Cibi afrodisiaci


Come il satollarsi scaccia la castità, così la fame è amica della verginità e nemica della lussuria. Sant’Ambrogio

In rete si trova un universo di articoli sulla relazione tra cibo e desiderio e facendo un po’ di ricerca ho scoperto due cose:
1) non esistono pietanze realmente afrodisiache, ovvero cibi che, da un punto di vista scientifico, abbiano una correlazione diretta e immediata con il desiderio sessuale. Di solito i cibi considerati afrodisiaci hanno, sul lungo periodo, un effetto sulla circolazione sanguigna, sul benessere psicofisico generale o proprietà antistress, alcuni possono avere anche effetti sulla fertilità. Tutte cose utili in materia di sesso, ma da qui a definire questi cibi afrodisiaci ne corre.
2) A voler fare una lista, l’elenco dei cibi proposti nei vari articoli spazia tantissimo e va dai classici ostriche, peperoncino e cioccolato all’aglio (parliamone!).

La difficoltà nel trovare una correlazione diretta e certa tra i cibi e il desiderio probabilmente sta anche nel fatto che nel desiderio c’è una componente psicologica non indifferente e che quindi è abbastanza difficile stabilire un confine netto tra il reale effetto del cibo e l’effetto placebo (l’idea che assumere una sostanza con un determinato potere curativo ha di per sé un potere curativo).
Non è certo un caso se lo stesso Machiavelli già nel Cinquecento, nella sua celebre commedia La Mandragola, deridesse chi credeva nel potere afrodisiaco di questa pianta.

Ma la storia degli afrodisiaci è antica quasi quanto l’uomo, a dimostrazione che il rapporto tra cibo e desiderio non è frutto di una moda passeggera.
Storicamente si pensava che la forma fosse un indizio della funzione, quindi venivano considerati afrodisiaci tutti quei cibi che avevano forma più o meno fallica o che in qualche modo ricordasse i genitali maschili o femminili.

Gli egizi avevano vari rimedi che ritenevano afrodisiaci, alcuni abbastanza noti anche oggi, come le spezie piccanti (zenzero e coriandolo) e la mandragola, altri abbastanza insoliti e disgustosi come la spuma proveniente dalla bocca di uno stallone da usare come unguento.
Ma il vero afrodisiaco per gli egizi era la cipolla, al punto che i sacerdoti che avevano fatto voto di castità non potevano consumarla.
Sulla cipolla ci deve essere qualche fondamento di verità, se anche i primi cristiani, decisi a proporre costumi più morigerati rispetto alla dissolutezza romana, vietavano il consumo di questo ortaggio per allontanare le tentazioni.

Per i Greci, dal momento che Afrodite era nata dalla spuma del mare, tutti i cibi di origine marina, come pesci, molluschi e crostacei, avevano potere afrodisiaco.

Nell’antica Roma erano molto diffusi gli amatoria pocula, intrugli spesso tossici spacciati per filtri d’amore. Gli ingredienti variavano da cose disgustose come i cuori dei rospi alla noce vomica, contenente stricnina, che se in piccole dosi è un eccitante del sistema nervosoe quindi potenzialmente può avere un effetto sull’eccitazione, assunta nelle dosi errate porta alla morte per soffocamento dovuto alle dolorosissime convulsioni. Nonostante ci fossero diverse leggi che punivano con la morte chi produceva questi filtri, a Roma erano diffusissimi.

Con la scoperta delle Americhe l’attributo di afrodisiaco passò a tutti i cibi che potevano in qualche modo essere considerati esotici: le spezie in primis, ma anche le patate, i pomodori, i peperoncini e il cacao, che, tra l’altro, era ritenuto cibo per gli dei.

La moderna chimica ha portato a scoprire che alcuni insetti, come la Lytta vescicatoria, contengono una sostanza, la cantaridina, che grazie al suo effetto infiammatorio della prostata è un rimedio contro l’impotenza.
Anche a non voler considerare che funziona perché è irritante, l’uso di questo rimedio è ampiamente sconsigliato perché nelle quantità sbagliate la cantaridina è letale.

È davvero incredibile il dispendio di risorse ed energie che gli uomini, nel corso della storia hanno profuso nella ricerca di cibi afrodisiaci, senza considerare che quasi sicuramente il miglior afrodisiaco è nel cervello.


Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare, ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare.
(Manuel Vàzquez Montalbàn)

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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