Happy new year

Sono già un paio di anni che non mi unisco al coro di bilanci pubblici di fine anno con propositi per l’anno nuovo e, tranquilli, anche quest’anno continuerò così.
Mi sento però di fare un augurio a tutti perché termino l’anno con una sensazione di positività che è maturata dopo un periodo abbastanza complicato.
Il 2020 inaugura un nuovo decennio e voglio condividere con voi l’idea che il meglio debba ancora venire.

Buon anno a tutti, a risentirci nel 2020 (con qualche novità).

Madonna del latte – Jean Fouquet

Titolo: Madonna del latte
Autore: Jean Fouquet
Anno: 1452-1455
Ubicazione: Koninkljjk Museum voor schone Kunsten, Anversa

Il quadro
Questo quadro faceva parte del Dittico di Melun, oggi smembrato. Fu commissionato a Jean Fouquet da Etienne Chevalier, segretario del re di Francia e tesoriere sotto Carlo VII e poi sotto Luigi XI. In origine era composto da due scomparti: lo scomparto sinistro con Etienne Chevalier presentato da Santo Stefano e lo scomparto destro con la Madonna del latte in trono con il Bambino.
La madonna ritratta sarebbe ispirata a Agnès Sorel, amante di Carlo VII, morta nel 1449 ca. dopo aver dato alla luce il quarto figlio avuto col re. Agnès era famosa per la sua bellezza ed era conosciuta come “la signora dal bel seno”. Questo quadro sarebbe quindi un omaggio alla sua memoria.
Oltre alla Vergine e al Bambino in questo quadro possiamo ammirare angeli di due colori diversi che riempiono tutto lo sfondo. In blu i cherubini, simbolo della sapienza divina, mentre in rosso si vedono i serafini, simbolo dell’amore di Dio.

Secondo me
Un quadro magnifico quanto insolito. Il tema della Madonna del latte non è né originale né nuovo, la storia dell’arte prima e dopo questo quadro ne è piena, ma credo che poche Madonne abbiano un aspetto meno virginale e devoto di questa. Questa Madonna è una regina, orgogliosa della propria bellezza e altera. Colpisce anche per una certa aria distaccata dal Bambino.
Ma la parte davvero insolita sono gli angeli che circondano le due figure, cherubini e serafini blu e rossi. Angeli dall’aria vagamente inquietante e con un che di demoniaco.

Per approfondire
https://restaurars.altervista.org/dentro-lopera-la-madonna-del-latte-di-jean-fouquet/
https://www.barbarainwonderlart.com/jean-fouquet-la-madonna-del-latte-in-trono-con-il-bambino/
https://www.libertaearte.com/la-madonna-del-latte-di-jean-fouquet-madonna-o-regina/

Ragazzo con canestra di pane e biscotti – Evaristo Baschenis

Titolo: Ragazzo con canestra di pane e biscotti
Autore: Evaristo Baschenis
Anno: 1650-1660
Ubicazione: Collezione privata

Il quadro
Evaristo Baschenis è stato un pittore del 1600 specializzato in nature morte, in particolare, in nature morte con strumenti musicali. Ma fu un maestro anche nelle nature morte in cucina, dove il cibo diventa il protagonista dell’abilità di questo pittore. In questo quadro l’abilità di Baschenis come pittore di nature morte incontra l’attenzione e il realismo nella rappresentazione dei ritratti di persona.

