La lattaia – Jan Vermeer

Titolo: La lattaia
Autore: Jan Vermeer
Anno: 1658-1660
Ubicazione: Rijksmuseum, Amsterdam

Il quadro
Jan Vermeer era il pittore della quotidianità, dei gesti semplici. Nei suoi quadri si trovano spesso figure femminili intente a svolgere mansioni della vita di tutti i giorni. Ne La lattaia vediamo una ragazza intenta a versare il latte da una brocca in una ciotola.

Il soggetto
La storia del latte è vecchia come la storia della domesticazione degli animali da parte dell’uomo.
Già Galeno, nel II secolo a.C., aveva riconosciuto le proprietà nutritive del latte.
Secondo la mitologia greca il latte era stato scoperto dalle Ninfe, ma il personaggio mitologico che sicuramente è più conosciuto in relazione al latte è Polifemo che nella sua grotta si occupava delle sue greggi.
Se in Grecia il latte per eccellenza era quello ovino, a Roma si iniziò a consumare anche latte bovino. Da Roma si diffuse anche la tecnica della produzione dei formaggi in tutto il nord Italia ed Europa tanto che all’epoca dell’imperatore Adriano, nel 120 a. C., nasce anche il primo formaggio inglese. Ma il latte che tutti conosciamo in relazione alla storia di Roma è sicuramente il latte della Lupa che allattò i neonati Romolo e Remo.
Il latte, simbolo della maternità e del femminile è contrapposto al vino, simbolo della mascolinità.
Nella storia dell’arte Rinascimentale, ricorre spesso l’immagine del latte di sirena che deriva dalla leggenda di Melusina: Melusina rappresentata in alcuni casi come un ibrido fra una donna ed un serpente, o in altri come un ibrido fra una donna ed un pesce. Sposa un cavaliere, ma nasconde grazie alla sua magia, la sua vera natura; quando il cavaliere scopre la sua vera natura, Melusina scappa portando con sé i figli nati dal loro matrimonio. In molte riproduzioni la sirena è rappresentata mentre allatta piccoli sireni, uomini o animali, molto spesso serpenti. Il latte della sirena è simbolo di potenza.
Una curiosità, la sirena Melusina con le sue due code, in tempi molto più recenti, è diventata il simbolo di una nota catena di caffè americana.

Secondo me
La scena, che a una prima occhiata sembra abbastanza spoglia, nella realtà a una più attenta osservazione rivela un numero impressionante di particolari: il pane, la ciotola, l’abito della ragazza. Quello che mi colpisce di più è la precisione con cui è stato dipinto il rivolo di latte che viene versato dalla brocca, ma anche i dettagli apparentemente più insignificanti: i chiodi sul muro, le cuciture del vestito, le pieghe della tovaglia e delle maniche dell’abito della protagonista.

Per approfondire
https://www.analisidellopera.it/la-lattaia-di-jan-vermeer/
https://www.artesvelata.it/lattaia-vermeer/

Natura morta con mele e arance – Paul Cézanne

Titolo: Natura morta con mele e arance (Pommes et oranges)
Autore: Paul Cézanne
Anno: 1899
Ubicazione: Musée d’Orsay, Parigi

Il quadro
I frutti furono usati da Cézanne come soggetto molto spesso, in quanto non importanti, né rappresentativi di nulla in particolare.
Questo quadro viene da molti considerato come dipinto emblematico del cubismo, in quanto ne anticipa alcuni aspetti, come l’utilizzo di figure geometriche per rappresentare i frutti. [cit. Wikipedia]

Il soggetto
Le arance sono “nate” 8 milioni di anni fa sulle colline che si trovano ai piedi dell’Himalaya, nell’Asia Meridionale. Inizialmente erano un’unica varietà, ma ben presto hanno iniziato a diversificarsi in specie e varietà differenti. Il più antico resto fossile di questo frutto è stato rinvenuto a Lincang, Yunnan, nella zona sud-occidentale della Cina.
Le campagne di conquista di Alessandro Magno prima e gli scambi commerciali con i portoghesi poi, hanno favorito l’introduzione delle arance (prima quelle amare e poi quelle dolci) in Europa.
Giunone avrebbe portato delle piantine d’arancio in dote per il suo matrimonio con Giove, come simbolo di fecondità e di amore muliebre.
Ancora oggi le arance simboleggiano la fecondità e l’amore, per questo i fiori d’arancio vengono utilizzati come decorazione nei matrimoni.
Le arance sono anche le protagoniste di una favola di Luigi Capuana.

