Parole del Natale

Gumbo


Nella sconfinata lista dei piatti che vorrei provare, il gumbo è sicuramente tra quelli in cima alla lista. È un piatto che ho scoperto guardando alcuni reportage sulle zone di New Orleans ai tempi dell’uragano Kathrina (2005). In uno di questi si vedevano le signore della città cuocere pentoloni di questa pietanza invitante e distribuirli alle persone sfollate e a quelle che arrivavano in città per aiutare con i soccorsi e la ricostruzione. Tutte le cuoche intervistate parlavano di questo piatto come del comfort food per eccellenza, tutte avevano una ricetta di famiglia di questa pietanza e ovviamente ognuna di loro cucinava la versione la migliore (come per ogni comfort food che si rispetti). Di questo piatto mi attira il mix di gamberi e carne, l’aspetto ricco, che ti permette di sentirne il profumo anche solo guardando la fotografia; mi piace il fatto che si mangi con il riso bollito  e che sia un piatto unico (amo molto i piatti unici). È un piatto dall’aria invitante e sostanziosa e secondo me è la pietanza perfetta per le riunioni di famiglia, perché si prepara in anticipo, cosa che permette anche a chi cucina di sedersi a tavola con tutti gli altri. 

La ricetta appartiene alla tradizione della cucina creola, tipica della Louisiana, che riunisce le tradizioni delle cucine “francese, spagnola, portoghese, italiane, dei nativi americani con influenze africane” (cit. Wikipedia).  
Il gumbo è uno stufato che, come dicevo, può essere preparato in anticipo e viene servito con riso bollito, preparato a parte. 
È difficile parlare di ricetta originale, perché come tutti i piatti che vengono tramandati in famiglia, ha tante varianti quante sono le famiglie che lo preparano. La ricetta che ho scelto (qui) è l’unica che prevede una cottura superiore alle due ore. Questo perché nelle trasmissioni dove ho visto preparare il gumbo, la cottura era molto lunga. 

I due elementi che caratterizzano questo piatto sono l’okra (detto anche ocra o gumbo), una pianta originaria dell’Africa conosciuta anche come “zucchina del Medioriente”. Si può consumare sia cruda, in insalata, che cotta nelle zuppe, dove funziona come addensante. 

L’altro ingrediente che caratterizza questo piatto è l’andouille, una specie di salame a base di carne di suino, talvolta affumicato, che per il gumbo si usa nella versione piccante e da cuocere. Anche il nome dell’affettato tipico calabrese, la ‘nduja, deriva da questo salume.  

E voi, avete mai assaggiato il gumbo? Scrivetelo nei commenti. 
Domani invece torniamo in Europa, più precisamente in Francia. 

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