Natura morta con aragoste – Eugene Delacroix

Titolo: Natura morta con aragoste
Autore: Ferdinand Victor Eugene Delacroix
Anno: 1826
Ubicazione: Louvre – Parigi, Francia

Il quadro
Questo quadro fa parte della sterminata produzione di Eugene Delacroix ed è forse uno dei meno studiati.
Un quadro molto particolare, difficile da interpretare, per la presenza delle aragoste in primo piano, elemento completamente fuori contesto. Secondo alcuni studiosi l’incompatibilità delle aragoste con il resto della scena, si spiegherebbe con l’idea che Delacroix volesse rappresentare la terra (la lepre), l’aria (il fagiano) e l’acqua/mare (le aragoste).

Il soggetto
L’aragosta, insieme ad altri crostacei come granchi e gamberi, è un alimento presente sulle nostre tavole sin dai tempi dei romani.
Come anche ai nostri giorni, sono sempre stati un cibo prezioso, riservato alle classi più ricche.
Negli scritti medievali di natura religiosa, sia all’aragosta che al granchio simboleggiavano la Resurrezione, probabilmente perché si basavano su testi riconducibili a Plinio che credeva che i due crostacei rinnovassero in primavera il proprio carapace liberandosi di quello vecchio.

Secondo me
Questa natura morta mi ha colpita proprio per la presenza delle aragoste, che sono un elemento completamente fuori dal contesto della scena generale del quadro: una scena di caccia sullo sfondo, della selvaggina morta e il necessario per la caccia in primo piano e con questi due aragoste, che nulla hanno a che vedere con tutto il resto. L’altro elemento che attira lo sguardo è la lucertola, unico animale vivo (con l’eccezione dei cavalli sullo sfondo, ma distanti dalla scena principale), altro animale che rappresenta la rinascita, la rigenerazione.

Per approfondire
http://www.treccani.it/enciclopedia/eugene-delacroix_(Enciclopedia-Italiana)/
http://www-personal.umich.edu/~hannoosh/Hannoosh-Delacroix%20Lobsters.pdf

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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