Il soggetto
Il pane è un alimento antico quasi quanto l’uomo. In un sito archeologico in Giordania sono stati trovati resti di briciole di pane risalenti a 14.000 anni fa, prima ancora dell’agricoltura, prodotto probabilmente con farine di cereali selvatici.
I primi pani, non lievitati, erano cotti nelle ceneri dei focolari e si pensa che venissero preparati come cibo da consumare durante gli spostamenti.
Il pane era consumato anche dagli Egizi e dai Greci, ma fu durante l’impero Romano che vide il momento di massima diffusione. Sempre presso i Romani, intorno al 15 a. C. si ritiene che sia stato aperto il primo negozio di pane della storia.
Durante il Medioevo, il pane assunse ulteriore importanza per la simbologia che lo legava al corpo di Cristo e all’Eucarestia.
Durante il Rinascimento alla ricetta del pane venne aggiunto il lievito di birra, questo diede impulso non solo ai consumi, ma anche alla fantasia dei fornai, che iniziarono a sbizzarrirsi nelle forme e negli ingredienti con cui preparare questo alimento (l’abitudine di aggiungere al pane noci, uva e altri ingredienti era già in uso presso greci e romani, ma con il tempo si era persa). A metà dell’Ottocento il lavoro dei fornai iniziò a vedere i primi tentativi di meccanizzazione: prima con le impastatrici meccaniche, poi con le spezzatrici e le formatrici. Il pane, non aveva solo un valore religioso, ma anche sociale ed economico: come non ricordare l’abitudine degli imperatori romani di ingraziarsi la benevolenza del popolo accordando panem et circenses, ovvero pane e spettacoli del circo. Oppure la rivolta di Milano con tanto di assalto al forno citata nei Promessi sposi, dovuta alla carestia. Infine fino a tutto l’Ottocento il pane distingueva le classi sociali, infatti il pane bianco era riservato alle classi più ricche e agiate.

Secondo me
Questo quadro mi ha colpita per la naturalezza della scena, tanto da sembrare quasi una fotografia. Il ragazzino che porta la cesta di pane sembra quasi sorpreso, proprio, per l’appunto, come in una foto rubata. Mi piace molto anche l’attenzione con cui sono state rese le varie forme del pane e ogni singola piega dell’abito del ragazzo.

Per approfondire
http://www.bergamopost.it/da-vedere/un-cesto-carico-pane-dolciumi-festeggiare-baschenis-la-carrara/
http://www.fondazionecreberg.it/docs/pubblicazioni/pdf_1255091529.pdf

Madonna con bambino – Carlo Crivelli

Titolo: Madonna Lochis
Autore: Carlo crivelli
Anno: ca. 1475
Ubicazione: Accademia Carrara, Bergamo

Il quadro
Davanti a una balaustra, dalla quale sporgono illusionisticamente alcuni oggetti, la Madonna si erge a mezza figura tenendo in braccio il Bambino. Lo sfondo, oltre una tenda calata per isolare il gruppo sacro, mostra un paesaggio rigoglioso a sinistra e spoglio a destra, a simboleggiare la vita e la morte legate al sacrificio di Cristo. Anche la mela che il Bambino tiene allude al peccato originale, mentre il cetriolo, la ciliegia e le pesche, alludono alle virtù mariane della verginità e della fecondità; [cit. Wikipedia]

Il soggetto
A partire dal XIV secolo nell’arte si iniziano a inserire nei quadri tutta una serie di simboli legati al mondo naturale.
Secondo questa simbologia, il cetriolo, pianta del male, spesso associato e confuso con il cocomero e la zucca, indica i peccati di questo mondo che non hanno toccato la Vergine Maria o potrebbe simboleggiare il peccato della lussuria. Secondo altre interpretazioni l’estrema velocità con cui il cetriolo si riproduce, potrebbe simboleggiare la resurrezione.
La coltivazione dei cetrioli risale a più di 5.000 anni fa e le prime tracce partono dalle pendici dell’Himalaya.
Furono diffusi in tutto il Mediterraneo dagli Egizi, che ne divennero ben presto molto ghiotti e anche gli Ebrei, secondo la Bibbia, ne fecero il loro piatto preferito, tanto da rifiutare la manna in loro favore.
L’alta concentrazione di acqua e le proprietà rinfrescanti fecero ritenere a Greci e Romani che fosse uno stimolante per il cervello e che acuisse l’intelligenza. Dopo la caduta dell’impero Romano il cetriolo scomparve, per poi riapparire alla corte di Carlo Magno nel corso dell’VIII secolo. I cetrioli non erano apprezzati solo per le proprietà nutritive e rinfrescanti, ma anche per i suoi impieghi in campo estetico, già conosciuti anche ai tempi dei Greci e Romani.