Secondo me
Di questo quadro amo tantissimo la scelta e l’abbinamento dei colori. Non avrei mai pensato di abbinare il viola, il mio colore preferito, con l’arancione, altro colore che amo molto per l’energia che trasmette, Il contrasto di questi colori così vibranti con il bianco della tovaglia e delle ceramiche è davvero impressionante. Mi piace molto anche la differenza tra la rappresentazione molto geometrica dei frutti e la precisione e il realismo nel realizzare le pieghe della tovaglia.

Per approfondire
https://www.analisidellopera.it/paul-cezanne-mele-e-arance/
https://www.musee-orsay.fr/it/collezioni/opere-commentate/pittura/commentaire_id/natura-morta-con-mele-e-arance-8555.html?tx_commentaire_pi1%5BpidLi%5D=509&tx_commentaire_pi1%5Bfrom%5D=841&cHash=96a1536cbd

Tea leaves – William Paxton

Titolo Tea leaves
Autore: William McGregor Paxton
Anno: 1909
Ubicazione: Metropolitan Museum of Art

Il quadro
William Paxton è stato un pittore dell’impressionismo americano specializzato in ritratti, soprattutto femminili. Paxton utilizzava spesso la moglie come modella per i suoi quadri, soprattutto nei ritratti di interni con figure femminili.

Il soggetto
Non si sa di preciso da quanto tempo l’uomo abbia scoperto il e le sue proprietà, di certo sappiamo che il primo testo scritto che lo nomina, risale al 200 a. C..
La pianta del tè è originaria della Cina ed è proprio in questa nazione che le foglie vengono utilizzate per la prima volta. Inizialmente il tè era consumato come una specie di zuppa salata che poteva essere aromatizzata con le scorze degli agrumi, con spezie o frutta oppure le foglie venivano affumicate, arrotolate e conservate in salamoia.
Intorno al IX secolo dei monaci buddhisti lo introducono in Giappone e iniziano a consumarlo come infuso che contribuiva a trovare la concentrazione.
Il tè arriva in Europa intorno al XVII secolo lungo la Via della Seta al seguito dei prodotti che venivano scambiati tra portoghesi e olandesi con i cinesi.
A partire dal 1669 la Compagnia inglese delle Indie Occidentali iniziò a importare il tè verso l’Inghilterra e il consumo di tè si diffuse talmente tanto che ben presto divenne la bevanda simbolo nazionale, non solo in Gran Bretagna, ma anche nelle colonie inglesi degli Stati Uniti. Il 16 dicembre 1773 i coloni americani misero in atto una protesta contro la madre patria che passò alla storia come il Boston Tea Party, una protesta nata contro l’eccessiva tassazione del tè da parte del parlamento inglese. L’incapacità del parlamento di capire che i tempi erano maturi per la rivoluzione portò, nel giro di poco tempo, 1775 alla Guerra d’indipendenza americana.
Il tè fa la sua comparsa anche in Russia nella seconda metà del 1500 in seguito a una spedizione di alcuni cosacchi in Cina. Con la comparsa del tè, in Russia si sviluppa il mercato di tutta una serie di accessori: samovar, piattini e sottobicchieri di ceramica.

Secondo me
Quello che mi ha colpita immediatamente di questo quadro è il fatto che sembra di guardare la rappresentazione di un romanzo di Henry James. Le due donne potrebbero tranquillamente essere Olive Chancellor e Verena Tarrant del romanzo The Bostonians intente a bere una tazza di tè intente a discutere di emancipazione femminile e della loro idea di amore e felicità.

