Prove tecniche di traduzione – Tre modi per parlare inglese

Voi quante lingue parlate? Non intendo solo lingue straniere, avete una lingua particolare che parlate in famiglia o con gli amici? In questo video Jamila Lyiscott ci parla delle sue tre lingue, o meglio, dei suoi tre modi per parlare in inglese.

 

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Prove tecniche di traduzione – Sorveglianza di stato

Questa settimana si è parlato del whistleblower, l’informatore, il denunciante di illeciti, e si è spesso citato Edward Snowden come l’esempio più eclatante. Snowden ha denunciato una delle più grandi sorveglianze di massa dai tempi della Stasi. Ma cos’era la Stasi, e come lavorava? Nel vedere questo video credo si debba riflettere sulle differenze tra la figura dell’informatore e quella del delatore. E sul perché Snowden venga da molti considerato un traditore.

Prove tecniche di traduzione: Massaggio con i pitoni

Questo articolo è tratto dal sito Reptiles, ed è stato scritto da John Virata, potete leggere l’originale qui.

Questo massaggio con i pitoni vi farà impazzire

Avete bisogno di sciogliere la schiena? Che ne dite di un bel massaggio alle gambe? O forse avete bisogno di un massaggio completo. Se siete nelle Filippine, lo zoo della città di Cebu offre massaggiatrici sotto forma di grossi pitoni birmani. Proprio così, con una piccola offerta, i guardiani dei rettili dello zoo vi avvolgeranno il corpo con alcuni dei più grandi serpenti costrittori dello zoo, per quello che alcuni chiamano lo “snake massage”, il massaggio con i serpenti.

Il nuovo responsabile dello zoo, Giovanni Stefan Romarate, ha dichiarato che adesso lo zoo è più interattivo e che i visitatori possono avere un’esperienza più diretta con gli animali, inclusa la possibilità di tenere e coccolare alcuni animali dello zoo, e ovviamente, persino ricevere un massaggio con i serpenti. Il suo obiettivo generale è di educare i visitatori sull’importanza dei serpenti e sulla necessità di proteggerli.

“Puntiamo a insegnare alle persone che i serpenti in realtà non sono viscidi e pericolosi. . . e che la pelle di coccodrillo non è dura”, Romarate, riporta il Philippine Star, riferisce che un turista straniero ha coniato il termine “snake massage”, massaggio con i serpenti.

Il pitone birmano è uno dei più grossi serpenti del mondo ed è un serpente domestico diffuso tra gli allevatori provetti di serpenti. È considerato uno dei più docili tra i grossi serpenti costrittori e si segnala che possano crescere oltre i 6 metri, con un peso che può superare i 90 chili. La lunghezza media dei pitoni birmani in cattività è di circa 3/3,5 metri. Questo serpente è arrivato in qualche modo fino alle Everglades in Florida, dove è una specie invasiva. Adesso è illegale trasportare questi animali oltre il confine di stato.

Prove tecniche di traduzione – Forza create parole nuove!

Oggi anziché un articolo voglio proporvi un TEDTalk che ho tradotto un po’ di tempo fa.
È un talk che mi è sempre piaciuto particolarmente, perché amo l’idea che ognuno di noi possa creare parole nuove.

Ogni parola è l’opportunità di esprimere la vostra idea e il suo significato“.

 

Se vi è piaciuto questo Talk di Erin McKean e volete seguire il suo lavoro, potete iscrivervi alla newsletter del dizionario online Wordnik (qui) e seguire il suo blog (qui).

Prove tecniche di traduzione: I gatti sono stati addomesticati?

Questo articolo è tratto dal sito Smithsonianmag.com, ed è stato scritto da

I gatti sono stati addomesticati?

Ci sono minime differenze genetiche tra un gatto soriano e un gatto selvatico, così gli scienziati pensano che il gatto domestico sia domestico soltanto quando vuole esserlo.

Posta la natura soggettiva della domanda, determinare chi fra il cane e il gatto sia il miglior animale domestico potrebbe non avere mai una risposta. Con tutta probabilità il cane fu addomesticato molto tempo prima del gatto – ammesso che il gatto sia mai stato davvero addomesticato.