Secondo me
Mi piace questa Madonna con bambino, mi piace l’espressione della Madonna, la sua aria protettiva e il bambino, piccolo dall’espressione adulta e consapevole. La parte più interessante di questo quadro è tutta la simbologia racchiusa in ogni elemento raffigurato, non ci sono dettagli lasciati al caso, inseriti solo per il gusto estetico, ma ogni particolare trova un riferimento biblico. Molto curioso è anche l’abito della Madonna, rosso, al posto del solito azzurro e con un velo decorato in modo davvero ricco, più simile a quello delle ricche nobili e borghesi che non all’idea di semplicità che solitamente accompagna la figura della Madonna.

Per approfondire
https://www.lacarrara.it/catalogo/81lc00129/?highlight=madonna%20lochis
https://nga.gov.au/exhibition/renaissance/default.cfm?IRN=202354&BioArtistIRN=36998&MnuID=3&GalID=2&ViewID=2
https://restaurars.altervista.org/un-giardino-simbolico-la-madonna-lochis-di-carlo-crivelli-e-il-ritratto-di-ginevra-deste-di-pisanello/

Matrimonio contadino – Pieter Bruegel il Vecchio

Titolo: Matrimonio contadino
Autore: Pieter Bruegel il Vecchio
Anno: 1567 ca
Ubicazione: Kunsthistorisches Museum, Vienna

Il quadro
Dentro un grande edificio, forse un granaio o un pagliaio, si sta svolgendo il pranzo nuziale di una coppia di contadini. La sposa è ben visibile davanti al telo verde appeso alle sue spalle (un elemento che si trova anche in molte Madonne fiamminghe) e indossa la corona con aria vagamente sognante, accanto ai genitori (il padre indossa il mantello foderato di pelliccia ed ha una sedia preminente rispetto alle altre panche); lo sposo secondo la tradizione deve servire ai tavoli ed è forse da identificarsi con l’uomo che sta versando della birra[1] (probabilmente lambic)[2] in una brocca all’estrema sinistra, o con quello dal berretto rosso che si volta al centro per prendere le scodelle col cibo (forse polenta, data la rigidità che sembra mantenere, specialmente nel piatto che viene servito dal presunto sposo) e passarle ai convitati, portate da sue inservienti su un rudimentale vassoio fatto d’assi. [Cit. Wikipedia]

Il soggetto
Il lambic è una birra. Non è possibile dire con certezza quanto sia antica, ma il frumento come ingrediente è prescritto nelle ordinanze comunali fin dal 1400. Inoltre, almeno fino all’anno Mille, tutte le birre erano a fermentazione spontanea. L’aspetto distintivo delle lambic è che seguono un procedimento di fermentazione unico. Le altre birre sono prodotte in ambienti controllati e utilizzando ceppi di lievito accuratamente selezionati: lo scopo è consentire al mastro birraio di controllare ogni momento della produzione, per indirizzare il prodotto finale verso profumi e aromi ben definiti e replicabili ovunque. Per contro, una lambic si ottiene grazie a una fermentazione spontanea innescata dall’azione di lieviti selvatici.
Questa birra ha un’area storica di produzione: il Pajottenland, territorio a sud-ovest di Bruxelles attraversato dal fiume Senne. Secondo alcuni studiosi questo fiume sarebbe di importanza fondamentale per la vita dei lieviti che caratterizzano questa birra.

Secondo me
Pieter Bruegel il Vecchio è, insieme a Hieronymus Bosch, uno dei miei pittori preferiti. Mi piace principalmente per i suoi quadri con moltissime persone, ricchi di simboli e di particolari. MI piacciono i colori, ma soprattutto mi piace l’ambiente contadino e festoso delle sue scene.

Per approfondire
http://www.carlozucchetti.it/invito-nozze-con-bruegel/

La Fruttivendola – Vincenzo Campi

Titolo: La Fruttivendola
Autore: Vincenzo Campi
Anno: 1580 ca
Ubicazione: Pinacoteca di Brera, Milano

Il quadro
Questo quadro raffigura una fruttivendola mentre mostra all’osservatore la propria merce, in particolare porta in primo piano un grappolo di uva nera. Sullo sfondo a destra si può vedere un paesaggio che si estende fino a un villaggio vicino ai monti coperti di nebbia.
Questa opera si colloca a metà tra un dipinto tipico del manierismo, con i suoi paesaggi e personaggi femminili, e le opere tipiche di un vero e proprio genere artistico che in Italia si svilupperà alcuni anni dopo: la natura morta.

