Riflessioni sparse

Fai da te vs. professionista

Noè


Qualche giorno fa mio figlio mi dice: “Sai cosa mi piacerebbe?”.
E lì di solito il mio portafogli inizia a tremare perché quando inizia così significa che ha visto qualcosa che vorrebbe.
“Mi piacerebbe dipingere la mia camera di azzurro, come il mare, e poi disegnarci tanti pesciolini, così mi ricorderei sempre del mare”.
Lì per lì avrei voluto dirgli: “Non preferisci che compriamo qualcosa?”, perché la mia incapacità artistica è leggendaria, poi la mamma montessoriana che è in me ha preso il sopravvento e mi sono detta che poteva essere un’occasione per metterci alla prova e per dimostrare al mio piccolo che se si vuole qualcosa si deve lavorare per ottenerla.


 

indotto diy


Così siamo andati in ferramenta, scortati da mio marito in versione consulente, e abbiamo scelto il colore delle pareti, un bellissimo azzurro mare. Pennelli, rulli e tutto il necessario per ricoprire mobili e pavimenti li avevamo già in casa, abbiamo solo dovuto decidere quando fare il lavoro.
Su consiglio del consorte/consulente abbiamo limitato il lavoro alle due pareti che confinano con il letto, prima di partire in quarta a fare tutta la camera.
Il consorte mi ha anche aiutata a spostare l’armadio e a liberare la zona di lavoro.

La mattina stabilita, armati di scala (aiuto) e scotch carta, io e il mio piccolo abbiamo rivestito stipiti, zoccoletti e prese e abbiamo creato una specie di cornice intorno all’area da dipingere. Del resto abbiamo imparato dal migliore, ovvero il consorte/consulente, che se si fa un buon lavoro preparatorio, poi la parte di pulizia finale è un gioco da ragazzi. E limitare all’osso la parte di pulizia a me interessava parecchio.
Finito di rivestire il tutto abbiamo fatto la prima pausa, perché sembra una scemenza, ma se sei alto uno e un barattolo arrampicarsi su e giù da una scala per rivestire questo e quello con lo scotch carta, mentre ti tieni alla suddetta scala perché hai le vertigini e temi di cadere da un momento all’altro, finisci che sei stremato.


tempo


Ripreso il lavoro abbiamo dovuto decidere, tra pennelli e rulli di varie misure cosa usare. Io ho optato per una pennellessa bella grande, perché, come recitava la nota pubblicità, “per una parete grande ci vuole un pennello grande”, mentre mio figlio ha subito scelto il rullino che aveva comprato con il papà.

Dopo una quindicina di minuti ho capito il mio errore: se è vero che la pennellessa bella grande copre velocemente una superficie più ampia, è anche vero che dopo un po’, soprattutto visto che per ovvi motivi a me è toccata la parte alta delle pareti, inizia a pesare in modo esagerato e non senti più le braccia.
In più richiede una certa maestria, altrimenti sul muro restano tutte le strisciate.
Al che, finita la prima parete, abbiamo fatto la seconda pausa e ho iniziato a temere di non riuscire a finire il tutto o che sarebbe risultata una schifezza.
Diciamo che l’entusiasmo iniziale era parecchio scemato.


strisce


Alla ripresa decido di mollare la pesantissima pennellessa e di passare al rullo.
Immergo il rullo nel secchio, lo passo sulla griglia per bene per scolare l’eccesso di pittura (vi ho detto che ho imparato dal migliore), e inizio a rullare la seconda parete. Due rullate e una bella doccia di schizzi di pittura più tardi, decido di tornare al pennello e questa volta opto per un pennello di grandezza media.
A quel punto, due ore abbondanti dopo aver cominciato il lavoro, a fronte di due rulli, un pennello piccolo (usato da mio figlio), una pennellessa e un pennello medio sporchi, abbiamo solo una parete terminata a strisce e una parete appena iniziata.

Cerchiamo di essere ottimisti e, un po’ a fatica, terminiamo anche la seconda parete.
Mio figlio si mette immediatamente in pausa, che si rivelerà definitiva, e io decido, prima di andare a preparare il pranzo di dare gli ultimi ritocchi e cercare di rimediare un po’ al disastro usando il suo rullino.
E… meraviglia, va molto meglio, riesco a spandere la pittura in modo abbastanza decente e velocemente. Vado a preparare il pranzo con la soddisfazione di essere riuscita a rimediare a quello che sembrava un autentico disastro.


problematiche


Finito di pranzare mio figlio dichiara che secondo lui il lavoro è venuto benissimo e che non c’è bisogno di una seconda mano di pittura. Capisco l’antifona e non insisto, credo che il messaggio sul duro lavoro per avere quello che si vuole sia comunque passato, o per lo meno il fatto che il lavoro degli altri è più difficile di quello che sembri e che deve essere apprezzato.
Armata dell’ormai fido rullino in poco più di un’ora termino di dare la seconda mano. Non senza un ultimo inghippo: la pittura termina prima che abbia finito tutta la seconda parete e per quanto abbia tirato la pittura e raschiato il fondo del secchio, resta un rettangolo in fondo alla seconda parete dove ho dato una sola mano di colore, fortuna che lì davanti ci sarà il letto.

Ed ecco il fantastico risultato: come vedete, nonostante tutto alla fine il colore è venuto bello uniforme e senza strisciate (Nell’immagine sotto prima e dopo la seconda mano di pittura).

 

“Ma, e i pesciolini, i pesciolini dove sono?” direte voi.
Ho ordinato una serie di adesivi da muro a tema marino su Amazon, perché va bene tutto, ma bisogna anche essere consapevoli dei propri limiti.

MORALE DELLA STORIA:

  • Se decidete di fare un lavoro da professionisti da soli, assicuratevi di avere almeno le competenze di base necessarie per svolgerlo.
  • Quando decidete di svolgere un lavoro al posto di un professionista, pensate sempre al risultato che volete ottenere e considerate che difficilmente, per quanto vi possiate impegnare, il risultato finale sarà professionale.
  • Cercate di avere la consulenza di una persona esperta, che vi aiuterà a capire la fattibilità del progetto.
  • Valutate costi e benefici senza trascurare il fattore tempo.
  • Valutate bene le competenze e il coinvolgimento delle persone che vi aiuteranno.
  • Mettete in conto che quasi sicuramente incontrerete dei problemi, questo per non farvi prendere dallo sconforto e mollare il lavoro a metà.
  • Siate onesti nel valutare i vostri limiti.

So che a volte (anzi, quasi sempre), la scelta del fai da te rispetto al professionista è dettata dal contenimento dei costi. Ricordate sempre che il lavoro fai da te non è a costo zero, ma costa il vostro tempo e, in molti casi, le materie prime.

E voi, vi è mai capitato di imbarcarvi in un progetto che avrebbe richiesto l’intervento di un professionista? Come ve la siete cavata?

 

 

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