Parole, parole

Yuck factor

yuck factor


Lo yuck factor viene definito come “un sentimento di orrore, repulsione o disgusto, generato da un aspetto di un’idea, di un’azione, di una situazione, ecc.” (English Oxford Living Dictionary) o come “una reazione di ripugnanza o disgusto utilizzati in una discussione sull’accettazione di cibo, medicine, ecc. tra potenziali consumatori o pazienti (Collins Dictionary). Potremmo rendere l’espressione con fattore bleah per analogia a un’altra espressione di questo tipo, ma di significato diametralmente opposto, ovvero il fattore wow (wow factor).

Se in italiano l’espressione fattore bleah non è ancora molto diffusa (in google ricorre appena 89 volte) in inglese yuck factor ricorre ben 83.300 volte. Un po’ più fortunata l’espressione fattore disgusto (166 occorrenze), di poco inferiore l’espressione fattore schifo (71 occorrenze).

L’espressione inglese yuck factor (o yuk factor) è nata negli anni novanta presso l’università della Pennsylvania grazie al professore di bioetica Arthur Caplan, che la utilizza per descrivere l’influenza delle risposte istintive negative verso una nuova tecnologia. La repulsione verso le nuove tecnologie si trasforma velocemente in repulsione verso tutto ciò che è al di fuori dei nostri canoni, da opinioni in materia di orientamento sessuale al cibo.

Certamente il disgusto nei confronti del cibo è un sentimento molto forte, non stupisce quindi che se cercate “yuck factor” AND  food i risultati sino ben 45.500, ovvero più della metà della nostra ricerca iniziale.
Basta scorrere gli articoli che si trovano con questa semplice ricerca per scoprire che su nove articoli che compaiono in prima pagina, ben cinque parlano di yuck factor in relazione al consumo di insetti. Se si restringe la ricerca dal 1990 fino al 2013 non solo non compaiono articoli sul consumo di insetti, ma possiamo trovare un incredibile articolo che associa il fattore bleah ai broccoli e uno sulla carne proveniente da animali clonati. Per il resto troviamo per lo più definizioni o articoli generici non legati al cibo.

Cosa cambia nel 2013? È l’anno in cui la FAO pubblica una ricerca sul consumo di insetti come risposta alla carenza di cibo per sfamare la sempre crescente popolazione mondiale. Se invece restringo la stessa ricerca al periodo 2013-2018 su nove articoli in prima pagina ben otto parlano di consumo degli insetti.

Visto che dall’inizio di gennaio 2018 la commercializzazione degli insetti a scopo alimentare è stata consentita anche in Italia, sarebbe interessante vedere se ci sarà una crescita del termine fattore bleah o quale sarà il termine legato a questo consumo che si diffonderà in Italia.

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