento in queste diverse specie, più vedremo di queste sovrapposizioni, o le vie in cui questi geni risiedono”, dice Warren.

Questa non è evoluzione, ma l’intervento dell’uomo. Negli anni i cani sono stati allevati in modo molto più selettivo di quanto non sia avvenuto per i gatti – per caratteristiche specifiche come la pastorizia o la sicurezza, ad esempio – ed egli aggiunge che le 400 razze riconosciute ufficialmente superano di gran lunga le circa 38/45 razze dei gatti.

I gatti sono stati allevati principalmente per il colore o il disegno della pelliccia, tuttavia, le strisce di un soriano domestico non sono molto differenti da quelle di un gatto selvatico, dice. “I gatti hanno mantenuto le loro abilità nella caccia e sono meno dipendenti dagli uomini per il cibo”, egli dice, aggiungendo che “la maggior parte degli odierni cani di razza non sarebbe in grado di sopravvivere se rimessi in libertà”.

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Prove tecniche di traduzione: americanizzazione del cibo cinese

Questo articolo è tratto dal sito First we feast, ed è stato scritto da

Storia illustrata dell’americanizzazione del cibo cinese

Scoprite come il pollo all’arancia e i contenitori da asporto sono saliti alla ribalta nella cultura popolare americana.

Maiale mushu. Pollo del generale Tso. Uova foo yung. Probabilmente siete cresciuti chiamando queste specialità da asporto, cibo cinese, ma qualunque cinese rifiuterebbe seccamente questa affermazione: questi piatti sono del tutto americani. Nell’arco di un secolo, il cibo cinese in America è stato modificato in qualcosa di completamente irriconoscibile per le persone che lo hanno portato qui per prime. In questo tempo il pollo all’arancia con contorno di riso fritto è diventato importante nella dieta americana quanto gli hamburger e la pizza. Da studiosa di storia Jennifer 8. Lee fa notare nel suo The Fortune Cookie Chronicles, che ad oggi in America ci sono più ristoranti cinesi che McDonald’s, Burger King, KFC e Wendy messi insieme.

I puristi potrebbero obiettare che la maggior parte di questi ristoranti non serve vero cibo cinese. Ma il cinese americanizzato è degno di considerazione quanto “l’autentico” cinese classico. Il chop suey è stato inventato nel diciannovesimo secolo da un cuoco di San Francisco, che gettò una manciata di ingredienti per farli saltare in padella e senza volere diede il via ad una moda; nello stesso periodo in Cina, un’anziana nonna del Sichuan stava preparando un piatto mai visto prima, con tofu morbido, carne di maiale macinata e peperoncino, che in seguito sarebbe stato conosciuto come mapo tofu. Anche la zuppa di ravioli fu inventata in quel periodo nella Shanghai del diciannovesimo secolo. Tutti questi piatti estremamente popolari furono originariamente creati da cuochi cinesi per i cinesi, anche se soltanto uno di questi è considerato una versione non originale del cibo cinese.

Mentre l’attrazione americana per il cibo regionale cinese continua a crescere, è importante ammettere il profondo impatto che queste prime iterazioni ebbero sulla cucina in America e le forze che aiutarono a renderlo popolare. Dai ristoranti “chow chow” segnalati da bandiere gialle, al fascino del Lazy Susan, qui ci sono alcuni dei principali sviluppi che hanno aiutato a lanciare il cibo sino-americano nella cultura popolare.

