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Tutti i nomi del food

World pasta day 2018

pasta day


Se siete amanti della pasta, oggi non potete non festeggiare il ventesimo World Pasta Day.
Si tratta di una manifestazione che si celebra in tutto il mondo e che ha lo scopo di promuovere nel mondo il prodotto del Made in Italy alimentare per eccellenza: la pasta.

La manifestazione è nata nel 1998 a Napoli e ogni anno viene organizzata con una città diversa a fare da sfondo. Se dal 1998 al 2003 le città sono sempre state italiane, dal 2004 la manifestazione è diventata internazionale e alle città italiane, come Genova, Milano, Roma, ecc., ormai si alternano città di tutto il mondo a partire da New York, Barcellona,Città del Messico, Istanbul, Rio de Janeiro, Buenos Aires,Mosca, che ha ospitato la manifestazione nel 2016 e San Paolo lo scorso anno. Quest’anno è la volta di Dubai.

Per celebrare questo evento, vi consiglio di leggere un libro che ci racconta la storia della pasta, che parla non solo di agricoltura e gusto, ma anche di economia e industria e ci fa ripercorrere nel tempo e nello spazio la storia di questo alimento conosciuto in tutto il mondo: La pasta – Storia e cultura di un cibo universale di Serventi Sabban.

Personalmente amo la carbonara e le lasagne e voi? Scrivete nei commenti il vostro piatto di pasta preferito.

Parole, parole

Private label

private label


Chiunque entri in un normale supermercato non può non notare le private label, ovvero quei prodotti che portano il nome della catena o del supermercato che li vende.

In italiano questa espressione viene resa in diversi modi: marca privata, marca commerciale e marca/marchio del distributore. Facendo una semplice ricerca in Google, possiamo vedere come i risultati siano nettamente a favore di marca commerciale (43.800 al plurale e 61.700 al singolare), seguiti da marca privata (13.100 al plurale e 70.200 al singolare), per ultimi marca del distributore (16.500) e marchio del distributore (15.400).

Per quanto personalmente preferisca marca commerciale (in contrapposizione a marca industriale, ovvero il brand del produttore), credo che l’espressione da preferire sia marchio del distributore, nonostante sia la meno utilizzata in italiano. Questo per un motivo molto semplice: esiste la Private Label Manufacturers Association, ovvero l’associazione dei produttori di marchi commerciali e sul proprio sito in italiano riporta la dicitura marchio del distributore.

I MDD (marchi del distributore) possono essere sia prodotti alimentari che non alimentari (es. bellezza, igiene e pulizia), anche se il settore alimentare è quello maggiormente rappresentato.

I MDD possono essere marche generiche – generic private labels – prodotti con un buon rapporto qualità/prezzo, questa dicitura contraddistingue prodotti in confezioni semplici con prezzi molto bassi.
Marca bandiera o d’insegna – store brand – questi prodotti vengono commercializzati con il nome del distributore, che punta a fidelizzare il cliente e ad aumentare la propria riconoscibilità.
Primo prezzo – copycat brand – prodotti simili, spesso anche nella confezione, con prodotti di marca, ma venduti a prezzi decisamente inferiori. Possono essere chiamati anche sottomarche e sono nati per contrastare i prodotti dei discount.
Contro marche – value innovators – sono linee di prodotti dai nomi di fantasia, vendute esclusivamente nei negozi del distributore che tagliando alcuni costi, pubblicità in primis, può tagliare il prezzo al dettaglio.

I marchi del distributore possono essere prodotti dalle grandi aziende, che producono il proprio marchio e quello del distributore, grossi rivenditori con stabilimenti di produzione, piccole e medie aziende specializzate nella produzione di marchi del distributore. Queste ultime sono chiamate anche copacker (abbreviazione di contract packager) e molte volte producono sia i brand famosi che le private labels.

I prodotti delle marche commerciali non sono convenienti solo perché, grazie ai minori costi di produzione consentono al rivenditore di avere un maggior margine, ma anche perché costituiscono anche un’ottima leva di marketing per la fidelizzazione del cliente.

