Salak, il frutto serpente

salak


Il salak (salacca zalacca), viene chiamato frutto serpente per via della buccia caratteristica che assomiglia, appunto, alla pelle di un serpente.
È un frutto originario dell’Indonesia, di Giava e Bali, ma ormai è molto diffuso in tutto il sud-est asiatico, fino alla Thailandia e all’Australia.
Nasce da una specie di palma non molto alta (max 6 metri) che ha foglie molto grandi, larghe fino a 2 metri. Il salak è grande più o meno come un fico, anche se le dimensioni possono variare anche molto in base alla tipologia, e ha la polpa bianca o gialla racchiusa da una pellicola, che deve essere eliminata per poterla mangiare.


salak, cluster


La buccia del salak, oltre ad assomigliare alla pelle di un serpente, è ricoperta di spine, cosa che rende questo frutto non proprio piacevole da pulire. In Indonesia viene venduto come cibo di strada (street-food) già sbucciato e pulito.

La polpa del salak può essere consumata non solo cruda, ma anche essiccata, bollita, fritta, caramellata, trasformata in chutney e come ingrediente di numerose ricette, tra cui insalate e torte.

Ci sono diverse varietà di salak, alcune anche molto pregiate: il salak gula pasir, il salak pondoh e il salak balinese, solo per citare le più note.
Il salak gula pasir è la varietà più pregiata. Il frutto è più piccolo degli altri tipi, molto dolce e viene utilizzato per produrre il vino salak (salak wine) che opportunamente fermentato e invecchiato raggiunge una gradazione del 13,5%.


salak


Vi lascio con due ricette da utilizzare per provare questo frutto: la salak cake e un’insalata adatta anche ai vegani.

E voi, avete mai provato il frutto serpente? Oppure avete assaggiato il vino di salak?
O magari avete creato qualche ricetta con questo stranissimo frutto come ingrediente. Scrivetelo nei commenti.

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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