Tu come traduci?

startup-photos-largeUna ragazza che ho conosciuto tramite facebook e che sta studiando lingue (lo so, lo so, non si chiama più così, ma sono vecchia e sono affezionata alla vecchia dicitura), oggi mi ha chiesto a bruciapelo: “Tu cosa fai per tradurre? Proprio dai passi iniziali“.
Come dire, è come se qualcuno ti chiedesse: “Tu come fai a stare a galla?”, so nuotare, lo faccio da una vita, ma se dovessi spiegare tecnicamente come sto a galla e come faccio a nuotare, beh, sarei un po’ in difficoltà. Stesso discorso vale per la traduzione, ormai sono vent’anni che traduco e la maggior parte di quello che faccio l’ho imparato lavorando, non sui libri o a scuola, quindi dire a qualcuno, guarda si fa così, questo è il metodo giusto mi riesce un po’ difficile.

Ho iniziato a tradurre che andavo ancora all’università, all’epoca mi avevano assunta nell’ufficio qualità di un’azienda piuttosto grande, che faceva stampaggio materie plastiche. Mi hanno assunta perché conoscevo il tedesco. Io che all’università leggevo e traducevo i classici della letteratura inglese e tedesca e che sognavo di tradurre libri, passavo otto ore ogni giorno a tradurre sotto la supervisione di una responsabile madrelingua tedesca che credo di non aver mai visto sorridere una volta in un anno, e passavo le giornate a tradurre norme aziendali, normative ISO e UNI, istruzioni, materiale tecnico vario dal tedesco e dall’inglese all’italiano, tutte cose che non sapevo nemmeno di cosa parlassero. Penso di aver odiato ogni singolo giorno in cui ho lavorato lì, però ho imparato, ho imparato che per tradurre non basta il dizionario, che devi conoscere quello che stai traducendo: pexels-photo-12733-largese devi descrivere il funzionamento di una vite senza fine e non hai la più pallida idea di cosa sia è veramente difficile. Così finivo regolarmente in officina a capire come funzionassero le parti che dovevo descrivere, a vedere come funzionavano i macchinari descritti nei documenti, oppure venivo spedita a vedere i disegni tecnici e ad assistere alle prove di rottura.
Alla fine dell’anno di contratto quando traducevo qualcosa sapevo di cosa stavo parlando.

Adesso la prima cosa che faccio quando devo tradurre qualcosa è la parte di ricerca. Indipendentemente dal tipo di testo che sto traducendo, tecnico, creativo o altro, la parte di ricerca non manca mai. Cerco notizie, altri testi, glossari, cerco tutto quello che potrebbe servirmi per la traduzione. Se traduco qualcosa per un’azienda in particolare mi studio il sito e tutto il materiale che viene eventualmente messo a disposizione dal cliente e/o dall’agenzia. Faccio ricerca anche se il testo che sto traducendo si riferisce a un settore che conosco.man-people-space-desk-large
Dopo di che inizio a tradurre, e no, non leggo prima tutto il testo. Probabilmente è un difetto, ma io mi trovo bene così. Carico il mio testo in Trados e inizio a tradurre.
Mentre traduco tengo a portata di mano un blocco o un quaderno (ho già detto che sono vecchia, vero?) dove mi annoto dubbi, parti che voglio approfondire, tutto quello che mi può servire in fase di revisione.
Finita la traduzione guardo gli appunti e vedo di sistemare tutto quello che mi sono annotata.

 

Poi inizia la serie di riletture e revisioni: per prima cosa con il correttore ortografico controllo che non ci siano errori di ortografia, controllo che non ci siano doppi o tripli spazi, che le maiuscole e le minuscole siano corrette, che non ci siano d eufoniche in più o in meno, ecc.. Se la traduzione riguarda un testo tecnico con tabelle, numeri e/o misure faccio una rilettura a parte per controllare di non aver sbagliato a trascrivere i numeri, che punti e virgole siano al posto giusto e di aver tradotto correttamente le unità di misura.
Poi rileggo il testo per vedere come “suona”, spesso lo leggo proprio ad alta voce. Sistemo la punteggiatura e inizio a rifinire le frasmountains-nature-sky-sunny-largei.
Quindi rileggo nuovamente il testo tradotto in parallelo con il testo sorgente anche per vedere se ci sono calchi, errori di traduzione o interpretazioni errate.
Se il tempo lo consente a questo punto abbandono il testo per un po’, idealmente per un giorno, più spesso per qualche ora.
Quindi rileggo il tutto per l’ultima volta per essere sicura che non mi sia sfuggito nulla.
E finalmente consegno.

Non so se questo sia l’ordine “ideale”, ma io mi trovo bene così.
E voi, come traducete? Avete un ordine ideale? Vi attenete a quanto imparato a scuola, oppure avete sviluppato un vostro metodo?

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2 pensieri su “Tu come traduci?

  1. martinaeco

    Mi riconosco molto nel processo descritto nell’articolo. Anche io passo un bel po’ di tempo a fare ricerche prima di iniziare a tradurre, e neanche io leggo il testo per intero prima di tradurlo. E le revisioni che faccio sono normalmente 3, o 4 se le scadenze lo consentono. L’ultima rilettura, quella a mente fresca, è sempre la più illuminante!

  2. Ciao, anche io mi comporto più o meno come te. Prima faccio le ricerche, poi traduco il testo man mano (senza averlo letto tutto prima), segnando su un foglio dubbi, problemi, termini e infine rileggo il testo più volte. Se posso dopo aver fatto “decantare” il testo.

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