Parole, parole

Lemon

lemon


La parola inglese lemon deriva dal francese limon che a sua volta deriva dalla parola araba laimun e dal persiano limun, parola che indicava genericamente tutti gli agrumi. Non è ancora del tutto certa la zona d’origine dei limoni, ma pare che arrivino dall’India e che siano stati portati in Occidente dai mercanti arabi.

Anche se i limoni fecero la loro prima apparizione in Italia presso i romani nel I secolo d. C. e verranno introdotti in Sicilia nel X secolo, bisognerà aspettare il XV secolo prima che il limone diventi finalmente un frutto diffuso e conosciuto in tutta Italia.
Le prime due città dove il limone troverà “casa” sono Genova e Amalfi, durante il periodo delle Repubbliche Marinare.

Il primo e più ovvio significato della parola lemon è limone, nel senso del frutto, ma indica anche la pianta di limoni, esattamente come in italiano.
Con lemon si intendono anche il colore giallo limone e il sapore e/o l’aroma del limone, anche questi sono significati che possono essere trovati non solo in inglese, ma anche in italiano.

Meno scontato e tutto inglese è l’uso della parola lemon per indicare un auto che è un bidone, cioè che non funziona come dovrebbe, per estensione indica anche una carretta.
Questo significato l’ho scoperto la scorsa settimana leggendo “Scrivi più bianco” di Chiara Gandolfi.  L’espressione si è diffusa nel 1960 grazie a una pubblicità creata da Bill Bernbach, famoso pubblicitario americano, che scrisse lemon, bidone, sotto all’immagine di una Volkswagen. Ovviamente l’espressione non era nuova, altrimenti il pubblico non l’avrebbe capita, tuttavia non è così semplice risalire all’origine di questa perché prima degli anni ’60 non era così diffusa e non era circoscritta all’ambito automobilistico.

Potrebbe derivare dall’espressione che hanno le persone che sentono il sapore aspro del limone, che sarebbe simile a quella di disappunto delle persone che si ritrovano un prodotto che non è corrispondente a quanto promesso. Questo troverebbe riscontro in un’espressione dello slang inglese to hand someone a lemon, per indicare una truffa, quando qualcuno ti rifila qualcosa che ha un valore inferiore a quanto dichiarato.

Parole, parole

Food safety vs food security

Food safety & security


In italiano la parola sicurezza può indicare due concetti diversi:
– qualcosa che è privo di pericoli, non nocivo (es. cintura di sicurezza)
– qualcosa che è certo, garantito, non in discussione (es. sicurezza della pena)

Quindi quando parliamo di sicurezza alimentare ci riferiamo sia alla serie di processi che hanno il compito di garantire l’assenza di pericoli igienico-sanitari nel consumare determinati alimenti, sia alla condizione socio-economica di disporre di cibo a sufficienza per sopravvivere.

Se in italiano abbiamo quindi una situazione di ambiguità, in inglese i due concetti vengono espressi con due termini ben differenti e ben distinti: food safety e food security. Le parole safety e security, che in italiano possono essere rese con sicurezza, in inglese hanno sfumature leggermente diverse:
safety: “The condition of being protected from or unlikely to cause danger, risk, or injury”.
Quindi safety significa sicurezza nel senso di essere al sicuro, di essere protetti.
security: “The state of feeling safe, stable, and free from fear or anxiety”.
Security, invece, tra i suoi significati, ha anche quello di sicuro, nel senso di tranquillo, stabile, certo.

Quindi quando parliamo di food safety parliamo di sicurezza alimentare nel senso di alimenti che non rappresentano un rischio o una fonte di pericolo per la salute.
Mentre quando parliamo di food security ci riferiamo alla certezza di avere accesso al cibo.
Possiamo dire che la food safety è una disciplina scientifica che si occupa di come il cibo deve essere prodotto, maneggiato, trasformato e conservato per prevenire le malattie che possono derivare dal suo consumo.
Mentre la food security è garantita da una serie di azioni e provvedimenti di governi ed enti governativi e sovra-governativi che mirano a garantire che tutti abbiano accesso a cibo sicuro (safe) e acqua potabile in quantità sufficiente per vivere.