Il cane è al fianco dell’uomo da decine di migliaia di anni, ed è giunto a dipendere pesantemente dalla relazione simbiotica con gli umani per la sopravvivenza. Il gatto è entrato nella sfera umana relativamente più di recente, probabilmente tra i cinquemila e i diecimila anni fa, e può cavarsela ancora egregiamente senza qualcuno che apra una scatoletta per lui.

Gli scienziati dicono che molto poco separa il gatto medio domestico (Felis Catus) dal suo fratello selvatico (Felis silvestris). C’è qualche dibattito in merito al fatto che il gatto risponda alla definizione di domestico nel suo senso comune, dice Wes Warren, ricercatore associato di genetica presso il Genome Institute della Washington University di St. Louis.

“Non riteniamo che i gatti siano davvero addomesticati” dice Warren, che preferisce descrivere il gatto come “semi-domestico”.

Nella sua forma più semplice, addomesticare un animale significa addomesticarlo tramite l’allevamento e l’addestramento affinché accetti le cure dell’uomo. Studi collocano l’addomesticamento del cane tra i diciottomila e i trentamila anni fa, con uno scarto in più o in meno di qualche migliaio d’anni. Si ritiene che il passaggio all’addomesticamento si collochi quando il cane si è separato dal progenitore lupo e ha iniziato a gironzolare intorno agli umani che erano una fonte immediata di avanzi di carne.

La saggezza comune e le prove collocano l’addomesticamento dei gatti intorno ai quattromila anni fa, quando erano ritratti vicino ai loro padroni egizi nei dipinti murari. Furono anche riprodotti in una serie di statue enigmatiche, deificati, mummificati e sepolti, lasciando una serie di prove sulla stretta relazione con l’uomo. Studi più recenti sostengono che l’addomesticamento potrebbe essere avvenuto per la prima volta a Cipro, tra gli ottomila e i novemila anni fa.

Alla fine del 2014 un gruppo di ricercatori cinesi ha fornito quello che loro stessi hanno definito “la prima probabile prova di una relazione mutualistica tra gli uomini e i gatti”. Hanno esaminato la firma isotopica dell’idrogeno e dell’ossigeno nei fossili dei roditori, degli uomini e dei gatti vissuti in un villaggio della Cina all’incirca 5.300 anni fa. Gli scienziati hanno trovato uno schema: tutti mangiavano grano e i gatti mangiavano anche i roditori. La prova archeologica indica che il grano era conservato in contenitori di ceramica, ed era probabilmente minacciato dai topi. I ricercatori hanno teorizzato che poiché i roditori erano una minaccia, i contadini decisero che fosse un bene incoraggiare l’insediamento dei gatti. I gatti ebbero accesso a prede facili e ad occasionali doni da parte degli uomini.

Non tutti sono giunti alle stesse conclusioni di questo studio, ma è un altro potenziale collegamento su come i gatti siano giunti all’addomesticamento.

Warren sostiene che la via per l’addomesticamento mostrata dallo studio cinese potrebbe confermare una relazione commensuale tra i gatti e gli uomini, e che gli uomini erano attratti dai gatti come animali domestici. Lui dice, tuttavia, che per ora è difficile sapere se il minore addomesticamento del gatto sia dovuto all’intervento dell’uomo o se i gatti si siano sostanzialmente auto-addomesticati.

I gatti domestici e i gatti inselvatichiti – quelli che sono diventati non-addomesticati – continuano ad accoppiarsi con i gatti selvatici, creando quello che Warren chiama “miscela c”. I gatti possiedono ancora le loro abilità di caccia e nonostante ricevano cibo in abbondanza dall’uomo, escono ancora a caccia di roditori, insetti, uccelli e qualunque cosa gli piaccia inseguire.

Le teorie su come siano stati addomesticati i cani e i gatti cambiano continuamente poiché gli scienziati sviluppano nuovi e migliori strumenti, inclusa la capacità di fare ricerche genetiche.

