Tea for two

Se pensate che il tè delle cinque sia una cosa per vecchiette sulla poltrona con il plaid, probabilmente non siete mai stati in una tea room a prendere un vero tè delle cinque in perfetto stile londinese.
397px-Peninsula_Afternoon_tea.jpgIl tè delle cinque (afternoon tea) è un pasto vero e proprio, oltre a un momento di sobria convivialità.
Pare che l’origine di questo pasto debba essere attribuita alla Duchessa di Bedford, che trovando troppo lungo il digiuno tra il pranzo e la cena, prese l’abitudine, a metà pomeriggio, di farsi servire il tè con una selezione di spuntini dolci e salati da consumare insieme alla sua ristretta cerchia di nobili amiche.
Il tè delle cinque segue un’etichetta ben precisa a partire dalla preparazione della bevanda calda: l’acqua deve essere bollente, ma non bollita, il che significa che il bollitore (kettle) viene spento appena l’acqua inizia a fare le prime bollicine. Deve essere versata in una teiera (teapot) precedentemente riscaldata sciacquandola con acqua bollente e portata in tavola insieme allo zucchero e al latte (no, la fettina di limone non ci vuole proprio). Nelle tazze si sistemano le foglie o la bustina di tè dalla miscela (blend) preferita, quindi si versa l’acqua, mai il contrario, e si lascia in infusione.
Il tè viene solitamente accompagnato da una serie di stuzzichini (finger food) dolci e salati disposti ad arte su un’alzata così composti: uno strato di tramezzini (sandwiches), uno strato di scones (dolci e salati), biscotti da tè e/o piccola pasticceria francese (petit foursmignardises), muffin e una selezione di torte (cakes). A volte si possono trovare anche piccoli panini accompagnati da salmone scozzese affumicato e burro.
Se decidete di provare il tè delle cinque in una vera tea room londinese sappiate che è sempre meglio prenotare con un certo anticipo, che si consuma tra le 14.00 e le 17.00 e che se lo consumate in una tea room di un certo livello potrebbe costarvi poco meno di un regolare pasto.

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Pubblicato da deboraserrentino

Sono una traduttrice professionale dall’inglese all’italiano e docente di inglese. Specializzata nel settore alimentare mi definisco foodie translator, perché del cibo amo tutti gli aspetti culturali, tecnici e linguistici, ma anche cucinarlo e mangiarlo. Mantovana di nascita e nel cuore, vivo a Bergamo da quasi vent’anni con un marito, un figlio, due gatti e una tartaruga.

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