Buone vacanze… a me

VACATION


Ebbene sì, la prossima settimana sarò in vacanza.
Ho previsto una settimana di digital detox e completo relax per ricaricarmi, quindi niente pc, mail, post, social media e simili.
Tornerò operativa da lunedì 26 giugno, con nuovi progetti, nuovi post e tantissime idee.

Stay tuned.

 

Formazione e networking, tra sogni e realtà (II parte)

Nel post di ieri parlavo di programmazione dei corsi e degli eventi di networking per l’autunno e di come mi organizzo per avere un budget da destinare a queste attività. Tuttavia, tra spese impreviste e periodi di poco lavoro, può succedere che il nostro barattolo per la formazione e il networking sia desolatamente vuoto.
Ecco quindi qualche proposta di formazione e networking completamente gratuita.


abilità


La biblioteca
In questi tempi in cui il digitale costituisce il 99,99% della nostra vita lavorativa, a volte ci dimentichiamo che le biblioteche forniscono servizi di qualità completamente gratuiti.
Ammettiamolo, noi traduttori siamo abituati a lavorare in solitudine completa, cosa che non sempre giova al nostro carattere e che in alcuni casi può portare alla malinconia e persino a qualche forma di depressione. Quindi avere la possibilità di uscire dalla quattro mura di casa e vedere gente può essere estremamente rigenerante.
Giusto questo martedì mattina mi è capitato di lavorare in biblioteca per un paio di ore e devo dire che il silenzio, la tranquillità e la totale mancanza di distrazioni mi hanno permesso di essere incredibilmente produttiva.
Visto che non tutti i libri esistono in formato e-book, prenderli in prestito in biblioteca è un modo per risparmiare. Tuttavia se proprio non potete rinunciare agli e-book provate il servizio di prestito digitale del MLOL, ormai la maggior parte delle biblioteche ha aderito a questo servizio e attivarlo è abbastanza semplice.
Se iniziate a frequentare la vostra biblioteca di quartiere o di paese scoprirete inoltre moltissime occasioni per vedere presentazioni di libri, attività culturali e simili, spesso gratuite, che forniscono ottimi momenti di networking anche professionale.


When in doubt, go to the library.


I mooc
Adoro i mooc (massive open online courses), ogni anno ne seguo un’infinità, mi permettono non solo di tenermi aggiornata sui miei settori di specializzazione, ma anche di seguire materie che semplicemente mi incuriosiscono (lo scorso anno, ad esempio, ho scoperto un’insospettabile passione per l’urbanistica e ho seguito diversi corsi sull’argomento). Poter seguire corsi fuori dalle nostre solite “rotte” di specializzazione ci permette di diventare traduttori migliori e sviluppare quelle conoscenze enciclopediche di cui parla spesso anche Licia Corbolante. Oltre alle famosissime piattaforme come Coursera, Future Learn e Edx, ci sono piattaforme forse meno conosciute, ma di altissima qualità: codacademy, Standford online, MIT e Ca’ Foscari.


Paula Scher


TED, TED e ancora TED
Ho iniziato a seguire i TEDtalks molto prima di diventare traduttrice, quando ancora li facevano su rai5, poi devono essere sembrati troppo intelligenti e hanno smesso di trasmetterli. Così quando a metà 2013 sono stata ammessa nel gruppo dei traduttori per TED sono stata felicissima. Le traduzioni dei sottotitoli per i TEDtalks sono stati i miei primissimi incarichi da professionista. Quattro anni e 56 video dopo sono ancora molto felice quando riesco a trovare il tempo da dedicare alle traduzioni di queste conferenze, perché sono una più bella dell’altra, intelligenti e molto istruttive.
Sul sito di TED potete trovare non solo i talks, ma anche il blog e le lezioni.