Warren e i ricercatori del suo Genome Institute e dai centri accademici intorno al mondo hanno recentemente utilizzato gli studi genetici per dare uno sguardo più da vicino su come, perché e quando i gatti si siano avvicinati all’addomesticamento.   Essi hanno mappato il genoma del Cinnamon, una femmina domestica di gatto abissino che è stata coinvolta in altri studi alla Washington University, è hanno confrontato la sequenza genetica con quella di una tigre, ma anche con quella di una mucca, di un cane e di un essere umano.

Si sapeva già che il genoma del felix catus non è molto diverso da quello del felis silvestris ma Warren scoprì alcune differenze con quello della tigre, specialmente nelle aree del comportamento. Warren dice che essenzialmente hanno individuato i geni che controllano la via neuronale che avrebbe reso il gatto più propenso ad avvicinarsi all’uomo e ad interagire con lui – e a ricercare ricompense. Le stesse sequenze genetiche, egli dice, stanno per essere trovate nei conigli, nei cavalli e in alcuni altri animali addomesticati.

“Siamo convinti che più ci soffermeremo sulla questione dell’addomesticamento in queste diverse specie, più vedremo di queste sovrapposizioni, o le vie in cui questi geni risiedono”, dice Warren.

Questa non è evoluzione, ma l’intervento dell’uomo. Negli anni i cani sono stati allevati in modo molto più selettivo di quanto non sia avvenuto per i gatti – per caratteristiche specifiche come la pastorizia o la sicurezza, ad esempio – ed egli aggiunge che le 400 razze riconosciute ufficialmente superano di gran lunga le circa 38/45 razze dei gatti.

I gatti sono stati allevati principalmente per il colore o il disegno della pelliccia, tuttavia, le strisce di un soriano domestico non sono molto differenti da quelle di un gatto selvatico, dice. “I gatti hanno mantenuto le loro abilità nella caccia e sono meno dipendenti dagli uomini per il cibo”, egli dice, aggiungendo che “la maggior parte degli odierni cani di razza non sarebbe in grado di sopravvivere se rimessi in libertà”.

Prove tecniche di traduzione: americanizzazione del cibo cinese

Questo articolo è tratto dal sito First we feast, ed è stato scritto da

Storia illustrata dell’americanizzazione del cibo cinese

Scoprite come il pollo all’arancia e i contenitori da asporto sono saliti alla ribalta nella cultura popolare americana.

Maiale mushu. Pollo del generale Tso. Uova foo yung. Probabilmente siete cresciuti chiamando queste specialità da asporto, cibo cinese, ma qualunque cinese rifiuterebbe seccamente questa affermazione: questi piatti sono del tutto americani. Nell’arco di un secolo, il cibo cinese in America è stato modificato in qualcosa di completamente irriconoscibile per le persone che lo hanno portato qui per prime. In questo tempo il pollo all’arancia con contorno di riso fritto è diventato importante nella dieta americana quanto gli hamburger e la pizza. Da studiosa di storia Jennifer 8. Lee fa notare nel suo The Fortune Cookie Chronicles, che ad oggi in America ci sono più ristoranti cinesi che McDonald’s, Burger King, KFC e Wendy messi insieme.

I puristi potrebbero obiettare che la maggior parte di questi ristoranti non serve vero cibo cinese. Ma il cinese americanizzato è degno di considerazione quanto “l’autentico” cinese classico. Il chop suey è stato inventato nel diciannovesimo secolo da un cuoco di San Francisco, che gettò una manciata di ingredienti per farli saltare in padella e senza volere diede il via ad una moda; nello stesso periodo in Cina, un’anziana nonna del Sichuan stava preparando un piatto mai visto prima, con tofu morbido, carne di maiale macinata e peperoncino, che in seguito sarebbe stato conosciuto come mapo tofu. Anche la zuppa di ravioli fu inventata in quel periodo nella Shanghai del diciannovesimo secolo. Tutti questi piatti estremamente popolari furono originariamente creati da cuochi cinesi per i cinesi, anche se soltanto uno di questi è considerato una versione non originale del cibo cinese.

