Per un pugno di dollari

Tradurre mi piace molto, anzi, moltissimo, ma non raccontiamoci le favole, tradurre è il mio lavoro, e come tale, il suo scopo è quello di permettermi di portare a casa la pagnotta.
Quindi, finita tutta la parte bella, la traduzione, e finita la parte utile, la fatturazione, inizia la parte deprimente, ovvero tampinare i clienti che non pagano.
Tempo fa ho seguito un seminario sul credito, l’insegnante ci ha ripetuto per otto ore, fino allo sfinimento: “il cliente che non paga non è un cliente“. Questo per spingerci a non avere particolari remore nel sollecitare i pagamenti insoluti, ci voleva spingere a non aspettare a sollecitare un pagamento per paura di perdere un cliente, che, per l’appunto, non è tale.

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Credits: happy money epSos.de / Flickr Creative Commons

Dalla teoria alla pratica, in vent’anni di lavoro ho imparato che nel gestire i clienti non si può essere sempre inflessibili, alcuni sono veramente in difficoltà, e spesso andare loro incontro ci permette di fidelizzare clienti che, passato il momento di difficoltà, si rivelano ottimi partner lavorativi.

Ecco un elenco di clienti insolventi che NON rientrano in questa categoria (non per essere pessimisti, ma questi sono quei clienti che dovrete inseguire per mesi e mesi, e che forse non vi pagheranno mai):
1) L’oltraggiato: è quel cliente che nel ricevere una mail o una telefonata di sollecito, si inalbera, oltraggiato per l’appunto, ed elenca una sfilza di testimoni pronti a giurare e a sottoscrivere firmando con il sangue, che lui, sì, proprio lui, non ha mai saltato un pagamento dai tempi di Noè. Una variante è l’oltraggiato a oltranza che ripeterà la sceneggiata a ogni sollecito.
2) L’insoddisfatto tardivo: è un diritto imprescrittibile di ogni cliente avere quello per cui ha pagato, quindi è perfettamente lecito che il cliente possa sollevare critiche e richiedere cambiamenti e/o miglioramenti di una traduzione, sporgere reclami e pretendere che il prodotto finale sia esattamente come lui desidera. Ma ci sono dei termini temporali, che solitamente si trovano nelle condizioni di fornitura, entro i quali è possibile sporgere reclamo. L’insoddisfatto tardivo è quel cliente che trova mille e più problemi e motivi di reclamo solo ed esclusivamente al ricevimento del primo sollecito.
3) Il candidato per Lourdes: è l’unico, vero signor Malaussene! Gli è davvero capitato di tutto: gli hanno rubato l’auto mentre andava in banca a fare il bonifico (ovviamente non usa l’home banking perché non è affidabile); gli hanno bloccato il conto a causa di un rarissimo caso di omonimia con un famoso latitante; gli è finita all’ospedale tutta la famiglia, ovviamente anche lui è finito all’ospedale e, anzi, ha letto il sollecito di pagamento praticamente sul letto di morte; gli si è rotto il pc; gli si è rotta l’unica mano che usa per scrivere al computer; non gli funzionano proprio i tasti dei numeri relativi alle cifre dell’importo della fattura. Alla fine della telefonata vi sentite in colpa e siete quasi disposti ad abbuonargli il pagamento, perché non volete infierire su di lui.
4) Quello che non ha mai la fattura: di tutti i clienti insolventi, è forse quello che trovo più snervante. È il cliente che ad ogni sollecito non ha mai ricevuto la fattura. Gliel’avete inviata per posta, via e-mail, gli avete inviato il link alla casella dropbox dove può scaricarla, gli avete anche portato la fattura di persona, ma nulla da fare! Lui la fattura non l’ha ricevuta. Ogni volta casca dalle nuvole, “non ho ricevto la fattura” è diventata la sua parola d’ordine. Avete collaborato per mesi e non ha mai saltato una mail, ma quella della fattura proprio no, non l’ha ricevuta.
5) La speranza è l’ultima a morire: fa bene al cuore trovare persone così ottimiste. Quando lo chiamate per sollecitare l’insoluto è sempre fiducioso del fatto che domani, alla fine della settimana, fra quindici giorni, alla fine del mese, entro l’inizio del mese prossimo al massimo, sarà in grado di pagarvi.
In fondo, come diceva Rossella O’Hara, domani è un altro giorno.

 

 

 

 

 

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