Summertime 29-2016

summertime


Questa settimana avrei dovuto portarvi nel fantastico mondo dei musical: musica, balli, amori. Un tema leggero, leggero in linea con il periodo estivo. Che dire, sarà per la prossima volta, perché invece ho deciso che questa settimana parlerò di guerra. No, non temete, non starò qui a sproloquiare sui fatti sconvolgenti che continuano a succedersi con un ritmo impressionante, per questo sono più che sufficienti gli esperti che bazzicano tra tv e giornali in questi giorni. Quello che voglio fare è esattamente l’opposto, voglio stemperare un po’ il clima da assedio che ci viene proposto dai media in modo martellante e magari riflettere un po’, che non guasta mai.
Vi svelo un segreto, della guerra si può ridere, si deve riderne, non perché non sia una cosa seria, ma perché credo che se riusciamo a ridere di una cosa così seria, allora riusciamo anche a vederne l’assurdità e l’inutilità. Personalmente non ricordo di aver mai letto di una guerra che abbia portato alla pace, magari sbaglio, ma non credo.

Così vi proporrò due film che ci fanno ridere della guerra (anche piangere, lo ammetto), della guerra più terribile di tutte, della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto.
Uno dei due film probabilmente è piuttosto ovvio, ed è “La vita è bella” di Roberto Benigni. È uno dei pochi film che mi ha fatto ridere e piangere contemporaneamente. Quasi sicuramente l’avete visto tutti, ma vale sicuramente la pena rivederlo.
L’altro film è “Train de vie” (SPOILER: nel collegamento viene rivelato il finale), parla di un gruppo di ebrei, che saputo delle deportazioni operate dai nazisti, organizzano una finta deportazione per evitare di finire nei campi di concentramento, con tanto di treno, che in realtà è diretto in Russia, ed ebrei che impersonano i soldati nazisti; ovviamente il viaggio è pieno di imprevisti e ogni volta i fuggiaschi ricorrono a stratagemmi rocamboleschi per salvarsi. Non vi racconto il finale perché sono convinta che questo film non sia così noto e non voglio rovinarvelo perché merita veramente di essere visto.

Voglio proporvi anche due libri, questi non ridono della guerra, però ce la raccontano dal punto di vista di persone che l’hanno vissuta e la vivono ogni giorno e che cercano di spiegarla a noi, che sentiamo sempre e solo la campana di chi ci parla di guerra necessaria.
Il primo libro è “Lettere contro al guerra” di Tiziano Terzani. Terzani era un giornalista e corrispondente estero che ha vissuto a lungo in estremo oriente: ha scritto della caduta di Saigon da Saigon, ha raccontato del Vietnam stando tra la popolazione sfinita dalle guerre, è stato scacciato dal governo comunista cinese e non si è fatto mancare nemmeno la Russia del golpe anti-Gorbacëv. Quindi quando scrive e parla di guerra è un giornalista che sa di cosa parla, si può essere d’accordo o meno con le sue idee, ma non lo si può accusare certo di scrivere gli articoli leggendo le notizie dell’Ansa o dalla camera di un albergo:

“Non si tratta di giustificare, di condonare, ma di capire. Capire, perché io sono convinto che il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. Niente nella storia umana è semplice da spiegare e tra un fatto e l’altro c’è raramente una correlazione diretta e precisa. Ogni evento, anche della nostra vita, è il risultato di migliaia di cause che producono, assieme a quell’evento, altre migliaia di effetti, che a loro volta sono le cause di altre migliaia di effetti”.

Che si sia d’accordo o meno con la posizione di Terzani, che in questa lettera risponde all’invettiva di Oriana Fallaci contro l’Islam scritta subito dopo l’11 settembre, merita comunque di essere letto per avere un altro punto di vista, per immaginare che ci siano scenari e soluzioni diversi da quelli che ci vengono continuamente proposti.