win,learn


I colleghi traduttori
La fonte forse più ovvia di informazioni, corsi, webinar, newsletter e via dicendo, completamente gratuiti sono i nostri colleghi traduttori. Ormai i traduttori che non hanno un blog o una pagina facebook da cui proporre consigli, trucchi, soluzioni traduttive e simili sono pochissimi, perché non approfittare, in senso positivo, della disponibilità di chi ha più esperienza di noi per formarci e imparare.
In ordine sparso e assolutamente non esaustivo vi consiglio i traduttori italiani che seguo con maggior assiduità: se vi interessa la traduzione legale, ma imparare concetti chiave della traduzione legale non fa male nemmeno a chi non se ne occupa, credo che il modo migliore per tenervi aggiornati sia seguire il blog e la newsletter di Luca Lovisolo, che offre spesso anche webinar gratuiti (giovedì prossimo ci sarà un webinar gratuito sui traduttori e i blog).
Potete seguire i preziosi consigli sul networking di Martina Eco, 3ptranslation, le pillole di produttività di Alessia Simoni, il blog di Chiara Zanardelli che ci offre ogni settimana utilissimi consigli su come tradurre i termini della finanza e che ha avuto la bontà di ospitarmi ben due volte e i rari ma preziosi post di Laura Dossena aka Elledì sui CAT (il suo corso sui CAT non è gratuito, ma poco ci manca e vale ogni centesimo speso).
Se gestite il vostro blog e/o sito, imparare qualche riga di codice vi sarà sicuramente utile, perché non seguire il corso su Instagram di Clara Giampietro Code with Clara? Finisco con Terminologia etc. di Licia Corbolante, che non ha certo bisogno di essere citata da me, ma è una fonte inesauribile di informazioni utili per il nostro lavoro. Onestamente potrei andare avanti un secolo, ma mi fermo qui. Non me ne vogliano le colleghe che non sono state citate, ma siete davvero tantissime e ognuna offre consigli utili sul mondo della traduzione o sulla vita da freelance; parlo al femminile perché con l’unica eccezione di Luca Lovisolo, leggo solo blog di colleghe donne, non per scelta, ma perché non conosco blog di colleghi uomini italiani (una lacuna che andrà colmata).


Be great


I professionisti di settore
Così come i traduttori, anche i professionisti hanno il loro blog da cui dispensano consigli utili, corsi e webinar gratuiti. Ne ho scelti giusto tre, non tanto perché sia il numero perfetto, quanto perché non volevo che questo post diventasse eccessivamente lungo.
1) Gioia Gottini: se tutte le freelance ad un certo punto la nominano come fonte di ogni sapienza in materia di personal branding un motivo ci sarà. Potrei consigliarvi il blog e i video di youtube, ma quello che mi piace davvero e che aspetto sempre di leggere, sono i suoi articoli mensili su Just Baked dove spiega quali sono i trucchi dei grandi brand che i piccoli professionisti possono rubare.
2) Enrica Crivello: se hai bisogno di consigli su marketing, storytelling e simili il suo blog è il posto giusto dove trovarli. Io sono iscritta anche alla newsletter e ogni domenica ricevo due consigli di marketing che sto accuratamente archiviando (e ovviamente mettendo in pratica).
3) Zandegù: ho iniziato leggendo molti dei loro e-book professionali e poi ho scoperto il loro blog che ha il pregio di farmi sempre riflettere sull’attività di freelance. Se volete farvi due risate, che tra una traduzione e un corso non ci stanno male, guardatevi il loro talk shiocco su youtube. Organizzano corsi che non sono gratuiti, ma hanno tutta l’aria di essere bellissimi, peccato che siano a Torino e quindi per me praticamente dall’altra parte dell’universo, però hanno promesso che arriveranno anche i corsi online.


learn


Networking tra traduttori
Martina Lunardelli ha lanciato un’idea tanto semplice quanto geniale: non c’è bisogno di aspettare eventi ufficiali per trovarsi tra traduttori, è sufficiente organizzare un aperitivo (ma anche una colazione, una pizzata, ecc.) e trovarsi tra colleghi per avere momenti di confronto e networking. Se proprio volete attenervi alla linea costo 0 potete sempre optare per un picnic, del resto tra qualche giorno sarà estate, le occasioni non mancano di sicuro.


Clara Oswald


Come vedete non ci sono scuse, se avete voglia di formarvi o di fare networking tra colleghi non c’è bisogno di vendere un rene. Sono sicura che ci siano altre risorse e altri modi per formarsi gratuitamente, se vi fa piacere potete aggiungerli nei commenti.

 

Formazione e networking, tra sogni e realtà

Shakespeare


Si avvicina la fine di giugno che per me, ma sono sicura di non essere l’unica, sotto molti punti di vista è la vera fine dell’anno.
A giugno faccio un bilancio della mia attività, programmo i due mesi estivi, quando c’è a casa da scuola il mio piccolino e, soprattutto programmo tutta l’attività fino alla fine dell’anno: non solo lavoro, ma anche fiere, eventi di networking e formazione.

Soprattutto le ultime due voci devono essere programmate non solo da un punto di vista organizzativo, che già non è poco, ma anche dal punto di vista economico.
Per evitare di spendere senza controllo tutto quello che guadagno, dallo scorso anno ho adottato il metodo dei sei barattoli.


butterflies


Devo dire che funziona molto bene, soprattutto mi evita di spendere in modo incontrollato in corsi e formazione tutto quello che guadagno (mi è successo il primo anno di lavoro da freelance e quando mi sono fatta due conti sono quasi caduta per terra dallo shock).

