La mia vita fuori dalla comfort zone

comfort zone


Bella la comfort zone!
Tutte quelle simpatiche cose che conosci, niente rischi, sfide, tutto quello che fai riesce bene, perché lo fai da anni. Finché un giorno ti accorgi che la soddisfazione inizia a scemare, che hai rinunciato a occasioni interessanti solo perché si trattava di qualcosa che non avevi mai provato prima.
Questo è stato il mio bilancio di fine anno 2016. Ero molto scoraggiata perché la lista delle proposte a cui avevo rinunciato era lunghissima e la motivazione era sempre la stessa: si trattava di attività nuove, che non avevo mai provato a fare. In altre parole, avevo rinunciato per paura: paura di non farcela, paura di fallire, paura di fare una figuraccia, persino paura di non iniziare e se vi viene in mente qualche altra paura aggiungetela pure che tanto va bene.

Così forte della mia parola dell’anno 2017, che è crescita, ho piantato la mia bella tenda fuori dalla comfort zone e da quasi dieci mesi cerco di fare tutte le cose che mi terrorizzano di più (avete presente il film Yes man? Una specie, solo un po’ meno estremo).

In questi mesi ho imparato a contrattare, che non è tutto bianco o nero, ma che nelle varie sfumature di grigio si può trovare una tonalità che accontenti tutti. Ho imparato che non facevo alcune cose non tanto per paura, ma proprio perché non mi piacciono e a queste posso dire molto serenamente no. Ho imparato che a volte bisogna anche fare qualcosa che non ci piace e che passare tutto il tempo a mugugnare rende soltanto il tutto più lento e fastidioso. Ho imparato che il nostro atteggiamento influenza in modo determinante la risposta degli altri. Soprattutto ho imparato che c’è una vita felice dopo un no, che se non riesco a fare qualcosa ho due scelte, insistere finché non mi riesce o lasciar perdere senza tanti ripensamenti e passare ad altro. Ho imparato che per ogni cosa che non so fare ce ne sono molte altre in cui riesco e le due parti si bilanciano benissimo.

Soprattutto ho imparato che dentro e fuori dalla comfort zone non sono Wonder Woman, che ho dei tempi e dei ritmi che devo saper rispettare per riuscire a fare bene quel che faccio. Come diceva mia nonna: “presto e bene non vanno insieme”.  Ho imparato che la pianificazione è tutto, ma che una pianificazione fatta male è niente o peggio.
Ma ho anche imparato che volere non è potere, ci raccontano sciocchezze, il potere viene dall’alzare il sedere dalla sedia e darsi da fare. Volere e basta non è sufficiente e che dobbiamo volere cose sensate, raggiungibili, che solo il Che poteva permettersi di volere l’impossibile, che a volte volere l’impossibile ci fornisce semplicemente l’alibi per tornare nella nostra comfort zone a fare le stesse quattro cose.

Ultimo è più importante, ho imparato che merito di più, anche il meglio, perché no: clienti migliori, lavori migliori, tariffe migliori, progetti importanti e nuove sfide.
E quindi via, verso nuove avventure, fino ad arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima.

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2 pensieri su “La mia vita fuori dalla comfort zone

    1. Non sono esattamente un tipo sportivo, però quando ne ho la possibilità amo le passeggiate in montagna. Ho notato che i percorsi più difficili, quelli che ti fanno sudare e dove senti i muscoli delle gambe che bruciano per lo sforzo, sono poi quelli che ti portano nei posti più belli. 🙂

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