Il secondo libro che vi propongo è Buskasì di Gino Strada. La posizione di Gino Strada contro la guerra è arcinota e non c’è bisogno di spiegarla.
In questo libro ci racconta della vita in Afganistan subito dopo la caduta delle Torri Gemelle e partendo dal 9 settembre 2001, giorno dell’assassinio di Ahmad Shah Massud, “il leone del Panchir”, leader antitalebano dell’Afganistan, ci parla dei giorni dei bombardamenti in Afganistan iniziati con l’operazione Enduring Freedom, fino alla caduta di Kabul e all’insediamento del nuovo governo.

“Quando si spara e si bombarda, la gente scappa, se può e se ci riesce. La gente, non i terroristi. Non si conosce atto di guerra senza rifugiati, senza sfollati, senza gente che fugge a piedi e a mani nude. […]. Non si incontrano mai, nei paesi di guerra, folle di gente ben pasciuta o sovrappeso, anzi la gente ha fame, tanta, arretrata. La fame è stata usata come arma, da molti, per distruggere il nemico. […] E i bambini? I bambini per i quali si chiedono soldi a tutti, perché rappresentano il futuro. Quanti bambini sono distrutti dalla guerra, morti o mutilati, orfani o bambini-soldato, mendicanti o schiavi, o più semplicemente senza una scuola o un posto per giocare? Un’enormità. In ogni guerra, i bambini sono ancora più a rischio degli adulti”.

Concludo con un piccolo aneddoto di quando ero bambina. Nei primi due anni delle scuole elementari ho frequentato un doposcuola organizzato dalle suore. Lì ho conosciuto una bambina due anni più grande di me che gentilmente proteggeva noi “piccole”; ovviamente la cosa aveva un costo ed era che quando lei vedeva qualcosa di nostro che le piaceva, noi dovevamo docilmente donarglielo. Libri, bambole, giocattoli, braccialetti, nel giro di qualche mese si è fatta regalare un po’ di tutto. Questo angelo di bambina aveva in classe un compagno parecchio grosso per la sua età, che aveva seri problemi disciplinari ed era stato sospeso un paio di volte da scuola per aver picchiato dei compagni di classe. L’idea davvero geniale della piccola taglieggiatrice è che se rifiutavamo di darle quello che ci chiedeva, minacciava di farci picchiare dal suo compagno di classe, che tutte conoscevamo di “fama”, ma nessuna direttamente.
Un giorno, stanca di farmi portar via questo e quello, mi sono ribellata, nulla di cosa, l’ho presa per i capelli e ci siamo un po’ accapigliate. Ovviamente le suore inorridite per il mio gesto hanno subito convocato mio padre ed è successo un putiferio. Non sto a tediarvi con i dettagli di accuse, pianti e minacce di espulsione, la cosa positiva è che nel caos si è scoperto che il bambino-spauracchio a malapena si filava la nostra aguzzina nonostante fossero compagni di classe. Da allora, quando qualcuno cerca ossessivamente e in modo martellante di farmi avere paura di qualcosa, mi insospettisco e cerco di approfondire.

“Non ingannare gli altri, ma non lasciarsene neppure ingannare; si può accettare di essere definiti inocenti, non ingenui”. Erich Fromm – Avere o essere.

Oggi, anziché lasciarvi con una playlist, vi lascio con un video, giusto per terminare questo percorso che non ha lo scopo di convincere nessuno di alcunché, vuole solo essere un invito a cercare sempre di sentire voci e idee diverse dalle nostrre e da quelle che affollano i nostri giornali e telegiornali, per avere un quadro completo, che è l’unico modo per avere un’opinione davvero libera e indipendente, qualunque essa sia.

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2 pensieri su “Summertime 29-2016

  1. Bell’articolo Debora! È sempre un piacere leggerti, anche quando si tratta di temi come questi, che stano mettendo a dura prova il nostro quotidiano e la nostra esistenza come individui. Avevo già visto il video che hai proposto e lo trovo un’ottimo esmpio per farci riflettere, capire e conoscere il prossimo senza essere influenzati negativamente dalla vortice dei media.

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