Ho perso le parole…


Ho perso le parole
eppure ce le avevo qua un attimo fa

[…]

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me

(Luciano Ligabue)

In questi ultimi mesi tra ricoveri (il mio) e influenze varie (mie e di mio figlio), i corsi (che tengo io e che frequento) e i lavori (ebbene sì, ormai sono una slasher anch’io), la mia vena creativa si è inaridita.
Non che non ci sia un oggettivo problema di tempo, ma ultimamente mi sono resa conto che non sto scrivendo sul mio blog più per una mancanza di ispirazione che per una mancanza di tempo. Infatti con una bella programmazione potrei tranquillamente scrivere almeno un paio di post a settimana.

Non potendomi definire scrittrice (scrivere qualche post non mi rende scrittrice, più di quanto avere due piedi mi renda una calciatrice) non posso parlare di un vero blocco dello scrittore, così ho preso in prestito il testo di questa famosa canzone di Ligabue e diciamo che più che altro “ho perso le parole“.

Eppure ho fatto tutto per bene: ho un programma delle pubblicazioni, con tanto di temi settimanali, ho una banca di argomenti (leggi quaderno delle idee) per potenziali post da riempire la programmazione editoriale per i prossimi due/tre anni, leggo regolarmente riviste di settore e libri per essere sempre aggiornata sul settore alimentare (anche perché è un settore particolarmente in movimento e quindi è un attimo rimanere indietro), eppure… eppure nulla, zero, nada. Sono settimane che mi ritrovo davanti alla tastiera e non produco nulla.

Ho persino accarezzato l’idea di aprire un altro blog su un argomento completamente diverso, che non c’entri nulla con il lavoro, per vedere se scrivendo d’altro mi si sbloccava il cervello. Un paio di mezze idee mi sono anche venute, una in particolare mi attira parecchio, però ci devo riflettere bene (diciamo che i colpi di testa mi vengono particolarmente male).

Quindi al momento sono qui, ferma, rifletto, inizio un post, lo salvo nelle bozze, parto con un altro, lo cancello, mollo tutto e correggo una pila di compiti, poi lo riprendo, traduco qualche centinaio di parole e ritorno. E in questo andirivieni di nulla è passato un mese.

Stamattina mi sono resa conto che domani è San Valentino e sono due anni che rimugino di scrivere su un post sul cibo afrodisiaco.
Magari è la volta buona.

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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