Per approfondire
https://www.metmuseum.org/toah/works-of-art/10.64.8/
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/11697

Funghi – Giovanni Segantini

Titolo: Funghi (Pilze)
Autore: Giovanni Segantini
Anno: 1886
Ubicazione: Museo Segantini – Saint Moritz

Il quadro
Giovanni Segantini è stato un pittore italiano esponente del divisionismo, una variante del puntinismo. Nato ad Arco (Tn) si trasferisce a Milano dopo la morte della madre per vivere con la sorella. Dopo un breve periodo in riformatorio scopre la passione per l’arte e si iscrive alle lezioni serali dell’Accademia di Brera. Nei due anni che frequenta l’Accademia conoscerà diversi pittori, tra cui Emilio Longoni, ma soprattutto come Longoni conoscerà il gallerista Grubicy de Dragon che lo sosterrà e ne diventerà il mecenate.
La ricerca della purezza della luce per dare risalto alle sue opere lo porterà prima in Brianza e poi in Svizzera, nel Cantone dei Grigioni, dove resterà fino alla morte.
Nella sua produzione le nature morte rivestono un ruolo importante, Segantini ritiene infatti che siano un ottimo esercizio per allenare lo spirito di osservazione per i particolari e per sviluppare la manualità nel maneggiare il pennello.
Questo quadro fa parte di una serie denominata “Gioia del colore” che comprende diverse opere: il prosciutto, pesci, uova e polleria, funghi e natura morta con carote.
Questo quadro è stato esposto all’Accademia delle belle arti fino al 1969, quando venne trasferito a Saint Moritz, dove si trova anche ora.

Il soggetto
I funghi sono conosciuti e mangiati dall’uomo si dalla preistoria, si trovano infatti rappresentazioni dei funghi anche in alcune pitture rupestri. Nella preistoria però i funghi non venivano soltanto mangiati, alcune specie erano utilizzate per accendere il fuoco e sembra che già allora si conoscessero le proprietà allucinogene di alcune varietà.
Secondo una leggenda greca, Perseo, stanco e assetato dopo un lungo viaggio, si fermò a bere da una sorgente e utilizzò il cappello di un fungo per raccogliere l’acqua. Per gratitudine decise di fondare in quel posto una città: Micene (dal greco mykés, fungo).
Ma ben presto i funghi persero la connotazione magica positiva per iniziare a essere visti come pericolosi e potenzialmente mortali. Già Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia spiega gli effetti dei funghi velenosi. Sempre in epoca romana si ricorda l’improvvisa morte dell’imperatore Claudio dopo aver mangiato un piatto di funghi, molto probabilmente velenosi e serviti dalla moglie Agrippina che voleva favorire l’ascesa al trono del figlio Nerone.
Una curiosità: la figura di Babbo Natale, i suoi colori, bianco e rosso, l’abbigliamento, l’abitudine di entrare dal camino, richiamano una tradizione sciamanica della Siberia, dove gli sciamani per entrare in stato di trance assumono dei funghi bianchi e rossi, l’amanita muscaria, in occasione del Solstizio d’inverno, per celebrare il ritorno alla luce. Il periodo del Solstizio d’inverno coincide con il periodo del Natale della tradizione cattolica.

Secondo me
È impressionante l’attenzione al dettaglio che si può notare in questo quadro. I funghi vengono riprodotti in ogni piega, imperfezione, “sbucciatura”, ma non solo, vengono riprodotte le crepe del muro, le pieghe del giornale, l’intreccio del cestino, all’occhio attento del pittore non sfugge proprio nulla.

