Artigiani delle Parole 2017: com’è andata.

Avvertenza: questo post, te lo dico in anticipo così non potrai lamentarti poi, sarà un pippone su quanto è stato bello partecipare ad Artigiani delle Parole 2017, quindi se non è il tuo genere chiudi pure tutto e passa oltre.

La città giusta
Mi piace molto partecipare a eventi che si tengono a Milano, per due motivi molto semplici: si trova a 40 minuti di treno da casa mia e poi Milano è pratica da girare persino da una come me che si perde nel cortile di casa.

Il posto giusto
Cascina Cuccagna è stata una scoperta bellissima. Per tutto il tempo che Marina di Langue & Parole ha postato fotografie di questo posto mi sono chiesta quali giri fantasmagorici per la provincia milanese avrei dovuto fare per raggiungere questo pezzetto di campagna meraviglioso. E più lei ci assicurava che il posto è proprio in centro meno io riuscivo a capire: ma come, Milano e grigia e piena di palazzoni, mi dicevo.
Invece il posto è davvero in centro, e sono molto orgogliosa di dire che sono arrivata senza perdermi e senza dover girare ore e ore per la città (cosa più unica che rara).
Sono persino arrivata alla colazione di ritrovo con le colleghe in anticipo su tutte e penso che non capiterà mai più.

Le relatrici giuste
La forza di questo evento è stata nel fatto che ha mantenuto quanto promesso nel titolo. È stato un incontro per artigiani delle parole e le relatrici hanno parlato di diversi aspetti della parola: abbiamo visto come creare un post perfetto, come scrivere in modo non banale, abbiamo parlato di traduzioni editoriali e di editoria (nello specifico per bambini e ragazzi). E non si può dire quale sia stato l’intervento migliore, per il semplice fatto che sono stati tutti interessanti e ben preparati e che hanno acquisito un valore aggiunto proprio per il giusto mix che ci è stato offerto.
Chiunque abbia avuto modo di partecipare a un workshop sa benissimo quanto è difficile parlare di temi tecnici e non far addormentare l’intera platea. Noi non solo non ci siamo addormentate, ma ad un certo punto abbiamo scientemente deciso di posticipare il pranzo per proseguire con il secondo workshop (e se aveste sentito i profumini che giravano per la cascina, capireste che il sacrificio che abbiamo compiuto non è stato proprio indifferente).
Anche l’idea delle tavole rotonde, mi è piaciuta molto. Sono stati tre incontri veloci (mezz’ora ciascuno e si poteva partecipare a due), ma interessanti, su argomenti che fanno ben sperare in corsi futuri.

I partecipanti giusti
Beh, su questo credo che l’organizzazione abbia pochi meriti, diciamo che è andata un po’ di c…, ehm, fortuna. È stato un piacere rivedere colleghe che già conoscevo, Chiara Zanardelli e Francesca Maniacardi, ma anche conoscere tantissime colleghe sentite solo in rete. Non ne nomino nessuna perché dimenticherei di sicuro dei nomi.
Anche se la maggioranza dei partecipanti era costituita dal gruppone delle traduttrici (parlo al femminile perché c’era un solo uomo), c’erano anche altre persone che in un modo o nell’altro lavorano con le parole e mi sembra bello, ma soprattutto utile, confrontarsi con persone che lavorano su aspetti del linguaggio e della parola diversi dal nostro.

L’organizzazione giusta
Avendo già fatto dei corsi con il gruppo di Langue & Parole, avevo già avuto modo di apprezzare l’organizzazione e la precisione di Marina Invernizzi & Co., è stato un piacere provare il tutto anche dal vivo, e spero vivamente ci possa essere un Artigiani delle Parole 2018. Posso garantire che Langue & Parole non mi paga e che non ho interessi diretti di alcun genere nella cosa. Semplicemente quando qualcuno fa un lavoro davvero ben fatto, mi sembra giusto riconoscerlo.

Ma è stato davvero tutto così perfetto?
Sì, anche la giornata è stata meravigliosa, con un bel sole che ci siamo potute godere da una bellissima terrazza con vista sui tetti di Milano. Certo, direte, non avranno “mica” prenotato pure il sole? Direi proprio di no, ma per sicurezza chiederei a Marina.

 

Nota: diversamente dal solito sono stata incredibilmente parca di parole in grassetto e le ho messe tutte in nero. Annamaria Anelli ha talmente criticato i “rossetti”, e chi ha partecipato sa di cosa sto parlando, che in questa sede non ho osato metterli, hai visto mai.

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