Breatharianism

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In questi giorni di abbuffate pasquali dove la mia massima rinuncia alimentare è stata girare al largo dal cioccolato di qualsiasi forma, mi sono imbattuta per caso nella parola breathariani.

Nella variegata giungla di forme di alimentazione senza (free from) che include sia persone che rinunciano a determinati cibi per motivi di salute (es. senza glutine, senza lattosio) sia quelle che rinunciano per motivi etici e religiosi (dai vegani a tutte le varie declinazioni del vegetarianesimo), i breathariani si collocano nella punta estrema: si cibano esclusivamente di aria e luce. Il nome inglese breatharianism, deriva dalla parola breath, respiro, che a sua volta deriva dell’idea induista di prana, il respiro vitale.

Non che l’idea del digiuno sia qualcosa di innovativo o rivoluzionario, si trovano testimonianze di pratica del digiuno sin dalla Bibbia, ma sono sempre forme di digiuno limitato nel tempo, visto che per ovvi limiti medici e fisiologici, non è possibile sopravvivere senza acqua per più di 7-10 giorni, né senza cibo per più di una ventina di giorni, a rischio peraltro non solo della salute, ma anche della vita.

Questa pratica, che nasce dall’ascetismo orientale prevede che i praticanti abituino il corpo a vivere della sola energia vitale che deriva dal prana, la forza vitale che permea il mondo. Lasciando stare la follia di questa idea, con rispetto parlando per i folli, mi interessa di più l’aspetto linguistico: la parola breatharianism viene resa in italiano in due modi: breatharianismo, italianizzando il termine inglese, oppure respirianesimo. Facendo una veloce ricerca con Google possiamo vedere come il secondo termine sia nettamente preferito rispetto al primo, 35.100 risultati contro 4.730.

E voi, avete mai sentito parlare di respiriani o breathariani?

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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