Amarcord

Oggi, nel riordinare alcune cose in cantina, ho ritrovato il mio vecchio diario. Non è un diario nel senso canonico del termine, in realtà è un quaderno dove, nel periodo delle superiori, incollavo immagini e articoli di giornale che mi interessavano o che mi avevano colpita particolarmente. Una sorta di facebook ante litteram.
Fra le tantissime immagini di animali, soprattutto gatti, e di paesaggi, ghiacciai e montagne innevate la fanno da padrone, tra la recensione di un libro e l’altra, ho trovato numerosi articoli sul mondo del lavoro. Come trovarlo, come scegliere il lavoro giusto, che studi fare, quali sono le professioni del 2000 e quali sono le caratteristiche del lavoratore del futuro.
C’è un test per scoprire l’occupazione ideale, la mia è risultata essere “ricercatrice, traduttrice, tecnica di laboratorio”. Ora, come queste tre professioni possano stare insieme non riesco ad immaginarlo, però che sorpresa scoprire che già nei lontani anni ’90 la professione di traduttrice era nel mio destino. Di ritaglio in ritaglio trovo, oltre ad una gigantesca fotografia di Boris Becker (beata gioventù!), anche un trafiletto su come diventare traduttrice di narrativa. Allora era proprio destino!

“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono”.

Primo Levi

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