Per approfondire
https://www.settemuse.it/pittori_scultori_italiani/giovanni_segantini.htm
https://lasottilelineadombra.com/2019/03/25/6-opere-giovanni-segantini-divisionismo/

Natura morta con aragoste – Eugene Delacroix

Titolo: Natura morta con aragoste
Autore: Ferdinand Victor Eugene Delacroix
Anno: 1826
Ubicazione: Louvre – Parigi, Francia

Il quadro
Questo quadro fa parte della sterminata produzione di Eugene Delacroix ed è forse uno dei meno studiati.
Un quadro molto particolare, difficile da interpretare, per la presenza delle aragoste in primo piano, elemento completamente fuori contesto. Secondo alcuni studiosi l’incompatibilità delle aragoste con il resto della scena, si spiegherebbe con l’idea che Delacroix volesse rappresentare la terra (la lepre), l’aria (il fagiano) e l’acqua/mare (le aragoste).

Il soggetto
L’aragosta, insieme ad altri crostacei come granchi e gamberi, è un alimento presente sulle nostre tavole sin dai tempi dei romani.
Come anche ai nostri giorni, sono sempre stati un cibo prezioso, riservato alle classi più ricche.
Negli scritti medievali di natura religiosa, sia all’aragosta che al granchio simboleggiavano la Resurrezione, probabilmente perché si basavano su testi riconducibili a Plinio che credeva che i due crostacei rinnovassero in primavera il proprio carapace liberandosi di quello vecchio.

Secondo me
Questa natura morta mi ha colpita proprio per la presenza delle aragoste, che sono un elemento completamente fuori dal contesto della scena generale del quadro: una scena di caccia sullo sfondo, della selvaggina morta e il necessario per la caccia in primo piano e con questi due aragoste, che nulla hanno a che vedere con tutto il resto. L’altro elemento che attira lo sguardo è la lucertola, unico animale vivo (con l’eccezione dei cavalli sullo sfondo, ma distanti dalla scena principale), altro animale che rappresenta la rinascita, la rigenerazione.

Per approfondire
http://www.treccani.it/enciclopedia/eugene-delacroix_(Enciclopedia-Italiana)/
http://www-personal.umich.edu/~hannoosh/Hannoosh-Delacroix%20Lobsters.pdf

Natura morta con formaggi, mandorle e pretzel – Clara Peeters

Titolo: Natura morta con formaggi, mandorle e pretzel (Stilleven met kazen, amandelen en krakelingen)
Autore: Clara Peeters
Anno: 1615 ca
Ubicazione: museo Mauritshuis, Aia

Il quadro
Clara Peeters è una pittrice fiamminga specializzata in nature morte. È stata una delle più apprezzate artiste donna fiamminghe del ‘600 nonostante le limitazioni che venivano imposte alle donne che volevano praticare professioni tipicamente maschili.
Questa pittrice era specializzata in nature morte che ritraevano cibi riservati ai ceti sociali più elevati, con stoviglie ricche e ricercate. In questo quadro possiamo notare il coltello d’argento, il piatto e la brocca in ceramica e, soprattutto, il bicchiere in vetro veneziano, tutti elementi, insieme al cibo raffinato, che richiamano la ricchezza. Tra le altre cose questo sembrerebbe il primo quadro a ritrarre dei formaggi.

Il soggetto
Il pretzel (chiamato anche brezel, pretzen) è un tipo di pane tipico di diverse zone d’Europa: Germania, Austria, Svizzera tedesca, Alsazia e Alto Adige. Tuttavia si trova anche in alcuni stati degli Stati Uniti, in particolare in Pennsylvania, arrivato con i gli immigrati tedeschi.
Il nome deriverebbe dalla parola pretiola, ossia ricompensa. Il pretzel viene preparato sia nella versione dolce che salata.

Non è chiaro dove sia nato, ma secondo alcune storie sarebbe nato proprio in Italia nel 610, per opera di un monaco che li usava come premio per i bambini che riuscivano a imparare i versi e le preghiere della Bibbia.
La caratteristica forma annodata richiama le braccia incrociate dei fedeli in preghiera mentre i tre spazi che si creano rappresentano la Trinità.