Modelli di immigrazione

I primi immigrati cinesi negli Stati Uniti, arrivavano prevalentemente dalla città di Taishan nella provincia costiera di Guangdong nel sud-est. Era un’area della Cina scossa dalla ribellione, con poche opportunità economiche e con un’umile cultura del cibo. La cucina consisteva principalmente in riso saltato in padella con verdure e con l’aggiunta della carne disponibile. I profili aromatici virarono verso una nota più dolce. Queste pietanze formarono il fondamento del cibo cinese in America. Gli effetti di questa ondata di immigrazione negli Stati Uniti, da un punto di vista economico, si videro subito. Entro il 1865 l’industria californiana del riso valeva oltre un milione di dollari l’anno, e con un costo di 6 dollari al sacco era elencato come uno dei prodotti più costosi a magazzino insieme al tè, al gin e all’olio. Ovviamente i consumatori principali erano i cinesi. La seconda ondata maggiore di immigrazione arrivò negli anni sessanta del 1900, accompagnata da diverse cucine regionali che concorsero a formare i piatti classici sino-americani che conosciamo oggi. La maggior parte dei cuochi arrivava da Taiwan e da Hong Kong e introdussero ricette per il pollo kung pao, il maiale mushu e il pollo all’arancia – che si basavano su piatti che venivano rispettivamente dal Sichuan, da Pechino e da Hunan. “L’essenza del cibo cinese del ventesimo secolo divenne comprensibile, come combinazione di cibi autentici e modificati preparati dagli immigrati che arrivavano da un’unica piccola area della Cina”, dice David R. Chan che nel corso della sua vita ha mangiato in più di 6.500 ristoranti cinesi.

I ristoranti “chow chow”

I primi ristoranti cinesi in America servivano autentici piatti cinesi con modifiche dettate dalla necessità. Erano conosciuti come ristoranti “chow chow”, segnalati da bandiere gialle triangolari e conosciuti per i menù a prezzo fisso particolarmente economici e per i menù all-you-can-eat. I pasti erano creati dai cinesi per i cinesi, utilizzando gli ingredienti locali disponibili. Le sostituzioni avvenivano per lo più per le verdure: broccoli al posto dei kailan; carote, piselli e funghi champignons al posto di senape indiana o funghi shiitake.

I ristoranti divennero oggetto di scherno da parte degli occidentali che storcevano il naso al pensiero di mangiare animali interi, zampe di gallina e nidi d’uccello. Si diffusero voci secondo le quali i cinesi mangiavano ratti e cani. I ristoranti furono subito tacciati di barbarie. Alla fine la tendenza cambiò. Intorno agli anni ottanta del 1800 a New York , una crescente comunità di scrittori e di intellettuali bohémien iniziò ad abbracciare l’esotismo del cibo (e ad accettare ben volentieri un cho suey a 63 centesimi). Entro la fine del ventesimo secolo, i ristoranti “chow chow” si potevano trovare in ogni città principale.

I biscotti della fortuna

Attraverso la graduale assimilazione della cultura, i ristoranti americani-cinesi iniziarono a formare un’identità distinta, contrassegnati da caratteristiche che ora consideriamo tipiche: contenitori da asporto, tavoli con il Lazy Susan (il tipico vassoio girevole) e biscotti della fortuna. Sono tutte invenzioni americane. I contenitori da asporto sono stati brevettati a Chicago nel 1894 e l’idea di una pagoda con un “Thank You” stilizzato e applicato sopra fu brevettata nel 1970 da un grafico. Il Lazy Susan, che inizialmente emetteva vapore nelle sale dei banchetti cinesi di San Francisco, fu fabbricato da un ingegnere sino-americano proprietario di una ditta di salsa di soia in California. Anche i biscotti della fortuna furono inventati a San Francisco, da Makoto Hagiwara, che serviva questi dolcetti di ispirazione giapponese nella sua piantagione di tè. I ristoratori cinesi furono disponibili a sperimentare nuovi metodi di marketing e ad assumere rischi calcolati per attirare clienti, anche se questi metodi non avevano alcun collegamento con la madre patria.

Maizena e zucchero

Negli anni sessanta, i ristoratori si resero conto che per sopravvivere dovevano adattarsi al palato degli americani. Due ingredienti divennero parte integrante di questa trasformazione: lo zucchero e la maizena. La storia del pollo del generale Tso ne è un esempio classico. Secondo Jennifer 8. Lee (che recentemente ha prodotto un documentario chiamato “after the dish”)questo piatto, come lo conosciamo, vide la luce per la prima volta nel 1974 in un ristorante chiamato Hunam, a New York. Il cuoco, che arrivava negli Stati Uniti da Taiwan, si ispirò ad un piatto di Taipei chiamato pollo di Geojeol Tso, che è stato inventato intorno al 1955.