Mentre l’attrazione americana per il cibo regionale cinese continua a crescere, è importante ammettere il profondo impatto che queste prime iterazioni ebbero sulla cucina in America e le forze che aiutarono a renderlo popolare. Dai ristoranti “chow chow” segnalati da bandiere gialle, al fascino del Lazy Susan, qui ci sono alcuni dei principali sviluppi che hanno aiutato a lanciare il cibo sino-americano nella cultura popolare.

Modelli di immigrazione

I primi immigrati cinesi negli Stati Uniti, arrivavano prevalentemente dalla città di Taishan nella provincia costiera di Guangdong nel sud-est. Era un’area della Cina scossa dalla ribellione, con poche opportunità economiche e con un’umile cultura del cibo. La cucina consisteva principalmente in riso saltato in padella con verdure e con l’aggiunta della carne disponibile. I profili aromatici virarono verso una nota più dolce. Queste pietanze formarono il fondamento del cibo cinese in America. Gli effetti di questa ondata di immigrazione negli Stati Uniti, da un punto di vista economico, si videro subito. Entro il 1865 l’industria californiana del riso valeva oltre un milione di dollari l’anno, e con un costo di 6 dollari al sacco era elencato come uno dei prodotti più costosi a magazzino insieme al tè, al gin e all’olio. Ovviamente i consumatori principali erano i cinesi. La seconda ondata maggiore di immigrazione arrivò negli anni sessanta del 1900, accompagnata da diverse cucine regionali che concorsero a formare i piatti classici sino-americani che conosciamo oggi. La maggior parte dei cuochi arrivava da Taiwan e da Hong Kong e introdussero ricette per il pollo kung pao, il maiale mushu e il pollo all’arancia – che si basavano su piatti che venivano rispettivamente dal Sichuan, da Pechino e da Hunan. “L’essenza del cibo cinese del ventesimo secolo divenne comprensibile, come combinazione di cibi autentici e modificati preparati dagli immigrati che arrivavano da un’unica piccola area della Cina”, dice David R. Chan che nel corso della sua vita ha mangiato in più di 6.500 ristoranti cinesi.

I ristoranti “chow chow”

I primi ristoranti cinesi in America servivano autentici piatti cinesi con modifiche dettate dalla necessità. Erano conosciuti come ristoranti “chow chow”, segnalati da bandiere gialle triangolari e conosciuti per i menù a prezzo fisso particolarmente economici e per i menù all-you-can-eat. I pasti erano creati dai cinesi per i cinesi, utilizzando gli ingredienti locali disponibili. Le sostituzioni avvenivano per lo più per le verdure: broccoli al posto dei kailan; carote, piselli e funghi champignons al posto di senape indiana o funghi shiitake.

I ristoranti divennero oggetto di scherno da parte degli occidentali che storcevano il naso al pensiero di mangiare animali interi, zampe di gallina e nidi d’uccello. Si diffusero voci secondo le quali i cinesi mangiavano ratti e cani. I ristoranti furono subito tacciati di barbarie. Alla fine la tendenza cambiò. Intorno agli anni ottanta del 1800 a New York , una crescente comunità di scrittori e di intellettuali bohémien iniziò ad abbracciare l’esotismo del cibo (e ad accettare ben volentieri un cho suey a 63 centesimi). Entro la fine del ventesimo secolo, i ristoranti “chow chow” si potevano trovare in ogni città principale.

I biscotti della fortuna

Attraverso la graduale assimilazione della cultura, i ristoranti americani-cinesi iniziarono a formare un’identità distinta, contrassegnati da caratteristiche che ora consideriamo tipiche: contenitori da asporto, tavoli con il Lazy Susan (il tipico vassoio girevole) e biscotti della fortuna. Sono tutte invenzioni americane. I contenitori da asporto sono stati brevettati a Chicago nel 1894 e l’idea di una pagoda con un “Thank You” stilizzato e applicato sopra fu brevettata nel 1970 da un grafico. Il Lazy Susan, che inizialmente emetteva vapore nelle sale dei banchetti cinesi di San Francisco, fu fabbricato da un ingegnere sino-americano proprietario di una ditta di salsa di soia in California. Anche i biscotti della fortuna furono inventati a San Francisco, da Makoto Hagiwara, che serviva questi dolcetti di ispirazione giapponese nella sua piantagione di tè. I ristoratori cinesi furono disponibili a sperimentare nuovi metodi di marketing e ad assumere rischi calcolati per attirare clienti, anche se questi metodi non avevano alcun collegamento con la madre patria.