Secondo me
Mi piace questo quadro, così ricco di particolari, perché trasmette un senso di pace. I colori dorati, tenui, il cibo pronto per essere consumato, parlano del piacere di mangiare cose buone, di convivialità.

Per approfondire
https://www.mauritshuis.nl/en/explore/the-collection/clara-peeters/

Il panettone – Emilio Longoni

Titolo:Il panettone
Autore: Emilio Longoni
Anno: 1882
Ubicazione: (?)

Il quadro
Nel 1800 la produzione di nature morte costituiva già una scuola che a Milano gravitava intorno all’Accademia di Brera che aveva affidato nel 1863 a Luigi Scrosati, un pittore e decoratore specializzato in ritratti e nature morte floreali, la cattedra di ornato.
Tra gli artisti che inizialmente frequentano l’Accademia troviamo proprio Emilio Longoni, che però in quel primo periodo non vede riconosciuto il suo talento.
Longoni fatica a frequentare i corsi tradizionali di pittura a causa della sua condizione economica abbastanza precaria e per questo si adatta a fare diversi lavori, compreso l’imbianchino e il decoratore.
Agli inizi del 1880 torna a Milano, dove incontra un ex compagno di corso dell’Accademia di Brera che lo presenta ad Alberto e Vittore Grubicy de Dragon, due galleristi che svolgevano anche opera di mecenatismo e che presero Longoni sotto la loro ala.
Emilio Longoni può così esercitare la sua arte e decide di concentrare la sua produzione sulle nature morte. Questo quadro è stato dipinto proprio all’inizio della sua produzione.

Il soggetto
Il panettone ha una storia tanto antica quanto misteriosa.
Secondo alcuni studiosi il panettone era già presente sulle mense milanesi nel ‘200, mentre alcuni lo fanno “nascere” intorno al ‘400.
All’inizio il panettone era un pane condito con miele, uva secca e zucca.
Bisognerà aspettare il 1847 perché il panettone inizi ad assomigliare al panettone che conosciamo oggi per opera di Paolo Biffi, il celebre pasticcere milanese, prima, che ne fece dono a Pio IX e ad Angelo Motta, che all’inizio del ‘900 gli diede la forma a cupola e iniziò a proporlo nel pirottino di carta, elementi che caratterizzano il panettone ancora oggi.

La nascita del panettone è caratterizzata da due leggende che ne giustificano il nome:
secondo la prima, nata alla fine del ‘400, Ugo, figlio del condottiero Giacomo Degli Atellani, per far colpo su Adalgisa, figlia del pasticcere Toni, commissionò al padre della ragazza uno speciale pane arricchito. Il dolce fatto di burro, uova, zucchero, cedro e aranci canditi ottenne il risultato sperato, e così molti nobili iniziarono a regalare il “pan del Toni” alle proprie innamorate.

Secondo la seconda leggenda invece, la nascita del panettone è opera dei cuochi della corte del duca Ludovico Sforza, che per celebrare la festività del Natale prepararono un pane contenente acini d’uva. Per una disattenzione di Toni, l’addetto al forno, l’impasto si bruciò esternamente formando così una spessa crosta.
Il dolce fu molto apprezzato dai cortigiani che lo chiamarono il “pan del Toni”.

Secondo me
Al di là dei meriti artistici di quest’opera, mi è sembrato giusto trovare spazio nel mio calendario dell’avvento a uno dei più tipici dolci del Natale italiano (anche se confesso di preferire di gran lunga il pandoro).

Per approfondire
https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Longoni

Alzata con ciliegie – Fede Galizia

Titolo: Alzata con ciliegie
Autore: Fede Galizia
Anno: 1610
Ubicazione: Museo Nazionale delle donne nelle Arti – Washington DC

Il quadro
Fede Galizia è stata una pittrice milanese, poco più giovane di Caravaggio, ha la particolarità di avere al suo attivo moltissime nature morte, in un periodo in cui la natura morta come genere, già molto diffuso tra i pittori fiamminghi, in Italia era solo agli inizi. Non c’è modo di accertare quanto l’opera di Caravaggio abbia influito su questa pittrice, è probabile che conoscesse la famosa Canestra che il cardinale Borromeo, committente dell’opera, conservava presso la Biblioteca Ambrosiana.