Per le sue ricerche, Lee ha viaggiato fino a Taipei per scovare la versione originale. Era marcatamente diversa dalla sua controparte americana. C’erano i kailan al posto dei broccoli, e invece di essere dolce e con la crosta, il pollo (con ancora la pelle!) era ricoperto di salsa di soia, aglio e peperoncini. “Le versioni americane sono dolci”, spiegò lei al cuoco originale. Lui rispose incredulo: “Il sapore della cucina di Hunan non è dolce”. Cercate in rete una ricetta qualsiasi del pollo del Generale Tso e probabilmente troverete una nota su come fare una salsa alla maizena, con almeno un paio di cucchiai da tavola di zucchero. L’abitudine americana di bere bibite gassate ha orientato i palati alla ricerca di gusti molto dolci – anche nei piatti cinesi.

Panda Express e P.F. Chang’s

Non ci sono due posti che abbiano avuto maggior influenza su cibo sino-americano del Panda Express e dei P.F. Chang’s. Per molti americani, questi ristoranti sono gli unici punti di riferimento per quello che è il cibo cinese, o per lo meno il punto d’accesso preliminare per questa cucina. Panda e Chang’s sono affari da miliardi di dollari, gestiti da proprietari esperti che hanno visto una nicchia in crescita. Il primo Panda Express ha aperto nel 1983 ed è diventato un precursore dei fast food cinesi che si trovano nei centri commerciali e negli aeroporti d’America. Secondo un rapporto del 2013, i Panda Express vendono ogni anno quasi trentamila tonnellate del tipico pollo all’arancia.

Nel 1993, P.F. Chang’s pensò di elevare il modello del Panda Express offrendo piatti dall’aspetto più raffinato, come il pollo avvolto in foglie di lattuga al posto di piatti di pollo all’arancia caramellato. Panda e Chang’s hanno tenuto conto di quello che l’opinione corrente amava nel cibo cinese e l’hanno reso coerente e affidabile, con decorazioni americanizzate e di marca. Il successo è stato sbalorditivo. P.F. Chang’s ha più di 204 ristoranti negli Stati Uniti e 56 nei mercati internazionali; allo stesso tempo il Panda Restaurant Group ha più di 1.600 punti vendita.

Oggi

Per ironia della sorte i classici piatti cinesi americanizzati stanno uscendo di moda in questi giorni grazie ad una cultura del cibo più diffusa. Benché siano ancora la fonte del comfort food per gli americani in tutta la nazione, i piatti come il chop suey e il moo goo gai sembrano provinciali confrontati con il mapo tofu o con i ravioli xiaolongbao finemente ripiegati. Ci sono pochi posti come il Mission Chinese Food e il Red Farm, che hanno re-inventato con successo il significato della cucina sino-americana, presentando improvvisazioni della nuova scuola, come il bacon in stile Sichuan e i rotoli di uova al pastrami che, alla fine di una giornata, sono ottimi piatti da asporto.

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Peperoni con mozzarella, peperoncino e pinoli

Peperoni con mozzarella, peperoncino e pinoli

Questa ricetta è tratta dal sito Olive,

30 minuti
3 porzioni
facile
471 Kcalorie

Peperoni rossi grigliati ripieni di mozzarella, peperoncino e pinoli creano un semplice antipasto o un pasto leggero. Grigliati, all piastra o al grill per ottenere il miglior aroma abbrustolito.

2 peperoni rossi tagliati a metà
1 peperone giallo tagliato a metà
1 cucchiaio da tavola di olio
2 mozzarelle da 150 gr. ognuna tagliate in 3 parti
1 limone spremuto
1 spicchio d’aglio
1 peperoncino rosso tagliato a pezzi
2 cucchiai da tavola di pinoli tostati
un mazzetto di prezzemolo tagliato
olio d’oliva

Frullate i condimenti con 3 cucchiai da tavola di olio d’oliva e insaporire con sale e pepe. Eliminare i semi da ogni metà peperone, quindi sfregatele con un po’ d’olio. Cuoceteli alla griglia, alla piastra oppure al grill rivolti in basso per 5 minuti, finché i bordi non saranno abbrustoliti e inizieranno ad ammorbidirsi. Girate i peperoni e mettete in ogni metà una fetta di mozzarella.  Cuoceteli per altri 5-10 minuti finché il formaggio non sarà fuso e la base dei peperoni non si sarà ammorbidita. Se volete che la mozzarella sia croccante allora passate brevemente i peperoni sotto al grill. Mettete i peperoni su un piatto da portata e spruzzate con il condimento.