Maizena e zucchero

Negli anni sessanta, i ristoratori si resero conto che per sopravvivere dovevano adattarsi al palato degli americani. Due ingredienti divennero parte integrante di questa trasformazione: lo zucchero e la maizena. La storia del pollo del generale Tso ne è un esempio classico. Secondo Jennifer 8. Lee (che recentemente ha prodotto un documentario chiamato “after the dish”)questo piatto, come lo conosciamo, vide la luce per la prima volta nel 1974 in un ristorante chiamato Hunam, a New York. Il cuoco, che arrivava negli Stati Uniti da Taiwan, si ispirò ad un piatto di Taipei chiamato pollo di Geojeol Tso, che è stato inventato intorno al 1955.

Per le sue ricerche, Lee ha viaggiato fino a Taipei per scovare la versione originale. Era marcatamente diversa dalla sua controparte americana. C’erano i kailan al posto dei broccoli, e invece di essere dolce e con la crosta, il pollo (con ancora la pelle!) era ricoperto di salsa di soia, aglio e peperoncini. “Le versioni americane sono dolci”, spiegò lei al cuoco originale. Lui rispose incredulo: “Il sapore della cucina di Hunan non è dolce”. Cercate in rete una ricetta qualsiasi del pollo del Generale Tso e probabilmente troverete una nota su come fare una salsa alla maizena, con almeno un paio di cucchiai da tavola di zucchero. L’abitudine americana di bere bibite gassate ha orientato i palati alla ricerca di gusti molto dolci – anche nei piatti cinesi.

Panda Express e P.F. Chang’s

Non ci sono due posti che abbiano avuto maggior influenza su cibo sino-americano del Panda Express e dei P.F. Chang’s. Per molti americani, questi ristoranti sono gli unici punti di riferimento per quello che è il cibo cinese, o per lo meno il punto d’accesso preliminare per questa cucina. Panda e Chang’s sono affari da miliardi di dollari, gestiti da proprietari esperti che hanno visto una nicchia in crescita. Il primo Panda Express ha aperto nel 1983 ed è diventato un precursore dei fast food cinesi che si trovano nei centri commerciali e negli aeroporti d’America. Secondo un rapporto del 2013, i Panda Express vendono ogni anno quasi trentamila tonnellate del tipico pollo all’arancia.

Nel 1993, P.F. Chang’s pensò di elevare il modello del Panda Express offrendo piatti dall’aspetto più raffinato, come il pollo avvolto in foglie di lattuga al posto di piatti di pollo all’arancia caramellato. Panda e Chang’s hanno tenuto conto di quello che l’opinione corrente amava nel cibo cinese e l’hanno reso coerente e affidabile, con decorazioni americanizzate e di marca. Il successo è stato sbalorditivo. P.F. Chang’s ha più di 204 ristoranti negli Stati Uniti e 56 nei mercati internazionali; allo stesso tempo il Panda Restaurant Group ha più di 1.600 punti vendita.

Oggi

Per ironia della sorte i classici piatti cinesi americanizzati stanno uscendo di moda in questi giorni grazie ad una cultura del cibo più diffusa. Benché siano ancora la fonte del comfort food per gli americani in tutta la nazione, i piatti come il chop suey e il moo goo gai sembrano provinciali confrontati con il mapo tofu o con i ravioli xiaolongbao finemente ripiegati. Ci sono pochi posti come il Mission Chinese Food e il Red Farm, che hanno re-inventato con successo il significato della cucina sino-americana, presentando improvvisazioni della nuova scuola, come il bacon in stile Sichuan e i rotoli di uova al pastrami che, alla fine di una giornata, sono ottimi piatti da asporto.

