Solar cooking

Faccio campeggio sin da quando ero bambina e per me il fornello da campeggio è sempre stato quello con la bombola di butano, più o meno grande a seconda della durata della vacanza. Il sogno però è sempre stato quello di cucinare senza gas, come gli esploratori veri, quelli dei film, e quindi con i miei amici abbiamo passato ore a cercare di accendere il fuoco sfregando due legnetti, rimediando al massimo qualche vescica sulle mani. Quello che da bambini non sapevamo è che c’è un modo per cucinare, non solo senza gas, addirittura senza fuoco, sfruttando il sole, come gli esploratori veri, non quelli dei film.

Il primo forno solare (solar oven) è stato inventato nel 1767 dal padre dell’alpinismo, lo svizzero Horace-Bénédict de Saussure (prozio del più noto, almeno per chi si occupa di lingue, Ferdinand de Saussure), che inventò un collettore solare costituito da una pentola foderata di sughero nero e chiusa da tre strati di vetro per assorbire energia termica. Con questo primo forno solare si potevano superare i 100°C.
L’invenzione fu perfezionata nel 1830 dallo scienziato inglese John Frederick William Herschel ed ecco che nacque il solar cooking, la cucina solare, che nel 1950 divenne un vero e proprio movimento, almeno negli Stati Uniti.

Esistono vari tipi di forni solari, i più semplici si possono realizzare in casa con materiali di recupero, come i tubi delle patatine o i cartoni della pizza. Sono i cosiddetti forni a scatola (box oven).



Più difficili da preparare sono i forni a concentrazione, che richiedono la realizzazione di uno specchio parabolico per concentrare tutta la luce e il calore nel punto in si posiziona la pentola o il recipiente per la cottura.



Ma la fantasia dei promotori di questo che non è solo un modo diverso di cucinare, rappresenta una vera e propria filosofia di vita, è veramente inarrestabile, e si possono trovare forni solari costruiti con qualunque materiale riflettente, persino con il parasole per l’auto:



La cosa davvero incredibile è che nei forni solari si può cuocere di tutto, dal pane, al pollo arrosto, dagli stufati alla pasta, passando per le torte e gli hot dog, l’unica cottura che non si riesce a realizzare sono i fritti. Esistono in rete e in commercio veri e propri ricettari di solar cooking, con ricette adattate per la cucina nei forni solari.
Se non siete appassionati del fai-da-te, e volete provare a cucinare con il sole, in commercio si trovano forni solari in kit che vanno dai 60-70 euro di quelli richiudibili, ai 300-400 euro di quelli più grandi.

A questo punto verrebbe da chiedersi cosa spinga le persone a cucinare con il sole.
Questo tipo di cucina è molto diffuso soprattutto negli Stati Uniti, dove molti amanti della carne hanno iniziato a cercare soluzioni più sane e meno inquinanti per realizzare quella che è la tradizione culinaria più famosa d’America, il barbecue. La cucina con il sole è assolutamente non inquinante in quanto non fa uso di combustibili fossili, in più, il particolare tipo di cottura permette di ottenere piatti più sani e nutrienti.
La cucina con il sole è molto utilizzata anche da chi pratica campeggio in zone dove accendere fuochi può essere pericoloso e causare incendi, il forno solare, infatti, è del tutto sicuro dal momento che non fa uso di fiamme vive. Senza contare che nei paesi in via di sviluppo è un modo molto economico e facilmente disponibile non solo per cucinare, ma anche per far bollire l’acqua e renderla potabile in zone dove non è facile reperire combustibile fossile. La cucina solare è particolarmente utile anche nei campi profughi o nelle zone dove si sono verificate catastrofi naturali.

Quindi i forni solari sono la risposta a tutti i nostri problemi di cucina etica ed eco-sostenibile?
La risposta è ni, infatti, come molte cose belle, i forni solari hanno qualche difetto non proprio trascurabile:
– non funzionano negli ambienti chiusi
– non funzionano di notte
– non funzionano nemmeno all’esterno nelle giornate in cui il cielo è nuvoloso.
Tuttavia anche a questi problemi si sta cercando una anzi, più di una, soluzione.
1) Come per le automobili elettriche, anche per i forni solari esiste una versione ibrida (hybrid solar oven), cioè forni che hanno la possibilità, al bisogno, di essere attaccati alla corrente elettrica o a una bombola a propano (qui e qui). Tuttavia questo tipo di forni è ancora molto costoso.
2) Il MIT di Boston sta lavorando a un progetto che prevede di “raccogliere” l’energia solare e immagazzinarla sotto forma di energia termica, grazie a un supporto al nitrato di litio, che permetterebbee di riutilizzarla fino a sei ore dopo averla immagazzinata.
La sperimentazione è stata effettuata in Nigeria, in zone dove per le donne è particolarmente difficile e pericoloso andare a raccogliere legna per fare il fuoco per cucinare.

Che dire, questa ricerca sui forni solari mi ha davvero incuriosita, e credo proprio che sperimenterò almeno i fornetto per hot-dog ricavato dal tubo delle patatine (ne ho giusto uno che ho tenuto da parte in vista di qualche lavoretto con mio figlio) e il forno ricavato dal cartone della pizza; chissà, magari riuscirò a cucinare le costine come in campeggio senza dover aspettare di trovare un posto adatto dove piazzare il barbecue.


Per approfondire:
La storia degli impianti solari
L’ultima tendenza verde? Ha coinvolto gli appassionati di arte culinaria con le ricette di cucina solare
History of solar cooking

Ho trovato molto divertente e interessante il libro Solar cooking adventures di Jackass Jill aka Laura Lavesque, tra l’altro contiene tantissime ricette da realizzare nel forno solare.
Potete visitare la mia board di Pinterest dedicata all’argomento in cerca di ispirazioni.
Potete anche visitare il sito ufficiale di Solar cooker international, un’organizzazione impegnata nella diffusione della cucina solare, in particolar modo nei paesi in via di sviluppo.

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