Possiamo ben immaginare come questi concetti siano strettamente legati l’uno all’altro:
non è sufficiente eliminare gli ostacoli all’approvvigionamento del cibo, povertà e cambiamenti climatici in primis, ma bisogna garantire che questo cibo sia sicuro da un punto di vista sanitario.
Questi due elementi non tengono conto di un terzo importante fattore: la qualità di quello che mangiamo (food quality) perché oggi, soprattutto nei paesi industrializzati, le persone che muoiono per malnutrizione sono molte meno di quelle che muoiono per malattie legate all’obesità e al consumo di cibi che, pur sicuri da un punto di vista sanitario, sono dannosi per la salute da un punto di vista nutrizionale.

Diciamo quindi che la sicurezza alimentare si ottiene quando si garantisce a tutti l’accesso al cibo, quando si garantisce che questo cibo sia sano da un punto di vista igienico e, per finire, che questo cibo sia sano da un punto di vista nutrizionale.

 

 

 

 

Riflessioni sparse

Fai da te vs. professionista

Noè


Qualche giorno fa mio figlio mi dice: “Sai cosa mi piacerebbe?”.
E lì di solito il mio portafogli inizia a tremare perché quando inizia così significa che ha visto qualcosa che vorrebbe.
“Mi piacerebbe dipingere la mia camera di azzurro, come il mare, e poi disegnarci tanti pesciolini, così mi ricorderei sempre del mare”.
Lì per lì avrei voluto dirgli: “Non preferisci che compriamo qualcosa?”, perché la mia incapacità artistica è leggendaria, poi la mamma montessoriana che è in me ha preso il sopravvento e mi sono detta che poteva essere un’occasione per metterci alla prova e per dimostrare al mio piccolo che se si vuole qualcosa si deve lavorare per ottenerla.


 

indotto diy


Così siamo andati in ferramenta, scortati da mio marito in versione consulente, e abbiamo scelto il colore delle pareti, un bellissimo azzurro mare. Pennelli, rulli e tutto il necessario per ricoprire mobili e pavimenti li avevamo già in casa, abbiamo solo dovuto decidere quando fare il lavoro.
Su consiglio del consorte/consulente abbiamo limitato il lavoro alle due pareti che confinano con il letto, prima di partire in quarta a fare tutta la camera.
Il consorte mi ha anche aiutata a spostare l’armadio e a liberare la zona di lavoro.

La mattina stabilita, armati di scala (aiuto) e scotch carta, io e il mio piccolo abbiamo rivestito stipiti, zoccoletti e prese e abbiamo creato una specie di cornice intorno all’area da dipingere. Del resto abbiamo imparato dal migliore, ovvero il consorte/consulente, che se si fa un buon lavoro preparatorio, poi la parte di pulizia finale è un gioco da ragazzi. E limitare all’osso la parte di pulizia a me interessava parecchio.
Finito di rivestire il tutto abbiamo fatto la prima pausa, perché sembra una scemenza, ma se sei alto uno e un barattolo arrampicarsi su e giù da una scala per rivestire questo e quello con lo scotch carta, mentre ti tieni alla suddetta scala perché hai le vertigini e temi di cadere da un momento all’altro, finisci che sei stremato.


tempo


Ripreso il lavoro abbiamo dovuto decidere, tra pennelli e rulli di varie misure cosa usare. Io ho optato per una pennellessa bella grande, perché, come recitava la nota pubblicità, “per una parete grande ci vuole un pennello grande”, mentre mio figlio ha subito scelto il rullino che aveva comprato con il papà.

Dopo una quindicina di minuti ho capito il mio errore: se è vero che la pennellessa bella grande copre velocemente una superficie più ampia, è anche vero che dopo un po’, soprattutto visto che per ovvi motivi a me è toccata la parte alta delle pareti, inizia a pesare in modo esagerato e non senti più le braccia.
In più richiede una certa maestria, altrimenti sul muro restano tutte le strisciate.
Al che, finita la prima parete, abbiamo fatto la seconda pausa e ho iniziato a temere di non riuscire a finire il tutto o che sarebbe risultata una schifezza.
Diciamo che l’entusiasmo iniziale era parecchio scemato.


strisce


Alla ripresa decido di mollare la pesantissima pennellessa e di passare al rullo.
Immergo il rullo nel secchio, lo passo sulla griglia per bene per scolare l’eccesso di pittura (vi ho detto che ho imparato dal migliore), e inizio a rullare la seconda parete. Due rullate e una bella doccia di schizzi di pittura più tardi, decido di tornare al pennello e questa volta opto per un pennello di grandezza media.
A quel punto, due ore abbondanti dopo aver cominciato il lavoro, a fronte di due rulli, un pennello piccolo (usato da mio figlio), una pennellessa e un pennello medio sporchi, abbiamo solo una parete terminata a strisce e una parete appena iniziata.