Prove tecniche di traduzione: energie alternative

Questo articolo è tratto dal sito Scientific American, ed è stato scritto da

L’età dell’eolico e del solare è più vicina di quanto pensiate

L’energia rinnovabile, spinta dalla crisi climatica, potrebbe sostituire i combustibili fossili entro la metà del secolo.

Quel giorno verrà: il momento di svolta in cui le energie rinnovabili – l’eolico, il solare, il geotermico e altre ancora in fase di sviluppo – rimpiazzeranno i combustibili fossili come principale fonte energetica mondiale. Molti analisti insistono, tuttavia, nel dire che questo giorno non arriverà prima di numerosi decenni – certamente molto dopo la metà del secolo. Si dice che i combustibili fossili siano troppo radicati e le rinnovabili troppo costose e poco pratiche per poter sostituire i sistemi esistenti. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) la quota globale fornita dalle rinnovabili – appena il 14% nel 2012 – crescerà di poco da adesso al 2040, fino ad appena il 19%. Ma ci sono buone ragioni per ritenere che la transizione verso le rinnovabili si verificherà molto più velocemente di quanto precedentemente previsto, spingendo quella percentuale sempre più in alto. Infatti, la crescita recente degli impianti eolici e solari sta avvenendo ad un ritmo quasi doppio rispetto alle proiezioni della AIE per la capacità di crescita sul lungo periodo, suggerendo che queste proiezioni sulle quote delle rinnovabili nelle energie globali sono troppo basse.

Non c’è da stupirsi, naturalmente, che così tanti esperti dicano che assisteremo ad una transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili relativamente prolungata, considerato quanto sappiamo dei precedenti cambiamenti di questo tipo nell’energia. Qualsiasi nuova forma di energia inizialmente si muove in condizioni di serio svantaggio, essendo priva delle reti complesse di produzione, processi e distribuzione proprie di quella prevalente; prima che possa superare quello svantaggio e diventare la nuova predominante, la più recente deve creare una infrastruttura duplicata – qualcosa che solitamente richiede molti decenni. “Il cambio di energia richiede molto tempo”, ha osservato Vaclav Smil dell’Università di Manitoba su Scientific American. Ci sono voluti più di 50 anni perché il carbone rimpiazzasse il legno come fonte mondiale principale di energia e altri 50 anni perché il petrolio superasse il carbone: il passaggio dai combustibili fossili alle rinnovabili, egli sostiene, non può verosimilmente avvenire più velocemente.

In circostanze normali, la previsione di Smil sarebbe senza dubbio accurata. Ma questi non sono tempi normali: la crescente preoccupazione per il cambiamento climatico sta portando a controlli sempre più severi sulle emissioni di anidride carbonica e altri gas serra, mentre la continua successione di innovazioni nella tecnologia delle rinnovabili sta abbassando i prezzi e accelerando la loro diffusione. (Nella notizia di copertina di un numero del 2009 di Scientific American Mark Jacobson, professore di ingegneria presso la Standford University, ha presentato un prospetto dettagliato che mostrava come potrebbe essere un mondo interamente alimentato dalle risorse eoliche, solari e idriche nel 2030.

Ovviamente, ci sono molti ostacoli per l’effettivo controllo delle emissioni di carbonio, come dimostrato dagli incessanti sforzi delle compagnie petrolifere statunitensi e dai loro alleati al Congresso per bloccare le imposizioni previste dalle nuove regole della U.S. Environmental Protection Agency (EPA). Ciò nonostante è impossibile non prendere in considerazione i progressi raggiunti a livello locale, regionale e internazionale per bloccare i gas serra e promuovere l’uso delle rinnovabili. L’Unione Europea (UE), ad esempio, è ben avviata sulla strada per raggiungere una riduzione nelle emissioni dei gas serra del 20%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020, insieme ad un 20% di incremento nella quota dell’energia ottenuta dalle rinnovabili. Gli standard aggiornati per l’efficienza energetica delle auto e dei veicoli leggeri ridurranno il consumo statunitense di carburante, con un risparmio stimato in 12 miliardi di barili nei prossimi 10 anni. La Cina, il leader mondiale nel consumo di combustibili fossili, ha promesso di fissare un tetto nella crescita delle proprie emissioni di carbonio per il 2030 e di incrementare la quota di combustibili non fossili come energia principale di consumo di circa il 20% per lo stesso periodo.

