A can of worms

bachi da seta


You’re opening a can of worms! Ecco cosa si dice a qualcuno che sta per infilarsi in una situazione che difficilmente riuscirà a gestire, o a qualcuno che sta per aprire un vaso di Pandora. L’espressione, che in inglese letteralmente significa aprire un barattolo di vermi, nel giro di qualche anno potrebbe essere presa alla lettera.

L’entomofagia, il consumo di insetti a scopo alimentare, non è certo una novità, anche se in Europa è una pratica ancora molto poco conosciuta; gli insetti infatti sono annoverati tra i novel food (ne ho già parlato qui). I paesi dove vengono tipicamente consumati gli insetti sono paesi asiatici o dell’America latina, tuttavia anche in Italia non mancano esempi in questo senso, basti pensare al casu martzu sardo, al cacio marcetto abruzzese, o il furmai nis cui saltarei piacentino, ma sono solo rare eccezioni.
Oppure no? Siete proprio sicuri di non mangiare insetti? Proprio mai?


formiche


Pezzi di ali, zampe, resti di insetti, compresi gli escrementi, larve e persino peli di topo sono in una certa misura accettati come inevitabili nelle produzioni alimentari, in particolare per gli sfarinati, il cacao, le marmellate e il caffè. Per analizzare la sicurezza e l’igiene delle produzioni e, tra le altre cose, la presenza di questi residui, viene effettuato il filth test, (qui nel dettaglio come viene effettuato e qui la normativa, il documento non è molto recente, ma offre una bella panoramica sulla normativa e le problematiche ad essa connesse). Ovviamente il filth test fa severe distinzioni: blatte, mosche, funghi e parassiti non sono ammessi e la presenza dei loro resti comporta serie rilevanze penali.
L’Italia, insieme ad altri 181 paesi, aderisce al Codex Alimentarius (qui un approfondimento), un insieme di normative (200 codici sugli alimenti e 40 sull’igiene) elaborato da una commissione apposita e finanziato dall’OMS e dalla FAO. Questo codice stabilisce delle linee guida su tutto quello che riguarda la sicurezza alimentare, ogni paese però applica le normative in modo parziale e in base alla legislazione vigente.
L’assenza totale di residui è un’utopia, pertanto la norma istituisce l’obbligo del controllo di processo e non solo lo standard (“non deve essere nocivo per la salute pubblica”, “non deve essere diverso dal dichiarato”, “non deve essere adulterato”), ecco perché una certa misura di residui è tollerata.


insetto foglia


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Non tutti gli insetti che finiscono nei nostri piatti, ci finiscono per caso. È il caso delle cocciniglie. Forse non tutti sanno che il controverso colorante E120 è detto rosso cocciniglia non a caso, ma perché è prodotto mediante la “spremitura” del carapace di questi insetti. Il colorante è controverso da un lato perché per produrre un chilogrammo di colorante vengono uccisi 80- 100 mila insetti, dall’altra perché si ritiene abbia effetti dannosi sulla salute delle persone (in alcuni soggetti può scatenare allergie) e si ritiene che questo colorante alimentare sia una delle cause dell’iperattività nei bambini.
Non ho le conoscenze mediche per sostenere o contrastare le implicazioni mediche, quindi non intendo esprimere pareri in merito. Una sola annotazione: in generale per alimenti e additivi che possono provocare allergie c’è l’obbligo di riportare la dicitura sulle etichette e in molti coloranti alimentari in etichetta viene specificato che possono provocare iperattività nei bambini. Al solito, leggere le etichette è molto importante.
Per la parte etica, ovvero l’uccisione di migliaia di insetti, mi permetto solo di sottolineare che le cocciniglie sono parassiti molto dannosi per l’agricoltura e che verrebbero comunque uccisi con le disinfestazioni.
Uno dei prodotti più famosi che contiene il colorante a base di cocciniglie è l’alchermes, il famoso liquore usato per i dolci. Il nome deriva dall’arabo al-qirmiz e significa cocciniglia, ma indica anche il colore rosso cremisi, che ha sua volta deriva dal persiano qermez, che significa prodotto da insetti (qui e qui).


cervo volante


Quindi finiremo tutti per mangiare insetti? Molti, tra cui la FAO, sottolineano che nel 2050 saremo 9 miliardi di persone e che le risorse non basteranno a sfamare tutti quanti. Già oggi il problema della produzione e dell’allevamento della carne, bovina in particolare, come protagonista dell’inquinamento ambientale sta portando consumatori e allevatori a rivedere il ruolo degli allevamenti intensivi. La carne grass fed è già una realtà su molti banchi delle macellerie e il diffondersi di una nuova etica del consumo alimentare (vegani, flexitariani, climatariani, ecc.) avranno certamente un impatto positivo, ma probabilmente insufficiente sul problema della capacità di sfamare la popolazione mondiale.


cavalletta


Potete approfondire l’argomento leggendo alcuni libri (i link sono solo informativi, non ci sono né link affiliati o pubblicità occulte di alcun tipo, per l’acquisto regolatevi come preferite):
– Carlo Spinelli, Bistecche di formica e altre storie gastronomiche. Viaggio tra i cibi più assurdi del mondo
– Giulia Maffei, Un insetto nel piatto
– Giovanni Sogari, A tavola con gli insetti
– Patrizia Pedrazzi, Insetti. Da vecchia pratica a novel food

Potete anche approfondire l’argomento visitando il sito di Entonoteun’associazione culturale che ha l’obiettivo di diffondere conoscenze sull’entomofagia“.


Un’ultima nota sulle immagini di questo post. Le fotografie sono state scattate da me in occasione della visita al museo Caffi di Bergamo Alta in occasione della giornata “Formiche che passione” che ha segnato l’inaugurazione della nuova sala del museo di storia naturale dedicata agli insetti. Non sono immagini professionali, e direi che si vede, però se vi fa piacere utilizzarle fatelo pure.

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