E se tradurre gratis fosse la soluzione alla guerra dei prezzi?

Ieri mattina su Facebook è stato pubblicato un post di un’agenzia di traduzioni che pubblicizzava  servizi di traduzione a 0,03 USD a parola. Inevitabile la sequenza di commenti indignati per la tariffa irrisoria, alcuni hanno riproposto la questione dell’albo professionale per i traduttori e praticamente tutti hanno messo in dubbio la professionalità e le capacità di chi ha pubblicato l’annuncio. Altrettanto inevitabilmente scatta il confronto con l’idraulico o con il panettiere che non lavorerebbero mai gratis.

Quando il prezzo si dimezza ogni anno, lo zero è inevitabileChris Anderson

E se la prospettiva fosse sbagliata? Se ci confrontassimo con i professionisti sbagliati?
Proviamo ad analizzare la mia attività di professionista, che ritengo abbastanza comune: per la posta elettronica uso Hotmail, da circa 17 anni, gratis. Per il mio sito e per il blog uso WordPress, gratis. Ogni giorno (più o meno) per il networking professionale uso Facebook, Twitter, Google+, Pinterest, About.me, Linkedin, il tutto sempre gratis. Per i miei post uso immagini che scarico, legalmente, da Pexel, completamente gratis, non ho nemmeno l’obbligo dei credits. Tutto quello che creo a livello di grafica lo creo con Canva, gratis. Alla fine del 2014 sono passata a Trados, ma prima usavo OmegaT, gratis. Il cambio l’ho fatto per andare incontro alle richieste delle agenzie, non perché OmegaT non fosse un buon programma. Per i sottotitoli uso Aegisub e Amara e per modificare file audio Audacity. Per l’archiviazione in cloud uso Dropbox e Google drive, non devo nemmeno dirlo che li uso gratis, vero?
E mi fermo qui per non tediarvi all’infinito, ma i servizi che uso gratis più o meno quotidianamente sono ancora tantissimi, si spazia dalla ricerca in rete alla formazione, dai dizionari on-line a servizi più o meno ricreativi come Spotify e Youtube. Parliamo di servizi forniti da professionisti, che pagano le tasse (spero), le bollette, mangiano e vivono del loro gratis. Il fatto che vendano i loro servizi gratuitamente non li sminuisce come professionisti e non li rende dei dilettanti. Non appartengono ad albi professionali e, che io sappia, non li invocano nemmeno. Quindi come sopravvive tutta questa folla di pazzi che regala la propria professionalità a piene mani?

Il servizio gratis solitamente si supporta in due modi (scusate se semplifico):
la vendita di spazi pubblicitari, e direi che per le traduzioni è poco proponibile. Non riesco a immaginare di inviare a un cliente una traduzione interrotta qua e là da banner o inserti pubblicitari, ma non si sa mai.
– la vendita dei cosiddetti servizi premium che arricchiscono e completano l’offerta gratuita di base.
E qui i traduttori possono spaziare, le possibilità di diversificazione nel nostro settore sono davvero moltissime (e se non ne conoscete nessuna vi invito a leggere il mio post di lunedì).

Non sono disposta ad arrendermi alla lotta senza quartiere del prezzo, perché c’è e ci sarà sempre qualcuno che proporrà il proprio lavoro a un prezzo inferiore del mio e soprattutto, non è detto che questo qualcuno offra un servizio peggiore.
Non dico che da domani mi metterò a proporre traduzioni gratis, però mi piace pensare di poter trovare una via alternativa al farsi concorrenza al ribasso sul prezzo a parola o all’ora, mi piace continuare a credere che la naturale evoluzione di qualunque mercato alla fine serva a produrre qualcosa di nuovo e di migliore, non solo a distruggere il vecchio.
E se pensate che sia impazzita e che il gratis non sia sostenibile vi consiglio di leggere “Gratis” di Chris Anderson che spiega, certamente meglio di quanto non abbia fatto io, come funziona il “mercato del gratis”.

 

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5 pensieri su “E se tradurre gratis fosse la soluzione alla guerra dei prezzi?

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