A dispetto di tale progresso, sembra sempre più improbabile che il mondo riuscirà ad evitare l’aumento nelle temperature globali di più di 2° Celsius – gli scienziati concordano che questa sia la quantità massima che la Terra può assorbire senza andare incontro ad eventi climatici catastrofici, come lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia e dell’Antartide. Questo può significare che ci dobbiamo aspettare con frequenza sempre maggiore siccità, ondate di calore, uragani, tifoni e altri disastri naturali. Tutto questo, per contro, spingerà i governi a imporre sempre maggiori vincoli sulle emissioni di carbonio e accelerare la diffusione delle rinnovabili.

La transizione verso le rinnovabili sarà accelerata da incredibili miglioramenti nei costi e nelle prestazioni di questi sistemi. Per merito di un incremento nell’efficienza nei sistemi eolico e solare, abbinati al raggiungimento di risparmi tramite la produzione su larga scala, il prezzo delle rinnovabili sta calando globalmente. La Deutsche Bank riporta che i costi totali per modulo, sostenuti dalla principale compagnia di impianti fotovoltaici cinese, sono calati di più del 62% rispetto agli anni passati, scendendo da $1,31 per watt del 2011 a $0.50 del 2014; si dice che ulteriori riduzioni avverranno nei prossimi anni. Con i prezzi che calano a questa velocità, l’energia solare, in molte aree, si sta dimostrando competitiva nel generare elettricità rispetto ai combustibili fossili. Come per confermare questo sviluppo, l’Autorità per la Luce e l’Acqua (DEWA) della Dubai ricca di petrolio, si è recentemente aggiudicata un appalto da 330 milioni di dollari contro una ditta saudita, per la costruzione di un impianto per l’energia solare da 200 megawatt, promuovendo il proprio migliore prezzo per l’energia fornita, rispetto agli impianti alimentati a petrolio e a gas.

Questo passaggio, dice l’analista energetico Nick Butler del Financial Times, fornisce “un preavviso per uno sviluppo rivoluzionario”. Il collasso nei prezzi dei moduli solari “ha permesso al solare di passare dall’essere un fornitore di nicchia per diventare un concorrente regionale nei confronti dei combustibili fossili e un potenziale perturbatore dell’intera industria energetica”.

La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili non succederà in una notte e non sfuggirà a ricorrenti battute d’arresto. Ciò nondimeno le rinnovabili possono verosimilmente rimpiazzare i combustibili fossili come fonte primaria di energia elettrica molto prima della metà del secolo, così come faranno passi da gigante in altri settori, quali i trasporti. Ebbene sì, i giganti delle emissioni di carbonio continueranno a dominare ancora per decenni o giù di lì, ma i loro giorni sono contati e gli investimenti faranno aumentare la fiducia sul trionfo finale delle rinnovabili.

Prove tecniche di traduzione: storia del cioccolato

Con la traduzione di questo articolo ho deciso di inaugurare una nuova sezione di questo blog dove proporrò la mia traduzione di articoli e post che mi sono piaciuti particolarmente. Sono ben accetti commenti e critiche.
Buona lettura.

Questo articolo è tratto dal sito Dig Ventures- archaeology in your hands, ed è stato scritto da

Quanto è antico il cioccolato e chi dobbiamo ringraziare per esso?
Dolce, fondente, intenso o bianco il cioccolato è una produzione dolciaria meravigliosamente gustosa sulla quale si basano numerose tradizioni moderne (a proposito, spero che abbiate trascorso una buona Pasqua!). La produzione del cioccolato è un affare multi-milionario, e non è difficile capire il perché.
Che siate degli appassionati di Cadbury o di Thornton ne esistono innumerevoli varietà, tutte volte a soddisfare il vostro palato. Benché l’introduzione del cioccolato in Europa sia un evento relativamente recente, la sua storia è ricca e oscura quanto il suo sapore. Quanto è antico il cioccolato e chi dobbiamo ringraziare per esso?

