Il giro del mondo a tavola: il cous cous

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Benché ci siano molti alimenti comuni tra i paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo, uno in particolare rappresenta un ponte fra le culture e le tradizioni di popoli diversi: il cous cous.

Il cous cous simboleggia la condivisione e lo stare insieme, sia nella preparazione che nella consumazione. Tradizionalmente per preparare il cous cous le donne si riuniscono in cerchio per fare le palline di grano che costituiscono i chicchi del cous cous. Condivisione anche nel consumarlo, infatti nei paesi dove è nato, viene servito in un piatto o in una ciotola posti in centro alla tavola da cui tutti i commensali si servono.

Il cous cous è nato tra le popolazioni nomadi di Mali, Mauritania e Niger; un cibo povero, semplice da preparare, che si sposa con una varietà quasi infinita di abbinamenti e condimenti.
In seguito arriva nel Maghreb -Tunisia, Marocco e Algeria – e di lì, grazie alle navi mercantili, si diffonde in tutto il Mediterraneo, in Libia e in Egitto, dalla Sicilia (famoso il cous cous alla trapanese) alla Francia, dalla Sardegna alla Spagna, in molti paesi africani come la Costa d’Avorio e il Senegal, si diffonde nel mondo arabo, dalla Siria alla Palestina e persino in Israele.
Oggi il cou cous vine regolarmente consumato anche in paesi come il Brasile e gli Stati Uniti.

Per celebrare il suo essere un vero ambasciatore che idealmente unisce popoli molto lontani tra loro sia per religione che per cultura, ogni anno da vent’anni a San Vito lo Capo (TP) a fine settembre di celebra il Cous cous fest, una manifestazione che dura 10 giorni e dove molti dei popoli accomunati da questo piatto si trovano per celebrare il festival internazionale dell’integrazione culturale.

Buon appetito.

 

Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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