Di traduzioni e traduttori

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Alla fine di questa settimana, sabato 30 settembre,  si festeggerà la giornata mondiale della traduzione, quale occasione migliore per parlare e parlarvi di traduzione?
Iniziamo sfatando alcune false convinzioni e chiarendo alcuni punti fondamentali.

Partiamo dall’ovvio, che poi così ovvio a quanto pare non è: quello del traduttore è proprio un lavoro, uno di quelli veri. Lo dico perché mi è capitato più di una volta di doverlo spiegare e da alcuni scambi con colleghi, mi sono resa conto che non sono l’unica a cui è capitato di doverlo sottolineare.

Il traduttore può essere un libero professionista, un dipendente di un’azienda oppure un traduttore in-house di un’agenzia di traduzioni. Il che significa che non tutti i traduttori lavorano in pigiama dal salotto di casa.

Altro punto che spesso non è chiaro, traduttori e interpreti svolgono due professioni differenti, che implicano abilità e competenze diverse: i traduttori lavorano con la parola scritta, mentre gli interpreti lavorano con la voce. Ci sono professionisti che sono in grado di svolgere entrambe le mansioni, ma non tutti i traduttori sono in grado di fare gli interpreti e viceversa.

Anche se non tutti i traduttori sono concordi su questo punto e anche se ormai la traduzione attiva (cioè verso la lingua straniera) è una pratica abbastanza diffusa, un traduttore professionale dovrebbe lavorare solo verso la propria lingua madre (traduzione passiva) o in alternativa lavorare in coppia con un traduttore madrelingua che si occupi della revisione del testo tradotto, con conseguenti ovvi aggravi di costo. C’è chi distingue tra traduzioni tecniche, dove la traduzione attiva è spesso accettata, e traduzioni creative, dove la traduzione attiva è decisamente rischiosa, perché è più improbabile che un non-madrelingua sia in grado di rendere tutte le sfumature linguistiche di un testo creativo. C’è anche chi accetta la traduzione passiva solo nel caso delle lingue meno diffuse. La decisione finale spetta al cliente, con la consapevolezza che i traduttori perfettamente bilingui sono assai rari e che le linee guida delle associazioni professionali di traduttori prevedono solo la traduzione passiva.

Il traduttore, per quando debba sviluppare il più possibile una cultura enciclopedica, non dovrebbe essere un tuttologo e solitamente si specializza in pochi settori; questo per garantire, tra le altre cose, una conoscenza approfondita del settore in cui traduce e un costante aggiornamento delle sue conoscenze professionali. Nel momento in cui cercate un professionista, cercate qualcuno specializzato o con una vasta esperienza, nel settore specifico del testo che dovete far tradurre. Questo perché ogni settore ha una sua terminologia specifica, un suo linguaggio e un suo registro, difficili da rendere se non se ne ha una conoscenza più che approfondita.
Sono convinta che anche un medico di base abbia dovuto studiare il cuore e il sistema circolatorio e che magari abbia anche dato esami sull’argomento, ma se ho problemi cardiaci cerco un cardiologo, cioè un medico specializzato per il mio problema specifico. Secondo lo stesso principio se devo tradurre un testo finanziario cercherò uno specialista di quel settore e non un tuttologo o un traduttore specializzato in altri settori.

I traduttori lavorano (o dovrebbero farlo) con i più moderni software per la traduzione assistita, la gestione delle memorie di traduzione, la gestione di testi in formati non editabili, per l’assicurazione della qualità del testo e molti altri. Il fatto che i traduttori utilizzino questi software non può e non deve essere una scusa per pagare meno il lavoro di traduzione. Non pagate meno un architetto o un ingegnere solo perché usa Autocad o un avvocato perché non redige gli atti a mano su pergamena, quindi non vedo perché il traduttore debba essere penalizzato dell’uso di strumenti che contribuiscono, esattamente come per gli altri professionisti, a migliorare la qualità del lavoro svolto e la velocità nel farlo, ovvero contribuiscono a fornire al cliente un prodotto migliore.

Patti chiari, amicizia lunga. Lo so che le scartoffie, le condizioni di fornitura, i preventivi da approvare e firmare, la lettera di incarico possono sembrare un’inutile perdita di tempo, invece, avere ben chiari quali sono i termini del contratto serve come tutela per voi e per il professionista che viene ingaggiato.

Termino con un consiglio: nel settore delle traduzioni, come per molti altri, vale la regola “you get what you pay for“, ovvero ottieni quello per cui paghi.
Una traduzione professionale di qualità non è un costo, ma un investimento per la vostra azienda o la vostra attività. Una traduzione di scarsa qualità può, nella migliore delle ipotesi, creare un danno alla vostra immagine.

E voi, avete domande? Ci sono aspetti del lavoro di traduttore che non vi sono chiari?
Scrivetelo nei commenti.

 

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