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Donald E. Westlake


Da ragazzina, dai dieci ai tredici / quattordici anni, ho avuto la fissa per il romanzi gialli. Li leggevo uno dopo l’altro, divorandoli come cioccolatini. In quel periodo leggevo praticamente solo gialli, ho iniziato con Dieci piccoli indiani e tutti i romanzi di Agatha Christie su cui sono riuscita a mettere le mani e via, via sono passata un po’ per tutti i sottogeneri. Subito dopo Hercule Poirot il mio eroe è stato Sam Spade, l’investigatore tutto d’un pezzo de Il falcone maltese. Non ho mai amato il Maigret di Simenon, mi sono fermata alle prime pagine di Pietr il lettone, e ho scoperto Sherlock Holmes solo molto più tardi. In compenso sono rimasta fulminata da Westlake de Gli ineffabili cinque (il titolo originale è Hard stone, La pietra che scotta e in italiano il libro è conosciuto anche con questo titolo, che è quello scelto anche per il film).

La mia vecchissima copia de “Gli ineffabili cinque” tradotto da Laura Grimaldi

John Dortmunder, il protagonista, non è un detective, lui è il cattivo, il rapinatore. Questa era una grandissima differenza tra i romanzi che avevo letto fino a quel momento e Gli ineffabili cinque. In questo romanzo i protagonisti sono i cattivi, non solo, il fatto è che ti ritrovi a tifare per loro. Perché sono cattivi sfigatissimi, fanno piani complicati e per quanto li studino sin nei minimi particolari alla fine tutto va a rotoli, tanto che, in questo romanzo, si ritrovano a rubare lo stesso smeraldo più e più volte e ogni volta immancabilmente lo perdono. La grande innovazione di Westlake è stata proprio questa, l’elemento umoristico inserito nella crime story. Dortmunder è un po’ come Will E. Coyote, in fin dei conti, per quanto tu sappia che i suoi sforzi sono “malvagi”, non puoi fare a meno di fare il tifo per lui e in fondo speri che riesca a catturare Bip Bip. La stessa cosa succede con Dortmunder e la sua banda di rapinatori, fino alla fine del romanzo tifi per loro, anche se sai che non sono i buoni della storia.

Questo sottogenere del genere giallo, in italiano si chiama giallo umoristico, mentre in inglese si chiama caper story, che non sta per storia del cappero, perché fa riferimento a un altro dei significati di caper, ovvero, atto illegale o discutibile, ma significa anche balzo, guizzo. E in fondo l’idea di questo genere di romanzi sta proprio qui, tra un balzo e un guizzo e tra una risata e l’altra, segui direttamente dalla parte dei “cattivi” tutta la storia.

E voi, siete appassionati di caper stories? Avete mai letto romanzi di Westlake?

Ci risentiamo venerdì 02 ottobre, per l’ultimo post sui capperi.

Per approfondire:
– la trama completa del libro da Wikipedia
– un articolo di Loredana Lipperini sui libri di Donald E. Westlake
– per scoprire i libri di Westlake e le copertine originali

5 pensieri su “Donald E. Westlake”

  1. Non conosco questo autore, ma rimedio volentieri, o almeno provo: mi piacciono i gialli. Ricorso però molto bene, e positivamente, il film La pietra che scotta, nonostante lo abbia visto tantissimi anni fa.

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