Cerchiamo di essere ottimisti e, un po’ a fatica, terminiamo anche la seconda parete.
Mio figlio si mette immediatamente in pausa, che si rivelerà definitiva, e io decido, prima di andare a preparare il pranzo di dare gli ultimi ritocchi e cercare di rimediare un po’ al disastro usando il suo rullino.
E… meraviglia, va molto meglio, riesco a spandere la pittura in modo abbastanza decente e velocemente. Vado a preparare il pranzo con la soddisfazione di essere riuscita a rimediare a quello che sembrava un autentico disastro.


problematiche


Finito di pranzare mio figlio dichiara che secondo lui il lavoro è venuto benissimo e che non c’è bisogno di una seconda mano di pittura. Capisco l’antifona e non insisto, credo che il messaggio sul duro lavoro per avere quello che si vuole sia comunque passato, o per lo meno il fatto che il lavoro degli altri è più difficile di quello che sembri e che deve essere apprezzato.
Armata dell’ormai fido rullino in poco più di un’ora termino di dare la seconda mano. Non senza un ultimo inghippo: la pittura termina prima che abbia finito tutta la seconda parete e per quanto abbia tirato la pittura e raschiato il fondo del secchio, resta un rettangolo in fondo alla seconda parete dove ho dato una sola mano di colore, fortuna che lì davanti ci sarà il letto.

Ed ecco il fantastico risultato: come vedete, nonostante tutto alla fine il colore è venuto bello uniforme e senza strisciate (Nell’immagine sotto prima e dopo la seconda mano di pittura).

 

“Ma, e i pesciolini, i pesciolini dove sono?” direte voi.
Ho ordinato una serie di adesivi da muro a tema marino su Amazon, perché va bene tutto, ma bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti.

MORALE DELLA STORIA:

  • Se decidete di fare un lavoro da professionisti da soli, assicuratevi di avere almeno le competenze di base necessarie per svolgerlo.
  • Quando decidete di svolgere un lavoro al posto di un professionista, pensate sempre al risultato che volete ottenere e considerate che difficilmente, per quanto vi possiate impegnare, il risultato finale sarà professionale.
  • Cercate di avere la consulenza di una persona esperta, che vi aiuterà a capire la fattibilità del progetto.
  • Valutate costi e benefici senza trascurare il fattore tempo.
  • Valutate bene le competenze e il coinvolgimento delle persone che vi aiuteranno.
  • Mettete in conto che quasi sicuramente incontrerete dei problemi, questo per non farvi prendere dallo sconforto e mollare il lavoro a metà.
  • Siate onesti nel valutare i vostri limiti.

So che a volte (anzi, quasi sempre), la scelta del fai da te rispetto al professionista è dettata dal contenimento dei costi. Ricordate sempre che il lavoro fai da te non è a costo zero, ma costa il vostro tempo e, in molti casi, le materie prime.

E voi, vi è mai capitato di imbarcarvi in un progetto che avrebbe richiesto l’intervento di un professionista? Come ve la siete cavata?

 

 

Riflessioni sparse

Si riparte? Quasi.

Almost there


È stata un’estate abbastanza complicata per me.
Nonostante gli schemi, la miriade di articoli letti su come programmare, pianificare, ecc. non sono riuscita a trovare la quadra su come organizzare il blog per la seconda metà dell’anno o il vero nuovo inizio dell’anno, in base a come preferite considerare settembre.

Comunque siamo qui, da alcuni giorni leggo i post degli altri e vedo un sacco di buoni propositi, progetti fantasmagorici ed energia infinita.
Personalmente mi sento come quando arrivi la mattina a scuola e sai di non essere preparato e speri di non essere interrogato per avere ancora un giorno o due per studiare meglio.