Il soggetto
Anche le ciliegie, come molti frutti, sono originarie dell’Asia minore e si sono diffuse nel bacino del Mediterraneo passando per l’Egitto.
Secondo l’esegesi biblica il colore rosso richiamava il sangue del Redentore e la dolcezza il buon carattere di chi compie opere buone.
Nel cristianesimo la ciliegia rappresenta il frutto del Paradiso, l’opposto della mela del Peccato Originale.

Una curiosità: contando i noccioli rimasti nel piatto alla fine di un pasto, le ragazze sarebbero in grado di prevedere quando si sposeranno, recitando: “quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai”, l’ultimo nocciolo contato fornirà la risposta.

L’Italia è uno dei maggiori produttori di ciliegie in Europa.

Secondo me
Sono molti i dettagli che mi piacciono di questo quadro: innanzitutto lo sfondo nero, che mette in risalto l’alzata con le ciliegie in primo piano; la ciliegia che penzola dalla fruttiera è un elemento che secondo me dà un certo movimento all’opera. Ma più di tutto mi piace la farfalla sulla sinistra, che solitamente nelle nature morte rappresenta la resurrezione e la rinascita.

Per approfondire
http://unpezzodellamiamaremma.com/fede-galizia-alzata-con-ciliegie/

La canestra di frutta – Caravaggio

Titolo: La canestra di frutta
Autore: Caravaggio
Anno: 1594/1598
Ubicazione: Pinacoteca Ambrosiana, Milano

Il quadro
Questo famosissimo quadro di Caravaggio è il primo esempio di natura morta della tradizione artistica italiana. Commissionata dal cardinale Federico Borromeo, fu realizzata tra il 1594 e il 1598, che la conservò nella Biblioteca Ambrosiana (che in seguito diventerà la Pinacoteca Ambrosiana).
Se la natura morta ai tempi di Caravaggio era un genere nuovo in Italia, non si può certo dire che non avesse una consistente tradizione in Europa, dove i pittori fiamminghi erano sicuramente maestri in questo tipo di rappresentazione sin dal XV secolo.
In quest’opera Caravaggio non mira alla rappresentazione del bello, ma del vero, per questo motivo la frutta presenta imperfezioni, esattamente come la frutta vera, che può bacarsi e presentare zone più scure e foglie con dei fori o leggermente secche. Tutto questo non mostra solo la realtà delle cosa, ma dimostra anche la caducità della vita.

Il soggetto
In questo quadro ci sono diversi frutti, ma quello che colpisce di più è sicuramente la mela in primo piano, che è visibilmente bacata.
La mela è un frutto che frequenta le nostre tavole sin dai tempi del Neolitico, quando fece la sua prima comparsa in Asia Centrale. Il lungo viaggio della mela nel mondo la vede prima in Egitto, quindi in Grecia e poi, tramite i Romani, in Italia e in tutta Europa.
Grazie ai coloni la mela si diffonde poi in tutto il continente americano prima e in Australia e Nuova Zelanda poi.
La diffusione delle coltivazioni in tutto il mondo sono dovute principalmente alla facilità con cui è possibile coltivarla e conservarla una volta raccolta, al punto che oggi la mela è il frutto più coltivato e diffuso in tutto il mondo.
La lunga frequentazione dell’uomo con questo frutto ha lasciato il segno un po’ in tutte le tradizioni: nella mitologia greca abbiamo le mele d’oro sacre a Era del Giardino delle esperidi che donavano l’immortalità, e non dimentichiamo il pomo della discordia, che ha dato origine alla guerra di Troia; nella tradizione cristiana abbiamo la mela di Adamo ed Eva (frutto dell’albero del bene e del male, che donava la conoscenza), che ha provocato la cacciata dell’uomo dall’Eden, mela che viene riabilitata qualche secolo dopo, almeno nell’arte, visto che nell’iconografia cristiana viene spesso raffigurata nei quadri di Madonne con il Bambino.
Come dimenticare poi altre mele famose: quella di Guglielmo Tell, la mela di Isaac Newton, quella di Biancaneve. E l’elenco potrebbe andare avanti più o meno all’infinito.