Il soggetto
L’uva è uno dei frutti più antichi che l’uomo conosca. Alcune impronte di foglie d’uva sono state rinvenute negli strati di tufo datati tra i 59 e i 55 milioni di anni fa. Già nella Bibbia si parla di uva e di vino, Noè, alla fine del Diluvio Universale, una volta toccata terra pianta una vite e si ubriaca con i suoi frutti.
Si trovano notizie dell’uva sia nell’Epopea di Gilgamesh che in alcuni geroglifici Egizi.
Ai tempi dei greci e dei romani l’uva e il vino, erano perfettamente conosciuti e apprezzati, tanto da avere un dio dedicato Dioniso, o Bacco come lo chiamavano i Romani. Con il diffondersi del Cristianesimo verso Occidente l’uva e il vino non godono di buona fama, né se la passano meglio nelle zone dove contemporaneamente si diffonde la religione Islamica, dove la coltivazione dell’uva e la produzione di vino sono proprio vietate. paradossalmente saranno proprio i monaci a continuare a coltivare l’uva per produrre il vino da usare durante i riti religiosi. Solo con il Rinascimento l’uva e il vino torneranno a essere ospiti importanti delle mense.
Da un punto di vista puramente simbolico, l’uva simboleggia la ricchezza e l’abbondanza.
Una tradizione tipica spagnola vuole che la notte di Capodanno, la “nochevieja” il 31 dicembre, si debbano mangiare 12 chicchi di uva al ritmo dei rintocchi delle campane che segnano la mezzanotte. Quelli che riescono a mangiare tutti i chicchi d’uva a tempo, avranno un anno pieno di fortuna e prosperità.

Secondo me
Di questo quadro mi colpiscono principalmente due cose: la grande varietà di frutta con la compresenza di frutti che appartengono a stagioni diverse: pesche e ciliegie, tipiche dell’estate, con fichi e uva, frutta più tipicamente autunnale. Ma soprattutto il fatto che tutta questa frutta sia rigorosamente suddivisa per tipologia, in modo quasi scientifico ogni contenitore presenta rigorosamente un solo frutto.

Per approfondire
https://anb.house/brera-racconta-6/
http://www.girodivite.it/Il-quadro-della-settimana,20618.html

Due cuoche in cucina – Marten De Vos

Titolo: Due cuoche in cucina
Autore: Marten De Vos (1532-1603)
Anno: ?
Ubicazione: Belgio

Il quadro
Marten de Vos fu uno dei più importanti pittori fiamminghi della seconda metà del XVI secolo. La sua opera comprende principalmente raffigurazioni di temi religiosi, ma anche opere mitologiche e allegoriche e ritratti. Il dipinto dovrebbe rappresentare due cuoche intente a preparare il pranzo del ricco Epulone.

Secondo me
Non ho trovato molte informazioni su questo quadro, ma ho voluto inserirlo ugualmente perché lo trovo davvero molto bello. Bello proprio per la ricchezza che emerge dalle immagini con carni di ogni tipo, ma anche frutta, per la ricchezza di colori e particolari. Quello che però mi colpisce più di tutto è la carnagione delle due cuoche: bianca, bianchissima, quasi traslucida e luminosa.

Per approfondire
https://en.wikipedia.org/wiki/Maerten_de_Vos

Natura morta con frutta, piatto di ostriche, prosciutto e pappagallo – Jan Davidsz. de Heem

Titolo: Natura morta con frutta, piatto di ostriche, prosciutto e pappagallo
Autore: Jan Davidsz. de Heem
Anno: 1650 (?) – 1655 (?)
Ubicazione: Gemäldegalerie der Akademie der Bildenden Künste, Vienna

Il quadro
Specializzato in nature morte e influenzato dallo stile Barocco della scuola di Anversa, Jan de Heem è rimasto famoso per le sue nature morte ricche di elementi e di colori, ma al tempo stesso attentissime a ogni minimo dettaglio.