I miei barattoli sono:
stipendio sì, mi do uno stipendio, il mio è un lavoro, non un hobby, e come tale va retribuito;
tasse non vorrete trovarvi a piangere lacrime amare quando il commercialista vi presenterà il conto?;
formazione e networking questa è la voce più difficile da gestire per me, perché ho sempre millemila corsi ed eventi che mi interessano e a cui vorrei partecipare;
aggiornamenti vari lo scorso anno l’acquisto del mio pc nuovo si è preso quasi tutto il budget di questa voce, quest’anno devo assolutamente prevedere l’aggiornamento di Trados, in quanto professionisti i nostri strumenti di lavoro devono sempre essere rigorosamente aggiornati;
risparmi per gli imprevisti cerco sempre di fare in modo che questo barattolo non sia completamente vuoto, giusto per non farmi prendere dall’ansia e da attacchi di panico quando ci sono cali di lavoro;
vacanze e spese per la casa se avete una famiglia, dei figli, annessi e connessi sapete che questo è il barattolo che si svuota più velocemente di tutti, qui ci sono i soldi per le vacanze, per l’auto nuova, per il frigorifero che si rompe, per le scarpe del piccolo (che cambia quattro numeri l’anno) e, perché no, per la cena dell’anniversario nel nostro ristorante sushi preferito dove una cena costa un rene. Perché la prima forma di risparmio è non avere debiti (Paola Nosari docet, e parlando di corsi, è appena ripartito il suo #happymoneyrevolution, non perdetelo).


wishing-and-hoping


La voce formazione e networking per me è la più difficile da gestire, da un lato perché è il barattolo con meno fondi (è triste lo so, ma anche nel mio bilancio il budget per la formazione subisce i tagli più consistenti), dall’altra gli eventi interessanti sono tantissimi e pure i corsi (solo sul sito di Langue & Parole ho trovato almeno una decina di corsi che mi piacerebbe seguire).
Non bisogna poi trascurare il fatto che oltre ai soldi, l’altro elemento fondamentale per riuscire a seguire corsi ed eventi è il tempo; quest’anno ho saltato il Roadshow di SDL per il terzo anno di fila perché mio figlio è stato poco bene la notte prima; poco male, l’evento era gratuito, ma se avessi pagato il biglietto avrei perso i soldi.
Non ha molto senso pagare un corso e/o un evento se non avete la certezza di potervi organizzare con gli impegni di famiglia e di poter gestire eventuali imprevisti.


goal


Quindi in questi giorni farò il bilancio di questi mesi di lavoro per ottenere il budget di cui dispongo, stilerò la lista dei corsi e degli eventi che mi interessano, tutti, ma proprio tutti, del resto sognare non costa nulla, e vedrò cosa potrò permettermi.
Alcuni eventi sono già a budget dall’inizio dell’anno: per il networking il Freelance camp di Marina di Romea a settembre – ho già il biglietto, ma devo mettere a budget le spese di viaggio e di pernottamento (non vi sarete dimenticati delle spese accessorie agli eventi, vero?) e se riuscirò a risolvere la logistica della cosa la Giornata del Traduttore a Pisa in ottobre. Non mi resta che decidere i corsi che frequenterò.

E se per motivi vari quest’anno non avete budget per la formazione e gli eventi?
Seguite il post di domani e scoprirete che anche senza budget, o con un budget davvero irrisorio, potete fare formazione e networking. Stay tuned.

To bring home the bacon

bacon


L’espressione to bring home the bacon equivale all’italiano portare a casa la pagnotta ed entrambe indicano l’azione di portare a casa i mezzi (principalmente il denaro) per sostentare la famiglia.
Non è così difficile capire perché in italiano si faccia riferimento al pane, l’alimento di base per eccellenza. Meno immediato è capire perché in inglese ci si riferisca al bacon.

Sull’origine di questa frase ci sono tre teorie:
– secondo alcuni l’espressione sarebbe nata in Inghilterra nel medioevo, quando il bacon era considerato un alimento pregiato e veniva concesso come premio in numerose occasioni.
Alcune tradizioni riportano che il priore del villaggio di Dunmow, nell’Essex, sia rimasto impressionato per la devozione dimostrata da una coppia di sposi, al punto da donare loro un pezzo di pancetta (flitch o bacon).
In seguito rimase l’abitudine di regalare un pezzo di pancetta alle coppie che potessero dimostrare di non aver litigato per un intero anno e un giorno.
A sostegno di questa teoria ci sarebbe una frase nel racconto The Wife of Bath di Geoffrey Chaucher (1395):

But never for us the flitch of bacon though,
That some may win in Essex at Dunmow.