In realtà qualcosa in questo mese di riposo del blog l’ho fatta: ho chiuso il mio inutilizzato account Twitter, ho messo a riposo il mio profilo Instagram intanto che decido cosa farne (oddio, ho pubblicato cinque post, non credo lo si possa nemmeno definire un profilo attivo), ho fatto un’operazione di “pulizia” su Facebook di amici, gruppi, collegamenti, ecc. e ho iniziato a lavorare di più su Linkedin.
Quindi se non mi seguite direttamente qui sul blog, potete trovarmi su Facebook e Linkedin.

Ho anche fatto qualche cambiamento nel blog, anche se nulla di trascendentale: ho eliminato l’elenco delle categorie, visto che erano troppe e non sempre ben congegnate, ma ormai, con più di 600 post all’attivo, pensare di modificare la categoria di ogni singolo post mi è sembrato un lavoro più grande della sua effettiva utilità (o troppo impegnativo per la mia pigrizia).
Le categorie, che ho comunque in parte ridotto, restano navigabili con un semplice elenco a discesa, in compenso ho aggiunto nella barra laterale la sezione I più letti, che “pesca” dalle statistiche i post più letti del periodo e la sezione Consigliati dove potete trovare una selezione dei post che vi consiglio di leggere. Entrambe le sezioni si aggiornano periodicamente (ogni uno o due giorni la prima, più o meno una volta a settimana la seconda). Questo dovrebbe permettere a chi visita il mio sito di trovare argomenti interessanti senza dover spulciare alla cieca tra le categorie.

La vera novità sul blog saranno gli argomenti dei post, infatti, mi sono resa conto che ultimamente il blog era virato eccessivamente sul lato gastronomico del settore alimentare trascurando i temi un po’ più tecnici.
Così ci sarà una serie di post sugli “odiatissimi“, che prenderà in esame alcuni temi controversi del settore alimentare, dall’olio di palma al glifosato, passando per gli smart food. Ma ci sarà anche una serie di post dedicata alla sicurezza alimentare, al tema della sostenibilità e dell’innovazione.

Non ho ancora definitivamente deciso con che cadenza pubblicare i post, per ora sono orientata sui due post a settimana, il martedì e il venerdì, questo perché mi piacerebbe tornare a pubblicare la newsletter mensile, ma su questo argomento sono ancora parecchio in alto mare.

Ultimo, ma non ultimo, ho già pronto il calendario dell’avvento di quest’anno, servono gli ultimi ritocchi, ma fondamentalmente c’è già (se vi siete persi gli ultimi due e siete curiosi di vedere di cosa vi ho parlato li potete trovare qui e qui).
Per il momento non vi anticipo l’argomento, ma vi lascio l’immagine che ci accompagnerà nel mese di dicembre.


christmas cold friends frosty


Diciamo che rientro dalle vacanze con il libro dei compiti incompleto, ma non proprio in bianco.

Che dite, ci vediamo domani per un nuovo post?

Summertime

Se non va a pallino, che programmazione è?

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Come ogni anno a giugno ho programmato il lavoro fino alla ripresa di settembre, e di conseguenza i post estivi, tenendo conto di eventuali vacanze e periodi off-line. Il che significa organizzare il mese di luglio, solitamente abbastanza intenso dove devo destreggiarmi tra lavoro e vacanze, con un mese di agosto molto tranquillo e casalingo, perché odio muovermi ad agosto con il caldo torrido e le code infinite delle “partenze intelligenti”.

Purtroppo quest’anno la programmazione se n’è andata a pallino e tra stop imprevisti per una piccola operazione (non mia e fortunatamente per nulla di grave, ma lo stop dovrà comunque esserci), viaggi agostani non preventivati (sob) e un nuovo corso che terrò da settembre tutto da organizzare, mi trovo a dover rivedere tutto il programma di lavoro dell’estate.

Così la serie di post sulla frutta e verdura “aliena” si è conclusa con il post di venerdì scorso, perché non mi è più possibile seguire le pubblicazioni a dovere e non mi piace pubblicare tanto per riempire degli spazi.
Il blog si prenderà un po’ di riposo e tornerà a settembre, rinnovato e con nuovi temi.

Buone vacanze e buon riposo a tutti.