Il soggetto
Le ostriche sono un alimento conosciuto dall’uomo sin dal Neolitico, lo dimostrano i resti ritrovati, e probabilmente i primi a coltivare stabilmente questo mollusco furono i cinesi. Tuttavia le uniche tracce certe del consumo abituale di ostriche, risalgono ai greci che, oltre a consumarle per mangiarle, utilizzavano i gusci per scriverci il nome delle persone da esiliare 10 anni, pratica che non a caso prese il nome di ostracismo, ostrakismós.
Anche i romani furono molto ghiotti di questi molluschi, tanto che sembra che sapessero distinguere a prima vista la specie di appartenenza.
Nel Medioevo si sottolinea l’aspetto lascivo di questo mollusco, che fino ad allora era interpretato come qualcosa di erotico. Tuttavia sarà solo con Giacomo Casanova, con le sue descrizioni audaci, che si diffonderà l’idea che le ostriche abbiano poteri afrodisiaci.

Secondo me
Trovo questo quadro leggermente frastornante per la ricchezza di elementi, quasi eccessiva: sulla scena ci sono tantissimi oggetti, non solo accessori per il tavolo, ma anche un libro, un flauto, cibi di ogni sorta, persino un pappagallo, che pare non c’entrare nulla con tutto il resto.
A uno sguardo più attento si nota l’attenzione al dettaglio dell’autore: il prosciutto tagliato in modo irregolare, i frutti già sbucciati o tagliati, il boccale rovesciato. Nel complesso mi sembra abbastanza eccessivo, anche se si fatica a smettere di guardarlo e notare cose nuove.

Per approfondire
https://mcarte.altervista.org/jan-davidsz-de-heem/

Piatto di fichi – Giovanna Garzoni

Titolo: Piatto di fichi
Autore: Giovanna Garzoni
Anno: 1661
Ubicazione:

Il quadro
Influenzata dalle nature morte dei fiamminghi e dalle opere di Fede Galizia, Giovanna Garzoni è stata una pittrice molto attenta ai particolari, ai minimi dettagli con uno sguardo e una cura che ha la precisione dell’osservazione scientifica, tanto da valerle il titolo di miniatora.
Riuscì a farsi conoscere grazie alla protezione dei Medici e in seguito alla morte di Cosimo II, suo mecenate iniziò a viaggiare e a portare la sua arte in varie città d’Italia, come Torino, Venezia e Napoli, ma anche in Francia e Inghilterra.

Il soggetto
La pianta del fico proviene dell’Asia Occidentale ed è stata una delle prime piante a essere coltivate insieme alla vite. I fichi sono sempre stati apprezzati non solo per il loro sapore ma anche per le elevate proprietà nutritive e caloriche.
Secondo alcuni, l’albero dell’Eden del Vecchio Testamento, non sarebbe un melo, ma un fico: infatti Adamo ed Eva, dopo averne mangiato il frutto, coprono le nudità intrecciando foglie di fico.
Il fatto che la polpa dei fichi sia ricca di semi l’ha sempre fatto associare alla fertilità e all’abbondanza. Presso greci e romani si consumavano questi frutti prima di un rapporto in onore a Priapo, dio greco e romano della fertilità.
I Greci utilizzavano il lattice di fico per far inacidire il latte e ottenere la cagliata con cui produrre i formaggi.
Una particolarità: quello che si mangia come frutto, in realtà è una grossa infruttiscenza (un complesso di frutti) carnosa, il siconio, costituita da un insieme di fiorellini maschili e femminili, privi di petali, che ne tappezzano la parte interna.

Secondo me
Questo quadro è notevole proprio perché caratterizzato da un’attenzione ai particolari minuziosa, ma mi piace anche perché contrappone al senso di ordine e precisione nella disposizione dei frutti, messi tutti su un unico piatto, l’imperfezione dei frutti stessi, con le loro crepe e spaccature.

Per approfondire
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/giovanna-garzoni/
http://www.toponomasticafemminile.com/index.php?option=com_content&view=article&id=7629&Itemid=7893#garzoni&jjj=1576401309584
http://www.universitadelledonne.it/i%20mai%20visti.htm