È una sottile e nuova cialda…..
I più antichi produttori di cioccolato conosciuti sono gli indiani Olmechi, che erano insediati nel sud del Messico. Furono i primi a far fermentare, a tostare e a macinare le fave di cacao per farne un porridge e delle bevande, sin dall’inizio del 1500 a.C.. Gli archeologi hanno analizzato le terrecotte che essi utilizzavano e vi hanno trovato una sostanza chimica, la teobromina, che è contenuta nel cacao.
I Maya hanno dato ai semi il nome cacao, poiché credevano che avessero proprietà divine. Cacao significa “cibo di dio” e il suo nome latino Theobrama Cacao significa “cibo degli dei”. Era utilizzato come bevanda calda nei riti di iniziazione, per le celebrazioni di fine anno, come medicina per combattere la fatica, come afrodisiaco, nelle cerimonie matrimoniali e persino come moneta, giusto per nominare alcuni degli utilizzi.
Simile al cioccolato moderno, fu realizzata una gamma di aromi aggiungendo ingredienti come il peperoncino, la vaniglia e la magnolia. Raramente veniva utilizzato il miele per addolcire il cacao. Gli Aztechi, che ricevevano il cacao attraverso i commerci con i Maya, avevano un rapporto analogo con esso.
Anche loro associavano le fave di cacao al corteggiamento e alla medicina ed era compreso nelle razioni dei guerrieri Aztechi. Utilizzavano il cacao come bevanda calda, e la chiamavano Xocolatl (chocolatl per gli spagnoli) che in lingua nahuatl significa “bevanda amara”.

È come l’inquisizione spagnola….
Quando la Spagna arrivò con Hernan Cortès nel 1519 a Tenochtitlán, la capitale [del regno Azteco], uno dei conquistadores riportò che al sovrano Montezuma venivano serviti oltre 50 barattoli di cioccolato schiumante. Si ritiene che Colombo abbia portato le fave di cacao in Spagna all’inizio del 1502, ma non ricevettero l’attenzione che meritavano presso la corte spagnola fino alla fine del 1520.
Il resto, come si dice, è storia. Il cacao, è stato un monopolio spagnolo per due secoli e viene attribuita ai monaci spagnoli l’introduzione dell’uso di aggiungere lo zucchero per addolcirne l’amarezza. Per la fine del 1600 si era diffuso in tutta l’Europa in una forma del tutto simile al cioccolato odierno.
In onore degli ingredienti originariamente utilizzati, e visto che probabilmente state sperimentando i postumi dell’abbuffata di cioccolato successiva alla Pasqua, ho scelto una ricetta per la cioccolata calda semplice e gustosamente speziata condivisa da Joel Palka, un antropologo dell’Università dell’Illinois, esperto di cacao Mesoamericano.

Preparate la vostra cioccolata Maya calda e speziata!
3 cucchiai da tavola di cioccolato in polvere, del peperoncino (l’autore raccomanda sia l’habanero che il poblano, ma sentitevi liberi di sperimentare), 2 fave di cioccolato essiccate a pezzi (facoltativo), 2 cucchiaini da tè di zucchero (facoltativo)
1) Mettete il cioccolato in polvere in una tazza e riempitela di acqua calda.
2) Spezzettate il peperoncino e aggiungetelo al liquido, quindi mescolate. Se lo spezzettate finemente, sarà più piccante, per un effetto minore, usate pezzi più grandi.
3) Se volete un gusto più amaro aggiungete le fave.
4) Se lo volete più dolce, aggiungete invece lo zucchero.
È proprio semplice così ! Non vedo l’ora di provarla! – Ritengo che vi darà una fantastica sferzata e che vi terrà caldi, non importa quanto freddo possa esserci.

Come al solito, se la provate, fate delle fotografie e fatemi sapere cosa ne pensate!