– Secondo altre tradizioni l’espressione farebbe riferimento a una gara tipica delle fiere di paese del 1500, in cui i paesani si sfidavano a catturare un maiale unto di grasso, al termine della quale il vincitore si portava a casa il maiale catturato.

– Tuttavia la prima volta che si vede apparire per iscritto la frase in questa forma è nel 1906 in un telegramma scritto dalla madre del pugile statunitense Joe Gans che in occasione di un incontro importante gli scrisse: “Joe, the eyes of the world are on you. Everybody says you ought to win. Peter Jackson will tell me the news and you bring home the bacon”.
Nel gergo pugilistico la parola bacon farebbe riferimento al corpo del pugile, quindi la madre lo invita a tornare a casa tutto intero.
Il pugile vinse e inviò alla madre un telegramma in risposta dicendo che: “I have not only the bacon, but also the gravy”, al telegramma seguì un assegno di $6.000 per la madre.
Questi due telegrammi sono in seguito apparsi su diversi quotidiani e l’espressione rimase così come la conosciamo oggi.

Conoscete altre ipotesi sull’origine di questa espressione? Conoscete espressioni simili in altre lingue? Fatemelo sapere nei vostri commenti.

Breadwinner, ovvero “chi porta a casa la pagnotta”?

Breadwinner


Qualche tempo fa, nel tradurre i sottotitoli di un TEDTalk, mi sono trovata a dover tradurre la parola breadwinner. Come spesso accade, il concetto alla base di questa parola è piuttosto semplice, la complicazione nasce dal fatto che in inglese abbiamo una parola che in italiano possiamo rendere solo con un giro di parole. Infatti breadwinner in italiano può essere reso come colui/colei che porta a casa la pagnotta, in testi ufficiali, come una dichiarazione dei redditi, possiamo identificarlo anche come il percettore di reddito, in inglese viene chiamato anche wage earner.

Capirete bene che quando si hanno dei limiti di spazio, come nella traduzione di un sottotitolo, avere da una parte una parola di 11 caratteri e dall’altra un’espressione di 34 caratteri non è esattamente la stessa cosa.
Certo, in italiano non mancano altre espressioni che possono rendere l’idea, una di queste è capofamiglia.

La mia resistenza nell’uso di questa parola nasce dal fatto che quando si parla di capofamiglia solitamente si fa riferimento al padre o al marito. Non ho bisogno di fare grandi ricerche in Google per saperlo: quando 12 anni fa mi sono trasferita dove abito ora, sono andata all’ufficio anagrafe del mio comune con il mio compagno per il cambio di residenza e nelle carte l’impiegata, alla voce capofamiglia, ha messo automaticamente mio marito, non senza vibrate proteste da parte mia, questo perché “solitamente si indica l’uomo come capofamiglia”.

In una presentazione dove si parla di nuovi ruoli e rapporti uomo-donna all’interno della famiglia, usare un’espressione con un connotazione così patriarcale mi sembrava fuori luogo, anche perché nel dialogo in inglese la parola non ha una connotazione spiccatamente di genere.
Peccato che non ho trovato nulla di meglio.

Dopo aver imprecato a lungo contro il sessismo insito nella nostra lingua, ho iniziato a fare ulteriori ricerche, al di fuori dei dizionari, per vedere come la parola breadwinner viene utilizzata nei testi inglesi. Dalla teoria alla pratica ho scoperto che nemmeno in inglese l’espressione breadwinner è così neutra come si può pensare, infatti in molti articoli per sottolineare quando a portare a casa la pagnotta sono le donne anziché gli uomini si usano espressioni come female breadwinner(s) (con 19.000 occorrenze su Google al singolare e 44.200 al plurale), breadwinner moms (17.800) e breadwinning wives (27.000) solo per citare le più utilizzate.

Al che mi sono detta, diamo una possibilità anche alla nostra lingua, proviamo a vedere se ci sono espressioni simili anche in italiano e, sorpresa, ci sono non sono così frequenti come in inglese, ma vengono usate esattamente negli stessi contesti; così possiamo trovare madre capofamiglia (4.340 risultati su Google), capofamiglia donna (1.250) e la capofamiglia (1.870) per citare solo le espressioni più utilizzate.
Detto fatto, ho utilizzato la parola capofamiglia ponendomi meno problemi.

