Experimental beer

beer


Nella settimana dell’Oktoberfest (16 settembre – 03 ottobre 2017) quale argomento migliore che parlare di birra?
Non starò a raccontarvi della storia della manifestazione o della storia della birra, in rete potete trovare bellissimi articoli molto completi sull’argomento.
Nel fare ricerche sull’argomento di questa settimana mi sono imbattuta nelle experimental beer e mi hanno incuriosito tantissimo, così ho deciso di condividere con voi l’argomento.

Partiamo dalla definizione tratta da Wikipedia:

Experimental beer is beer that is produced in or as a new style, using a new recipe, or as a type of beer that does not fit within present beer style criteria or definitions. The term also encompasses minor beer styles that are not covered under any of the Beer Judge Certification Program (BJCP) categories, with the exception of Belgian beers. Such minor beer styles may serve “as an incubator” for new potential categories, and may attain an official category if the style becomes of interest to the general public at a sufficient level.

Cercando in Google il termine si ottengono ben 70.300.000 risultati.
In italiano il termine birra sperimentale ricorre solo 1.780 volte, questo perché in Italia in generale non viene adottata una precisa classificazione dei beer style, stile di birra, concetto nato nel 1977 negli Stati Uniti e definito per la prima volta nel libro The World Guide To Beer di Michael Jackson, scrittore e giornalista inglese che si è occupato nei suoi libri soprattutto di birra e whisky.

Ecco alcune delle birre più curiose:

  1. Pumpkin beer
    Per la precisione si parla di pumpkin ale – birra di zucca – e, contrariamente a quanto si possa pensare non è nata per festeggiare Halloween, ma dalla necessità del primi immigrati di produrre la birra con ingredienti di fortuna.
    Oggi la pumpkin ale è una birra stagionale prodotta principalmente in occasione della festività di Halloween, complice il fatto che negli Stati Uniti questa festività è molto sentita e a livello commerciale produce un giro d’affari veramente considerevole.
  2. Chestnut beer
    Altra birra stagionale, la chestnut beer – birra di castagne – è nata in Corsica, ma è molto presente anche in Italia sin dal 2001, grazie alla grande diffusione di questo frutto. Questa birra è talmente diffusa in Italia da farla considerare il primo stile di birra tipicamente italiano. Per la produzione della birra le castagne possono essere utilizzate in molti modi diversi: come farina, intere, essicate, come miele di castagno (tipologia che rientrerebbe nella categoria delle birre al miele), inoltre molti birrifici hanno legato la loro birra alla tipologia di castagne della zona.
  3. Chocolate beer and Coffee Beer
    Birra al cioccolato, l’incontro tra un ingrediente antico, che presso gli Aztechi era considerato cibo degli dei e una delle bevande più antiche, citata già nella Bibbia.
    Alcuni mastri birrai la propongono con l’aggiunta di chili – peperoncino piccante – per una versione alcolica del Mexican Chocolate.
    La birra avrà un sapore più o meno intenso di cioccolato a seconda del momento in cui viene aggiunta alla birra. Solitamente il cioccolato viene aggiunto alla birra stout, una birra scura ad alta fermentazione che viene prodotta dall’orzo tostato e che già naturalmente ha un certo retrogusto di ciocccolato.
    Alcuni malti scuri, invece, hanno un retrogusto più vicino al sapore di caffé e quindi per enfatizzare questo aroma, nella produzione viene aggiunto questo ingrediente.
  4. Sour beer
    La sour beer – birra acida (da non tradurre assolutamente con birra inacidita) – è una birra tipicamente belga prodotta con un metodo detto Lambic, che si trova in una piccola regione del Belgio chiamata Pajottenland. Il sapore acido è dato dalla fermentazione “scatenata” dai batteri che si trovano nell’aria di questa particolare zona. La birra acida viene prodotta anche in altre zone e con altri metodi, con batteri che possono provenire, ad esempio, dai tini dove la birra viene fatta fermentare o inoculati durante il processo di produzione.
  5. Birra al latte
    Dalla giapponese Bilk (Beer + Milk) all’italiana Bubala, birra prodotta con l’aggiunta di latte di bufala, passando per la Milk stout, le birre che vengono prodotte aggiungendo latte o lattosio si possono trovare un po’ in tutto il mondo.
  6. Blue beer
    Credo che dal Giappone arrivino le birre più strane, dopo la Bilk, di cui ho parlato qui sopra, e la birra al sake, ecco la blue beer, una birra ale prodotta con l’aggiunta di alcuni fiori tipici di alcune zone del Giappone che donano alla birra un caratteristico colore azzurrognolo. Se non siete amanti dell’azzurro, lo stesso produttore propone anche una versione rossa, red beer, prodotta con delle antocianine, dei pigmenti naturali presenti, ad esempio nel cavolo viola, e una versione verde, green beer, ottenuta con l’aggiunta di alghe alla lavorazione.



  7. Birra al sale
    La birra al sale era prodotta e conosciuta già nel I secolo d.C., quando in alcune zone della Germania a causa dell’alto contenuto di sali minerali dell’acqua utilizzata per produrre la birra, davano come risultato una birra salata. Oggi queste birre salate sono state riscoperte in molte nazioni e vengono prodotte utilizzando diverse varietà di sali, dal sale rosa dell’Himalaya agli italianissimi sali della Sicilia e di Cervia.

Vi lascio con due glossari in inglese sulla birra (qui e qui) e una bella classificazione, in italiano, dei tipi di birra.

Prosit.

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