Secondo me
La cosa che mi colpisce di più in questo quadro è la differenza tra il realismo e la plasticità della frutta contenuta nel cesto e l’assoluta piattezza e anonimia dello sfondo. Questo permette di apprezzare ogni singolo dettaglio del cesto di frutta, dal cesto in sé e per sé, di cui si può apprezzare l’intreccio preciso, a ogni singolo frutto, i fichi, le pere, l’uva. Altro particolare strabiliante sono le foglie: alcune sono intatte, altre sono mangiucchiate dagli insetti, altre ancora sono secche e arricciate, proprio come nella frutta vera.

Per approfondire
https://www.analisidellopera.it/caravaggio-canestra-di-frutta/
https://www.theartpostblog.com/natura-morta-caravaggio-canestra-di-frutta/
https://www.colturaecultura.it/content/aspetti-storici-e-artistici-1

Gorgonzola, groviera e pani sul tavolo – Cesare Tallone

Titolo: Gorgonzola, groviera e pani sul tavolo
Autore: Cesare Tallone
Anno: 1887
Ubicazione: Museo Villa dei Cedri – Bellinzona, Svizzera

Il quadro
In questo quadro vengono raffigurati per la prima volta nella storia dell’arte il gorgonzola e il groviera. Formaggi oggi molto comuni, ma che alla fine del 1800 erano prelibatezze riservate ai nobili e agli strati più ricchi della borghesia.

Il soggetto
Il nome originale del gorgonzola è stracchino di gorgonzola o stracchino verde, perché è un formaggio prodotto con il latte della vacche stracche, ossia stanche, dopo la transumanza dalle zone alpine.
La prima produzione accertata risale al 879 a. C. a Milano.
Secondo la leggenda, il gorgonzola è il frutto di un errore di “produzione”: un garzone lascia per tutta la notte del latte cagliato, il giorno successivo aggiunge altro latte cagliato e diversi giorni si accorge che il formaggio che ne è uscito ha delle striature verdi, ma si accorge anche che è molto buono.
Da allora il successo di questo formaggio erborinato (da erborin, in dialetto lombardo prezzemolo) acquisisce un pubblico di estimatori sempre più ampio tra gli strati più abbienti della borghesia.
Alcuni aneddoti legati alla storia del gorgonzola:
– pare che al momento del suo inabissamento, il Titanic avesse nella sua stiva parecchie forme di gorgonzola. Infatti il gorgonzola si trovava sul menu della prima classe del famoso transatlantico.
– Durante la Seconda Guerra Mondiale, Winston Churcill fece segnare la cittadina di Gorgonzola con un cerchio rosso perché non venisse bombardata, cosa che avrebbe interrotto la produzione di questo delizioso formaggio.
– Negli anni ’40 il gorgonzola era il formaggio più consumato nel ristorante della Camera dei Comuni di Londra.
– Andrea Bertazzoni, socialista mantovano riparò in URSS in seguito a una condanna e lì iniziò a produrre gorgonzola. In seguito fu condannato per tradimento perché sospettato di aver tentato di avvelenare il popolo con i “poteri” delle muffe contenute nelle striature verdi.

Secondo me
Mi piace l’opulenza rappresentata in questo quadro. Una bella esposizione di sapori forti e gusti decisi rappresentata così bene da poterne quasi sentire il profumo. Confesso che la mia preferenza per questo quadro è data principalmente dalla presenza del gorgonzola, il mio formaggio preferito.

Per approfondire
https://www.archiviotallone.com/cesare.html