Diversamente da quello che può sembrare, e da come spesso si legge in alcuni commenti, porsi dei problemi sull’identità di genere nel linguaggio non è tempo perso o una “mania da vetero femministe”, significa riflettere su come può e deve cambiare la lingua per rispecchiare i cambiamenti che avvengono all’interno della società in cui viviamo e per sottolineare nuove sensibilità; nessuno oggi trova strano o da “fanatici” il fatto che si usino espressioni come nero al posto di negro o non vedente al posto di cieco, non è che i neri o i non vedenti siano diventati altro, semplicemente c’è una nuova sensibilità verso l’uso di un linguaggio offensivo o poco inclusivo.

Le parole non sono solo parole: ci sono mondi dietro le parole.
Paola Mastrocola “La scuola raccontata al mio cane”

Per finire una precisazione: l’espressione italiana portare a casa la pagnotta, in inglese trova il suo equivalente anche nell’espressione to bring home the bacon.
Del perché proprio la pancetta, parleremo in un altro post.


Sandwiched

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La parola che voglio proporvi oggi è veramente intraducibile (o forse no). Questo perché l’inglese è una lingua meravigliosa che ha la possibilità di creare parole nuove trasformando, ad esempio, un sostantivo in un aggettivo o un verbo. È il caso di sandwiched.
Non è difficile capire cosa possa voler dire sandwiched, più difficile è trovare in italiano una parola in grado di esprimere lo stesso concetto, senza utilizzare un giro di parole e senza perdere la parte visuale della parola. Così come il sandwich è formato da due fette di pane che racchiudono un ripieno, così sandwiched richiama una situazione in cui qualcosa si trova stretto tra altre due cose:

the kitchen is sandwiched between the bathroom and the living room

In italiano possiamo usare stretto o incastrato (a seconda del contesto), perdendo però tutta la parte dell’immagine del sandwich:

la cucina è stretta tra il bagno e il salotto

Come si può vedere la traduzione è corretta, quel che è certo è che ha perso molta della sua capacità di creare un’immagine ben precisa.

In base al contesto, in italiano si potrebbe sostituire l’idea del sandwich con l’immagine della morsa. Questo permette di non perdere la forza del testo di creare un’immagine specifica, ha il difetto, se così si può dire, di utilizzare un’immagine sicuramente più forte del testo di partenza.

The country lies sandwiched between the dictatorship of X and Y, a country where there is terrorism.

Il paese si trova stretto in una morsa fra la dittatura della X e Y, un paese dove c’è il terrorismo.

Da notare che stretto in una morsa ha anche un significato leggermente più negativo rispetto all’originale sandwiched, quindi non si adatta a tutti i contesti.

E voi, come tradurreste sandwiched? Conoscete qualche verbo o aggettivo italiano in grado di creare un’immagine altrettanto efficace?

 

From soup to nuts

From soup to nuts


L’espressione (from) soup to nuts è tipica del linguaggio colloquiale americano e indica qualcosa dall’inizio alla fine, nella sua interezza. In italiano solitamente esprimiamo lo stesso concetto dicendo da capo a piedi, da cima a fondo oppure dalla a alla z (in effetti anche negli USA e in Inghilterra si usa dire from A to Z).
Pare infatti che nei pranzi formali (per lo meno in quelli ritratti dai libri di fine Ottocento primi del Novecento) la giusta sequenza delle portate parta dalla zuppa/minestra per arrivare alle noci servite in una ciotola che si fa girare tra gli invitati (solitamente gli uomini) insieme al porto. Visto che la sequenza prevista dall’etichetta varia in base ai periodi, lo stesso concetto si può trovare in un’espressione precedente (from) pottage to cheese.
Ma com’è venuta agli americani l’idea di utilizzare la sequenza delle portate per indicare l’interezza di un’azione o di una cosa? L’idea viene da lontano, nelle Satire (30 a.C.) il poeta latino Orazio usa l’espressione ab ovo usque a mala, dall’uovo alle mele, che era la sequenza con cui venivano servite le portate nell’Antica Roma.

Tuttavia l’abitudine di utilizzare il primo e l’ultimo termine di una sequenza non è circoscritto all’ambito della cucina, infatti tra le espressioni in inglese per indicare qualcosa da cima a fondo, si usa anche l’espressione from stem to stern, dalla prua alla poppa, nata in ambito marinaro .

E tu, conosci altri modi per dire da cima a fondo, magari in altre lingue?

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